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L'istruzione prima dell'Unità d'Italia

In Italia alla metà del secolo gli analfabeti erano tra l’80 e il 90% della popolazione mentre il restante 20% era istruito in scuole sotto la tutela del clero. Per quanto riguarda il sistema scolastico è importante ricordare la figura di Domenico Berti che fu ministro dell’istruzione dal 1865 al 1867. Berti aveva capito l’importanza della libertà d’insegnamento. Egli era favorevole a una libera concorrenza tra Stato e Chiesa in materia scolastica. Con la legge Boncompagni furono riordinate le scuole elementari, classiche e Università, secolarizzandole (allontanandole da schemi, usi e costumi tradizionali). Berti si era reso conto che sarebbe stata l’educazione dei giovani a permettere la nascita di uno Stato italiano. Inoltre, seguendo gli insegnamenti di Ferrante Aporti, Berti è convinto che la mente del fanciullo debba essere guidata dal maestro il quale deve applicare un particolare metodo di lavoro che permetta al fanciullo di apprendere nel più semplice dei modi. Per far ciò è necessario che il maestro venga istruito nel metodo di lavoro. Ecco la necessità di scuole di metodo per docenti. Nel 1849 Berti utilizza la propria abitazione per aprire la prima scuola normale femminile, cioè una scuola per maestre. Berti inoltre pone il problema della necessità di una scuola elementare per bambine, escluse dall’educazione scolastica finora. Anche i sistemi di Domenico Berti avevano i suoi limiti, tanto che egli era favorevole all’obbligatorietà dell’istruzione elementare, ma pensava bastassero tre anni ed era contrario all’estensione dell’obbligo. Inoltre, era contrario anche alla promiscuità delle classi sociali nelle scuole elementari.

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