Sara A. di Sara A.
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L'Italia: il primo dopoguerra e il fascismo

Primo dopoguerra

• La guerra aveva portato una grave inflazione; le industrie dovettero riconvertire la produzione da bellica a civile; ci fu molta disoccupazione e le banche, in difficoltà, nuocevano all’economia.
• I reduci di guerra volevano che lo Stato concedesse loro incentivi ed assicurazioni, ma questo non accadde.
• Il clima di malcontento cominciò a far nascere partiti e organizzazioni.
• Nacquero i nuovi ricchi (da commercio illegale e mercato nero) e i nuovi poveri (vecchia piccola borghesia e ceti medi soffocati dagli industriali e dal proletariato).
• L’Italia visse il “Pericolo Rosso”, cioè masse che prendevano esempio dai moti in Russia.

Nella Conferenza di pace tenutasi a Parigi, Vittorio Emanuele Orlando non riuscì a far valere la posizione italiana, perciò si parlò di “vittoria mutilata”, in quanto il paese non ottenne né la Dalmazia né Fiume.

Benito Mussolini

• Nacque a Predappio nel 1883 da una famiglia della piccola borghesia.
• Fu un agitatore socialista e direttore del giornale “Avanti!”, dal quale venne cacciato quando sostenne una posizione interventista nella guerra. In seguito fondò il quotidiano “Il popolo d’Italia”.
• Dopo la guerra fondò i Fasci di combattimento, un movimento che aveva diversi intenti: in politica estera criticavano l’imperialismo, mentre avevano diversi programmi in politica interna. Caratteristica principale: uso dell’azione violenta e sovversiva. Non ottennero risultati alle prime elezioni (1919).
• Al nuovo governo salì Francesco Saverio Nitti, un liberale, mentre si formavano nuovi partiti come il Partito Popolare Italiano (PPI), guidato da Don Luigi Sturzo, il cui scopo era frenare l’avanzata del socialismo, anche abbandonando le imposizioni del non expedit (con l’approvazione del papa). Gli obiettivi erano: riforma agraria, estensione del voto alle donne, decentramento.
• Il Partito Socialista Italiano (PSI) si sviluppò molto nei primi anni del dopoguerra; si divideva in due differenti realtà: i massimalisti, guidati da Giacinto Menotti Serrati, con pensieri tendenti al comunismo; i riformisti, guidati da Turati.
• Nel frattempo, lo Stato liberale sembrava essere in crisi, si guardava infatti con più favore verso prospettive rivoluzionarie.

• Per due anni (Biennio Rosso) il paese fu percorso da continue ondate di violenza e devastazione; D’annunzio nel frattempo spingeva i cosiddetti “legionari” a seguirlo alla conquista di Fiume, ma l’occupazione ebbe vita breve: dopo solo un anno Giolitti, tornato al potere dopo la caduta di Nitti, ne impose lo sgombero.
• La situazione interna, intanto, sembrava fuori controllo e si cominciò a guardare con occhi diversi la politica fascista che, per ottenere consensi nella borghesia, contrastava gli scioperi operai.
• Nel 1921 il PSI si disgregò e diede vita al Partito Comunista Italiano (PCI) da una parte e il Partito Nazionale Fascista (PNF) dall’altra.

L’Italia fascista

• Luigi Facta divenne nuovo presidente del Consiglio (liberale) e dovette affrontare il problema dell’ordine pubblico, sovvertito dai fascisti. Il governo tentò così di strumentalizzare il Fascismo.
• Una volta entrato in Parlamento, Mussolini, apertamente rivoluzionario, si dimostrò a favore di una forma totalitaria di governo. Il suo obiettivo era la presa del potere politico ed era guidato da un forte nazionalismo. L’uso della violenza serviva ad accreditare i fascisti presso l’opinione pubblica quali impositori di ordine e a tenere vivo il clima di guerra civile.
• Il 28 ottobre 1922 i fascisti marciarono su Roma in armi, con l’intenzione di prendere il potere. Il governo liberale chiese al re Vittorio Emanuele III di mobilitare l’esercito contro le camicie nere, firmando lo stato d’assedio, ma egli rifiutò, così Mussolini ebbe l’incarico di Primo Ministro, esautorando la vecchia classe liberale.

• Il governo fascista mirava ad un disegno autoritario, che limitava drasticamente la libertà d’azione della sinistra; ci furono poi 2 provvedimenti (la creazione del Gran Consiglio del Fascismo e la Milizia volontaria per la Sicurezza nazionale) e 2 riforme (Gentile: rimodellare scuola italiana; riforma elettorale). Le elezioni videro la sua vittoria. Giacomo Matteotti, un deputato socialista che denunciò di imbrogli il governo, venne assassinato. L’opinione pubblica reagì negativamente e il fascismo attraversò un momento difficile.
• Il 3 gennaio 1925, con un discorso alla camera, Mussolini si assunse le responsabilità della questione di Matteotti, poi si proclamò dittatore. Egli ottenne così il controllo assoluto delle istituzioni, un legame con la Grande Industria, l’appoggio dei giornali indipendenti.
• Leggi fascistissime: il capo del governo era responsabile solo di fronte al re; fu abolito il diritto di sciopero; la Milizia fu riconosciuta forza armata dello Stato; fu istituito un tribunale speciale per la difesa dello Stato; fu soppressa la libertà di stampa e di parola; venne ripristinata la pena di morte.
• Patti Lateranensi: ponevano fine alla questione romana, per guadagnare consensi tra i cattolici. Vennero fatti 3 accordi: Trattato del Laterano (sovranità del papa su Città del Vaticano); Concordato (regolava rapporti fra Stato e Chiesa); Convenzione Finanziaria (indennizzo per perdite temporali).
• La politica economica mussoliniana risultò sempre molto statalista e deflazionista, cosa che rivalutò la moneta. Venne istituito il sistema corporativo (associazioni di mestiere).
Effetti della crisi del ’29: conseguenze poco gravi grazie all’IRI (salvò molte industrie da fallimenti e chiusure), all’IMI (concesse numerosi prestiti alle industrie) e all’efficiente sistema bancario italiano.
• Venne messo in atto un sistema di autarchia: era possibile autogestirsi senza dipendere da altri paesi.
• In politica estera, si riconoscono 2 fasi. Fase moderata: Dino Grandi (favoriva la collaborazione fra Stati); Fase aggressiva: Mussolini (firma del Patto a Quattro tra Italia, Germania, Francia e Inghilterra).
• Per rendere l’Italia una potenza coloniale, venne fatta una guerra in Etiopia (portò un allontanamento da Francia e Inghilterra; i rapporti si fecero più stretti con la Germania nazista; ci furono alcune sanzioni economiche).
• I rapporti con la Germania si intensificarono grazie anche alla partecipazione alla guerra civile spagnola.
• Per ottenere sempre più consensi, il fascismo si impegnò in atti propagandistici, nella cura della formazione di bambini e ragazze, nella scuola e nell’educazione.
• Leggi razziali: le prime manifestazioni di razzismo si ebbero in seguito alla conquista dell’Etiopia, dove vennero applicati i “provvedimenti per i rapporti fra nazionali e indigeni” nel 1937. L’anno dopo vennero estesi agli ebrei. Le leggi razziali furono firmate da Mussolini e promulgate da Vittorio Emanuele III nel 1938. Il popolo non fu favorevole, mentre la Chiesa rimase piuttosto neutralista.
• L’antifascismo racchiudeva in sé tutte le tendenze liberali, democratiche, cattolico-popolari, socialiste e comuniste che l’autoritarismo fascista escludeva totalmente dalla vita politica. Il principale esponente dei liberali fu Benedetto Croce; per i democratici si ricordano Amendola, Gabbetti e Rosselli; per i cattolico-popolari Don Luigi Sturzo e Alcide de Gasperi; tra i socialisti i più importanti furono Turati, Treves, Matteotti e Modigliani, infine tra i comunisti Gramsci e Togliatti.

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