Ali Q di Ali Q
Mito 23936 punti

L’Italia di Depretis

Politica e colonialismo

Nel 1882, per quanto riguarda la politica estera italiana, viene stipulata la triplice alleanza con Austria e Germania e in opposizione alla Francia.
I motivi per cui l’alleanza viene stipulata sono essenzialmente tre:
1) Perché già nel 1866 l’Italia era alleata della Prussia;
2) La Francia si è schierata a favore del Papa, che invece si dichiara ostile allo Stato Italiano;
3) L’Italia ancora non ha digerito lo smacco francese relativo all’insediamento a Tunisi.

Quest’alleanza con l’Austria, però, esaspera gli irredentisti, che si battono per l’indipendenza del Trentino e del Friuli. E’ in questo periodo infatti che viene assassinato forse il più famoso tra gli irredentisti: Oberdan.

In questo periodo rinasce anche il colonialismo italiano, iniziato in realtà anche per risolvere il problema dell’emigrazione italiana verso paesi più ricchi.

Gli industriali sperano che il colonialismo fornisca una grande ripresa economica, sebbene i problemi siano ancora grandi.

Già nel 1869, la società genovese “Rubattino” aveva preso possesso della baia di Assab, in Eritrea, per farne un deposito di carbone.
Nel 1882 lo stato italiano compra pertanto la baia. Inizia così la penetrazione italiana in Africa, fino a Massaua, per poi giungere in Etiopia, dove governa il Negus Giovanni IV.
L’avanzata in Africa dell’Italia subisce una brusca interruzione in seguito alla sconfitta di DOGALI’ nel 1887, ad opera dell’esercito abissino.
Questa è una ferita grande per il prestigio nazionale.
Ormai è però iniziata anche per l’Italia l’epoca dell’imperialismo, secondo cui la forza e la potenza di uno stato risiedono nell’espansione economica e coloniale.

Sempre nel 1887 muore Depretis, e al suo posto subentra Crispi.

Economia

Nel 1873 avviene la grande crisi, a causa della concorrenza del grano americano, contro cui l’Italia, in cui sono ancora presenti la monocoltura e il latifondo, non può competere.
Il politico ed economista Stefano Jacini compie, insieme alla commissione governativa appositamente istituita in quegli anni, delle inchieste per capire quali siano le cause profonde di questa crisi. La sua diagnosi è che lo stato non fa investimenti abbastanza produttivi.

Nel 1878 il governo attua una politica industriale protezionista. Si impongono cioè dazi doganali sulle merci straniere e si finanziano le industrie con le commesse di stato.

Non essendoci più concorrenza, il prezzo del pane aumenta.
L’economia protezionista avvantaggia sempre di più le grandi industrie, e le rivolte dovute al malcontento non tardano ad arrivare.

E’ un periodo questo, infatti, di grandi agitazioni operaie e contadine. A partire dal 1870, infatti, sono andate diffondendosi anche in Italia le teorie anarchiche del russo Bakunin.
Si approfondiscono le questioni sociali e meridionali.
In particolar modo il nord si presenta assai più avvantaggiato del sud a causa della presenza di una borghesia imprenditoriale che al sud invece manca, c’è la pianura padana, e il capitale agricolo è reinvestito nell’industria.

Il decollo industriale in Italia si avrà solo nel 1896, molto tardi rispetto al resto dell’Europa e assai più debole.
Comunque sia, il miglioramento economico porta anche un incremento demografico.

Registrati via email