Italia - da Stato neutrale all'intervento in guerra


Il percorso che porta l'Italia dalla neutralità all'intervento merita qualche più approfondita considerazione. Allo scoppio della guerra, nonostante la Triplice alleanza sia ancora in vigore, il governo italiano presieduto da Salandra opta per la neutralità. La ragione ufficiale è che la triplice ha un carattere difensivo e non offensivo. Di conseguenza poiché è l'Austria Ungheria ad aver fatto la prima mossa attaccando la Serbia, il governo italiano, che non è stato preventivamente informato dall'austro ungarico in merito all'ultimatum alla Serbia, non si sente obbligato a intervenire al fianco di quelli che in effetti sarebbero i suoi alleati. I motivi sostanziali comunque sono altri, in primo luogo c'è il fatto che il governo non è sicuro di poter ottenere le cosiddette "terre irredente" (cioè Trento e Trieste) dall'Austria Ungheria come compenso per l'ingresso in guerra. In secondo luogo il governo ritiene anche che l'esercito non sia pronto, essendo appena uscito da una guerra ( quella contro l'impero domanda del 1911-1912) che ne ha messo a dura prova uomini e materiali. In terzo luogo ci si preoccupa delle conseguenze militari di un ingresso in guerra a fianco degli Imperi centrali: la particolare conformazione geografica dell'Italia, con una lunghissima linea costiera la esporrebbe immediatamente agli attacchi della marina britannica, all'epoca la più potente al mondo e si valuta che le difese marittime e costiere siano del tutto insufficienti a fronteggiare una simile eventualità. Per questi motivi il governo Salandra decide per la neutralità nonostante le reazioni furibonde degli alleati tedeschi e austro ungarici che si sentono traditi da questa decisione. Nei mesi successivi dell'agosto del 1914 l'alternativa tra neutralità intervento è largamente e duramente dibattuta dall'opinione pubblica italiana. Ma mano che passano i mesi si definiscono due schieramenti, uno a favore della neutralità e l'altro a favore dell'intervento. Tra i neutralisti vi sono molti liberali, fra cui personaggi di assoluta autorevolezza come Giolitti che pur essendo stato da pochi mesi sostituito alla guida del governo da Salandra (nel marzo 1914), raccoglie ancora intorno alla sua posizione la maggioranza dei deputati in parlamento. Vi sono anche i socialisti che assumono una posizione di neutralità assoluta; fra i neutralisti vi è poi una parte significativa del mondo cattolico incline a seguire l'orientamento espresso da Papa Benedetto XV. Invece sono a favore dell'ingresso in guerra gli interventisti democratici, per i quali l'Italia non può sottrarsi all'impegno bellico, però non a fianco degli alleati della Triplice alleanza ma al fianco di Francia e Inghilterra in difesa della democrazia e contro l'autoritarismo degli imperi centrali.

Vi sono poi anche gli interventisti rivoluzionari, ex sindacalisti socialisti anarchici; vi è un interventismo liberale rappresentato in particolare da Luigi Albertini e dal giornale che dirige il Corriere della Sera è più tardi dallo stesso presidente del consiglio Salandra, e dal suo ministro degli esteri Sonnino: nelle posizioni di questi ambienti interventisti si mescolano calcoli di politica interna con considerazioni nazional-patriottiche (ovvero il riscatto delle terre irredente, Trento e l'Alto Adige, Trieste e la Dalmazia). Vi è anche l'interventismo nazionalista che fonde l'idea della guerra come momento cruciale di una possibile rivoluzione - una rivoluzione nazionale.

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