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L’Italia fascista

Le leggi "fascistissime"

A partire dal 1925 il fascismo fece approvare una serie di leggi (dette fascistissime) che segnarono formalmente la definitiva trasformazione del fascismo in una dittatura. Fu il giurista Alfredo Rocco (Ì875-1935) ad ispirare il nuovo quadro legislativo.
L'unico partito politico riconosciuto fu il Partito nazionale fascista; venne vietata l’esistenza di altre formazioni politiche; la figura del Presidente del Consiglio fu sostituita da quella del Capo del governo, responsabile solo di frnte al re e non al Parlamento; fu anche rafforzata l’autorità del capo, del governo nei confronti degli altri ministri: si riconobbe al capo del governo il potere legislativo. Furono anche eliminate le autonomie locali e le elezioni comunali: la carica di sindaco fu abolita e sostituita da quella di podestà, nominato direttamente dal governo. Fu limitata la libertà di stampa e dì associazione, mentre vennero sciolti tutti i partiti d'opposizione e chiusi i giornali antifascisti. Vennero quindi dati ampi poteri alla polizia segreta (OVRA, Opera di Vigilanza per la Repressione Antifascista) incaricata di individuare e arrestare gli oppositori, mentre per giudicarli con efficienza e solerzia fu istituito il Tribunale speciale per la difesa dello Stato (novembre 1926) che comminò decine di condanne a morte e oltre 28.000 anni di carcere.

Il partito unico

Contemporaneamente alla riorganizzazione dello Stato, Mussolini si preoccupò anche della normalizzazione del partito. Nel nuovo quadro istituzionale la violenza squadrista non era più né opportuna né necessaria: fu tolta così la direzione del partito a Roberto Farinacci, squadrista della prima ora, tra i più radicali e violenti e le cariche gerarchiche vennero assegnate direttamente da Mussolini.
11 Partito fascista si riorganizzò in una struttura burocratica sottoposta localmente ai prefetti. Il vertice era rappresentato dal Gran Consiglio del fascismo, affidato alla presidenza di Mussolini, unico organo del partito in cui si discuteva collegialmente di linea politica. Quest'organismo doveva garantire il collegamento tra partito e Istituzioni e assunse così anche compiti di rilevanza costituzionale, come la designazione del Capo del governo. Nel 1928 la trasformazione dello Stato liberale in Stato totalitario fu completata con una nuova legge elettorale. Essa affidò al Gran Consiglio il compito di preparare la lista unica di candidati. Se la lista avesse ottenuto almeno la metà più uno dei voti sarebbe stata approvata dai cittadini che non potevano dunque più scegliere i loro rappresentanti, potevano solo approvare o meno la lista proposta dal partito: le elezioni pertanto si trasformarono in "plebisciti-farsa" a favore del governo.

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