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QUESTIONARIO DI STORIA: Dopo l'unità d'Italia

Illustra in sintesi i diversi programmi dei democratici e dei liberali in Italia.
Di fronte alla prospettiva dell’unità italiana, sorsero due schieramenti politici: uno liberale, l’altro democratico.
I liberali (Gioberti, D’Azeglio, Balbo, Cavour) progettavano un’evoluzione graduale, senza insurrezioni e con progressive riforme introdotte dai sovrani. Il loro obiettivo era una monarchia costituzionale liberale.
I democratici (Mazzini, Garibaldi, Cattaneo) ritenevano che l’unità dovesse essere raggiunta attraverso insurrezioni popolari nazionali. Il loro obiettivo era una repubblica basata sulla sovranità popolare.
Le due ideologie si alternarono, inizialmente prevalse quella democratica, in quanto i moderati non avevano ancora un programma sufficientemente coerente; infine invece, fu quella moderata a prevalere.

Delinea i tratti più salienti della politica interna ed estera del Cavour e indica come affronta la questione romana come questa verrà poi risolta ad unificazione avvenuta.
Dal 1850 diventa protagonista della scena politica Camillo Benso Conte di Cavour (centro-dx). Aristocratico, di famiglia ricca, ammirava il modello inglese.
Inizialmente membro del governo d’Azeglio, nel ’52 diventa primo ministro.
Liberale e riformista, riteneva che il progresso economico e civile del Piemonte e la trasformazione in uno stato moderno fossero un elemento principale per consentirgli un ruolo dominante nella vita politica italiana.
Moderato, ma diversamente da Gioberti, voleva uno stato laico, indipendente dalla chiesa.
Vota per le leggi Siccardi: eliminano alcuni privilegi ecclesiastici.
Non potendo contare su una salda maggioranza in Parlamento, stipula un accordo (connubio) con Rattazzi, centro-sx, ovvero un’unione di poli opposti per neutralizzare i due estremi.
Dà molta importanza all’economia, infatti utilizza la spesa pubblica per costruire canalizzazioni, strade, ferrovie.
Convinto liberista, era quasi riuscito a raggiungere il libero scambio, abolendo le barriere doganali su molte merci.
Decide di seguire la via militare e diplomatica: il suo obiettivo era quello di ottenere alleanze con altri paesi europei che gli garantissero un appoggio per cacciare gli austriaci dall’Italia. Molti contatti con Gran Bretagna e Francia.
POLITICA ESTERA
Decide di inviare truppe piemontesi nella guerra di Crimea tra inglesi e francesi contro russi. Grazie a questo, gli fu permesso di trattare il problema italiano al Congresso di Parigi, anche se lì non ottenne nulla.

Il problema però riemerse con il fallito attentato di Felice Orsini compiuto a Napoleone III. Con questo Cavour dimostrò la necessità di placare il movimento interno dovuto alla dominazione austriaca e di eliminare gli austriaci dal lombardo-veneto. Poco dopo, Cavour e Napoleone III firmano gli accordi di Plombières che impegnavano la Francia ad intervenire a fianco dell’Italia in caso di attacco austriaco. La Francia avrebbe ottenuto in cambio Nizza e la Savoia.
Si modificava così la cartina geografica dell’Italia:
· Nord: il regno dell’alta Italia (Piemonte, lombardo-veneto, Emilia Romagna);
· Centro: il regno dell’Italia centrale (Toscana, quasi tutto lo Stato Pontificio);
· Sud: il regno delle Due Sicilie
Tale accordo era quindi molto gravoso per il Piemonte, perché comportava la perdita di Nizza e della Savoia, ma anche perché subordinava gran parte dell’Italia alla politica francese.
Per qualche mese sembrò che il progetto di Cavour non si sarebbe realizzato, ma poi l’Austria attaccò il Piemonte, cercando di anticipare l’arrivo delle truppe piemontesi.
Scoppiò la seconda guerra di indipendenza (1859), che fu breve ma sanguinosa.
Ma quando i franco-piemontesi stavano per vincere, Napoleone III venne meno agli accordi di Plombières ritirando le sue truppe e firmando con gli austriaci l’Armistizio di Villafranca, con il quale l’Austria cedeva la Lombardia alla Francia.
Il rapporto con la Francia era finito, ma Cavour, offrendo ancora Nizza e la Savoia chiede a Napoleone III di annettere gli stati dell’Italia centrale (vuoto di potere) al Piemonte tramite plebisciti.
Napoleone accetta e si tengono nel marzo 1860. Si modificava così la cartina geografica dell’Italia:
· Nord: il regno di Sardegna (Piemonte, lombardo-veneto, Toscana, Emilia Romagna);
· Centro: il regno dell’Italia centrale;
· Sud: il regno delle Due Sicilie.
QUESTIONE ROMANA
Lo Stato di Roma era subordinato alla Francia di Napoleone III. Nel settembre 1864 il governo italiano firmò con quello di Parigi una convenzione che prevedeva il graduale ritiro del controllo francese da Roma, in modo da tutelare da ogni attacco lo Stato pontificio e a spostare la capitale da Torino a Firenze.


Cos’è il “Non expedit”?
Il Non expedit è una bolla emanata dal papa nel ’70, quando lo stato pontificio viene conquistato dall’ese5rcito italiano e entra a far parte dell’Italia.
Con questo documento si proibiva ai cattolici di partecipare alla vita politica italiana, in modo da creare una spaccatura tra governanti e governati.

In che modo e in che misura democratici e liberali hanno contribuito concretamente al processo di unificazione della nostra penisola?

I democratici, con le loro insurrezioni, hanno diffuso il problema anche tra le masse popolari, facendole anch’esse aderire alla lotta per l’unità.
I moderati, soprattutto grazie all’intervento di Cavour, il quale con la sua diplomazia annesse al regno di Sardegna la Lombardia, il Veneto, le Marche, l’Umbria, i ducati di Modena e Parma, le ex legazioni e lo Stato Pontificio. Portarono avanti una serie di riforme che posero le basi per l’unificazione.


Quale dei due orientamenti si è imposto all’atto dell’unificazione e quali sono state le conseguenze?

Il nuovo Stato ebbe orientamento moderato, grazie all’intensa opera di Cavour, il quale, con una serie di riforme, pose le basi per l’unificazione.
Per il nuovo stato si scelse l’orientamento di Gioberti: una monarchia costituzionale con sovrano Vittorio Emanuele II di Savoia, figlio di Cavour.


Indica i principali problemi che emergono subito dopo l’unità e le soluzioni adottate dalla Destra Storica
Una volta raggiunta l’unità, la destra storica dovette affrontare una serie di problemi:
Problema amministrativo: se attuare un’amministrazione basata sull’accentramento o sul decentramento. Considerando la situazione frantumata dell’Italio si scelse per l’accentramento, in modo tale che il potere non si disperdesse in diversi enti territoriali e si ricreasse la situazione precedente all’unità.
Problema economico: la destra scelse una politica basata sull’unificazione economica, creando infrastrutture e mezzi e vie di trasporto. Purtroppo però l’attenzione venne concentrata solo sullo sviluppo del nord, lasciando il sud in secondo piano, dove, per sopravviver, in molti si diedero al brigantaggio.

Analizza la politica della sinistra nei vari settori e le relative conseguenze.
Fin dal 1875 Agostino Depretis, l’esponente più significativo della Sinistra, aveva enunciato alla Camera e in vari discorsi elettorali un suo programma di riforme democratiche, che dovevano migliorare le condizioni materiali e morali del popolo.
I punti basilari erano i seguenti:
1. Riforma elettorale. Bisognava estendere il diritto di voto e non limitarlo a coloro che avevano compiuto studi superiori e avevano un certo notevole reddito;

2. Riforma scolastica. Per rendere veramente efficiente la riforma elettorale occorreva eliminare l’analfabetismo, creando una scuola elementare obbligatoria e gratuita;
3. Riduzione delle tasse e specialmente di quelle che gravavano sui poveri. In modo particolare occorreva abolire la tassa sul macinato.
4. In campo economico si attua una politica protezionista, con lo scopo di sviluppare l’industria.

VOCABOLARIO
Reazionario: conservatore favorevole alla restaurazione, proponendo il ritorno delle monarchie assolute..
Rivoluzionario: colui che si oppone alla restaurazione e ai reazionari, proponendo la creazione di uno stato moderno.
Rinascimento: periodo storico compreso tra il XV e il XVI sec. e che è caratterizzato soprattutto dal rifiorire degli studi sulla cultura greco-latina, da un rinnovato interesse per l’uomo, di cui si esalta l’autonomia nella ricerca filosofico-scientifica e nella creazione artistica, e da un’intensa produzione nel campo delle arti, ispirata alla concezione classica della bellezza.
Risorgimento: movimento che, durante la prima metà del sec. XIX, operò per il raggiungimento dell’indipendenza e dell’unità politica dell’Italia.
Plebiscito: presso gli antichi Romani, ogni legge o decreto votato dalla plebe nei propri comizi, su proposta dei tribuni. Oggi questo nome ha assunto due distinti significati:
a) in senso generico e lato, ogni decisione o votazione cui partecipa tutto il popolo;
b) in senso più ristretto, la manifestazione della volontà popolare rivolta ad instaurare un nuovo ordinamento giuridico.
Diverso carattere ebbero i plebisciti d’annessione, mediante i quali nel secolo scorso fu votata l’annessione delle nuove province al regno di Sardegna prima e al regno d’Italia poi.
Trasformismo: pratica politica introdotta nella vita parlamentare italiana da Agostino De Pretis negli anni in cui ebbe la direzione del paese (1876-1887); con la quale egli mirava ad ottenere su ogni singola questione l’appoggio ora di questo ora di quel gruppo di deputati, al di fuori dei tradizionali schieramenti di partito; tale sistema, condotto anche con manovre spregiudicate e giochi di corridoio, annullando le distinzioni tra destra e sinistra, gli assicurò la maggioranza parlamentare che gli era necessaria per il suo programma di moderate riforme.
Extraterritorialità: condizione giuridica per cui i rappresentanti diplomatici di uno Stato straniero non sono soggetti alla giurisdizione dello Stato che li ospita e la loro sede gode di garanzie internazionali di inviolabilità.
Commessa statale: ordinazione di merci, generalmente da parte di uno Stato ad una ditta o ad un altro Stato.
Enciclica: lettera circolare che il papa manda ai vescovi e alla comunità dei fedeli per render noto ufficialmente il suo pensiero su questioni riguardanti la fede e la morale ovvero su argomenti sociali (la conquista di Roma da parte dell’esercito piemontese); redatta di solito in latino, essa prende il nome dalle prime due o tre parole iniziali.

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