Il radicalismo dei socialisti intransigenti in Italia agli inizi del Novecento faceva più paura di prima. Per evitare che i socialisti si impongano alle elezioni, in molti colleghi i candidati liberali stringono un accordo elettorale con i cattolici. È una svolta fondamentale, che matura grazie ad importanti cambiamenti vissuti dal mondo cattolico nel decennio precedente. Dal 1874 l'Opera dei Congressi organizza e coordina politicamente i cattolici intransigenti, ovvero quei cattolici che, in ossequio alle posizioni dei pontefici non riconoscono la legittimità dello Stato italiano e per questo non vanno a votare alle elezioni politiche. Tra fine Ottocento e inizio Novecento però la compattezza dell'Opera è scossa da un serio contrasto di opinioni. Le posizioni principali sono tre:
I) da un lato ci sono i dirigenti dell'Opera, di orientamento rigorosamente intransigente, il più autorevole dei quali è il settantenne Giovanni Battista Paganuzzi (1841-1923), dal 1889 presidente dell'organizzazione.

II) una posizione alternativa è espressa da Romolo Murri (1870-1944), giovane prete marchigiano, che vorrebbe la costituzione di un movimento politico-sociale che lotti a viso aperto contro le istituzioni dello Stato liberale, appoggiandosi su organizzazioni sociali di carattere cooperativo che aggreghino le masse intorno alla nuova formazione politica: sulla base di queste sue posizioni all'inizio del Novecento cominciano a formarsi delle organizzazioni che prendono il nome di "Fasci democratici cristiani".
III) il terzo orientamento è sostenuto dall'avvocato milanese Filippo Meda (1869-1939), favorevole alla costituzione di una formazione politica che non conservi un atteggiamento di chiusura nei confronti dello Stato, ma che trovi punti di collaborazione con le istituzioni e con la classe politica liberale.
La distanza fra le tre posizioni è piuttosto netta e non ha avvicinamento sino a quando (a causa della morte di Leone XIII) non sale al soglio pontificio il cardinale di Venezia Giuseppe Sarto, che prende il nome di Pio X (1903-14). Pio X era vicino alle posizioni degli intransigenti, ma non ostile a possibili forme di collaborazione politica con i liberali, decide di risolvere il conflitto interno al movimento cattolico sciogliendo l'Opera dei Congressi nel luglio 1904, mentre tutte le altre numerose associazioni cattoliche restano comunque attive. Subito dopo il cattolicesimo politico si organizza con la costituzione dell'Unione elettorale cattolica. Murri, che tenta di costituire una propria organizzazione politica (la Lega democratica nazionale), viene estromesso dal movimento cattolico: nel 1906 il pontefice lo sospende "a divinis" (cioè gli proibisce di somministrare i sacramenti) e nel 1909 quando Murri viene eletto in parlamento dei radicali, lo scomunica definitivamente. Tutta questa complessa operazione prelude a un netto cambiamento di rotta per quanto concerne il rapporto tra cattolici e liberali. Sebbene Pio X sia contraria alla costituzione di un partito cattolico e tuttavia favorevole a una partecipazione dei cattolici alle elezioni politiche in funzione antisocialista. Già nelle elezioni del 1904 e del 1909 in qualche collegio vi sono stati accordi elettorali tra cattolici e liberali, accordi che costituiscono la premessa della svolta che si contiene 1913: in quell'anno l'alleanza non è più circoscritta solo a qualche collegio elettorale ma ha il profilo di una "iniziativa politica nazionale".

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