Genius 7012 punti

ANNI ’70 – ’80 CRISI ECONOMICA E SISTEMA POLITICO BLOCCATO
La crisi petrolifera del 1973 mise a dura prova l’economia italiana e di tutti i paesi occidentali. La crisi in Italia fu particolarmente dura perché agli effetti della crisi internazionale si sommarono le fragilità strutturali dell’economia; ritardo tecnologico, inefficienza del sistema fiscale, passivo della bilancia dei pagamenti, debolezza della lira, inefficienze della pubblica amministrazione, ecc.
L’inflazione in particolare, era molto alta, con conseguente aumento del costo delle importazioni (essenziali per la produzione italiana).
La Banca d’Italia adottò quindi una politica monetaria deflazionistica, aumentando il tasso di sconto e provocando una recessione dell’economia: diminuì il PIL, aumentarono gli interessi sui titoli di stato.
La presenza della scala mobile consentì la difesa del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni. Ne risentì l’occupazione, anche se la Cassa integrazione e la legislazione fortemente a orientata alla tutela dei lavoratori, attenuarono gli effetti della recessione.
Il ricorso frequente alla cassa integrazione, la crescita della spesa previdenziale e l’alta evasione fiscale determinarono un crescente deficit del bilancio dello stato, che si presentò come un nuovo problema per la già difficile economia italiana.
POLITICA
I primi anni ’70 videro l’insuccesso dei governi di centro-sinistra: le alleanze si fecero sempre più fragili e litigiose, divise sulle soluzioni da dare alla crisi economica.
Alle elezioni del 1976 vi fu un successo elettorale del PCI, grazie soprattutto alla nuova linea politica realizzata dal suo segretario Berlinguer, basata sulla ricerca di un compromesso storico (alleanza tra tradizione socialista, comunista e cattolica).
Si formò un governo di un solo partito (DC) presieduto da Andreotti, seguito da un governo di solidarietà nazionale.
Nello stesso momento si verificò uno dei più drammatici eventi della nostra storia recente: il rapimento e la successiva uccisione di Aldo Moro da parte della Brigate Rosse (terroristi di sinistra).
Alla fine del 1978 la solidarietà nazionale entrò in crisi, e fu sostituita da nuovi governi instabili di centro-sinistra.
Con la fine della politica della solidarietà internazionale, vennero meno anche i dialoghi tra imprenditori e movimenti sindacali. Subentrarono duri scontri, che terminarono con la sconfitta del sindacato.
Questi furono anche gli anno del terrorismo, di due diversi tipi:
_ TERRORISMO NERO. Di stampo fascista, ha insanguinato il paese con una serie di attentati volti a colpire indiscriminatamente i civili e a seminare terrore. Piazza Fontana (MI), piazza della Loggia (BS), treno Italicus, bomba ad altissimo potenziale nella stazione di Bologna nel 1980 (la strage più grave della storia europea). Gli obiettivi erano quelli di attaccare le istituzioni democratiche e le conquiste popolari, contrari al loro ideale di autoritario e antidemocratico.
_ TERRORISMO ROSSO. Sviluppatosi a metà degli anni ’70. Formato dalle Brigate rosse, dai Nuclei armati proletari. Dichiararono di praticare la lotta armata per colpire lo stato e la classe dirigente borghese con l’obiettivo di avviare un moto rivoluzionario attraverso rapimenti, ferimenti, assalti e omicidi.
ECONOMIA ANNI ‘80
Nei primi anni ’80 l’economia era in grave crisi. Ma a partire dal 1984 si verificò una ripresa piuttosto intensa, tanto da far pensare ad un secondo boom economico. La ripresa nasceva da una buona situazione dell’economia mondiale, favorita soprattutto dal ribasso dei prezzi del petrolio, e da una nuova disponibilità interna degli imprenditori ad investire e alla crisi del sindacato (nuova rottura: ritornano Cgil, Cisl e Uil).
Le grandi imprese effettuarono profonde ristrutturazioni e lanciarono nuovi prodotti, che riportarono l’economia italiana ad una condizione competitiva sui mercati internazionali.
Limiti della ripresa: crescita incontrollata del deficit del bilancio, inefficienze dei servizi, ristagno della ricerca scientifica.
PENTAPARTITO
Sul piano politico si ripropose l’alleanza tra la DC, il PSI, i Liberali, i repubblicani e i socialdemocratici, con l’esclusione del PCI dalla maggioranza.
Rispetto al centro-sinistra, il pentapartito che governò l’Italia negli anni ’80 presentava alcune differenze, la più importante fu il rapporto tra i due maggiori partiti: se prima la posizione dominante della DC era stata messa fuori discussione, ora i socialisti posero condizioni più dure per partecipare alla maggioranza.
Dilagavano ancora pratiche di clientelismo, lottizzazione e corruzione.
Ma la caratteristica del sistema politico degli anni ’80 fu la paralisi del sistema politico, che rendeva impraticabile l’alternanza e il ricambio della classe dirigente.

Registrati via email