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Difficoltà e Contrasti nell'Italia Postunitaria

Vi furono una serie di problemi che afflissero lo Stato Italiano negli anni successivi alla proclamazione della sua Unità.

La Crisi più grave avvenne nel 1866, quando il Governo Italiano si accordò con quello Prussiano per una guerra contro l’Austria (Terza Guerra di Indipendenza); in risposta l’Austria propose all’Italia la cessione del Veneto e di Mantova, ma il governo italiano rifiutò la proposta; a questo punto l’esercito italiano si scontrò contro quello austriaco, venendo sconfitto a Custoza il 24 giugno 1866 e la flotta italiana venne sconfitta il 20 luglio a Lissa; Garibaldi però il giorno seguente batté gli Austriaci a Bezzecca, i quali erano già stati anche sconfitti dai Prussiani. A questo punto l’Austria è costretta a cedere il Veneto e Mantova all’Italia.
(L’Italia avrebbe potuto avere questi due territori senza compiere alcuna guerra).

Un altro problema era quello dello Stato Pontificio e di Roma, che non facevano ancora parte del Regno d’Italia.
Garibaldi provò nel 1862 e nel 1867 due attacchi allo Stato Pontificio per farlo annettere al Regno d’Italia; in entrambi i casi Garibaldini e i garibaldini non hanno successo.
Ma nel 1870, vista la crisi francese che aveva costretto al ritiro dell’esercito francese dallo Stato Pontificio, l’Esercito Italiano entra nello Stato Pontificio e occupa Roma.
Al pontefice viene riconosciuta solo una piccola area della città di Roma, mentre Roma e il Lazio vengono annesse tramite un plebiscito sempre nel 1870.
Nel 1871 lo Stato Italiano provò, con la ‘Legge delle Guarentigie’ (=garanzie) a migliorare i rapporti col Papa, senza avere particolare successo.
Inoltre con la conquista di Roma, la capitale venne traferita da Torino alla ‘città eterna’.
Nel 1876 salì al governo la Sinistra Liberale, che attuò una serie di riforme per “fare gli italiani”, seguendo lo slogan di Massimo d’Azeglio.

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