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L'Italia fascista

Il consolidarsi del fascismo non fu dovuto alla crisi, ma certamente l'involuzione dell'economica influenzò le scelte del regime. Negli anni Venti il fascismo si diffuse in Europa, anche se esistevano già dittature classiche, come in Spagna con De Rivera e in Portogallo con Salazar. Si diffuse in tutta l'Europa centrale e mediterranea fino alla Grecia, ad eccezione della Cecoslovacchia. L'elemento tipico del fascismo è il suo carattere totalitario, perseguito da Mussolini; ciò significa che il potere politico vuole invadere ogni sfera della vita sociale e privata, colonizzando la società civile e ottenendo dai cittadini uno mobilitazione attiva a sostegno del regime, fino a permeare le menti e le convinzioni dei singoli. Per fare ciò, il fascismo usò strumenti innovativi che avevano l'obiettivo di irregimentare tutti gli aspetti della vita degli italiani. Ogni cittadino veniva irregimentato sin dai primi anni di vita. I ragazzi (balilla) venivano inquadrati in diverse organizzazioni giovanili e indottrinati con mezzi fascisti. Lo stesso avveniva per il lavoro e per l'organizzazione del tempo libero. Le organizzazioni giovanili saranno unificate nella GIL (Gioventù Italiana del Littorio) e gli studenti universitari nella GUF (Gruppo Universitario Fascista).

L'altro fronte su cui Mussolini si preoccupò di normalizzare i rapporti fu la Chiesa: nel 1929 stipulò con essa i Patti Lateranensi, tre documenti che definivano una serie di questioni: fu riconosciuta la sovranità della Chiesa, il cattolicesimo diventata obbligatorio nonché religione di Stato insegnata anche nelle scuole, il matrimonio religioso aveva anche valenza civile, veniva corrisposta alla Chiesa un indennizzo per l'espropriazione dei beni subita in passato. Tutto ciò serviva per porre fine alla Questione Romana, a tal punto che il Papa salutò Mussolini come l'uomo "affidato dalla Provvidenza". Tuttavia ciò non risolse tutti i conflitti tra Stato e Chiesa, in particolare quello inerente all'organizzazione della gioventù. Mussolini voleva sciogliere l'Associazione Cattolica.
Per quanto riguarda la scuola, i libri erano redatti dallo Stato, ispirati all'ideologia fascista, gli insegnanti venivano controllati affinché indottrinassero gli studenti al fascismo. Nelle università fu chiesto un giuramento di fedeltà al fascismo (soltanto 13 professori universitari si rifiutarono in tutta Italia). Il fascismo si servì di tutti i mezzi di comunicazione, come la radio (con l'ente radiofonico dell'EIA), il cinema e il cinegiornale, affidati al "Luce", che osannavano il regime fascista. Infatti, vi era la stessa produzione cinematografica con registi fascisti, come Blasetti. Veniva filtrata la produzione culturale degli altri paesi (come gli USA), così come i film e i fumetti; anzi si stimolava una produzione fumettistica italiana ispirata ai valori fascisti.
La propaganda si serviva di adunanze oceaniche, radunatesi a Palazzo Venezia per ascoltare i discorsi del Duce. Le prime interpretazioni storiografiche sul fascismo furono fatte da contemporanei, come Croce, Gobetti e Togliatti. Per Benedetto Croce, pensatore liberale di formazione hegeliana e rivale di Gentile, il fascismo è una parentesi della storia d'Italia, paragonabile all'invasione degli Hiksos, perché il fascismo è una deviazione rispetto al corso liberale dell'Italia, dopo il quale si sarebbe dovuto riprendere governi liberali (come quello di Giolitti). Antitetica a quella di Croce, vi era la visione di Gobetti, pensatore liberale aperto alla democrazia, che riconosceva il proletariato come soggetto di svolta del liberismo; secondo la sua interpretazione, il fascismo era l'autobiografia della nazione, ossia la rivelazione dei caratteri più autentici dello Stato italiano, come la lontananza delle Istituzioni dalle masse (divenute clientelari). Il pensiero comunista trovò il punto di riferimento più elevato nella personalità di Togliatti che elaborò il concetto del regime reazionario di massa: il fascismo, che è legato al capitalismo e non è una semplice dittatura, si propone di ottenere il consenso e la mobilitazione delle masse.
Il fascismo è visto come un fenomeno anti-moderno, perché voleva cercare di contrastare alcune linee della modernità, come la democrazia e lo sviluppo delle forze lavoratrici. Dagli anni Sessanta in poi è emersa una nuova interpretazione storiografica di Renzo De Felice, autore di una monumentale biografia su Mussolini. De Felice considera il fascismo come un fenomeno contemporaneo anti-moderno, perché esso avrebbe voluto considerare le masse come un unico gigantesco ceto medio rispetto a cui il compito del regime è quello di fare una nazionalizzazione sulla base delle teorie di Mosse, ossia della nazionalizzazione come elemento di identità delle masse e fattore di consenso. Il fascismo ebbe avuto un consenso effettivo, il cui culmine fu nel 1936 con la conquista dell'Etiopia e con la reazione che Mussolini ebbe verso le inique sanzioni imposte dalla Società delle Nazioni all'Italia.
Uno degli elementi di modernità del fascismo fu la politica economia attraverso la realizzazione di un modello di Stato imprenditore: lo Stato aveva la centralità nei processi economici. Lo Stato decise di istituire degli enti che rilevassero le partecipazioni azionarie delle banche, nazionalizzandole. Essi furono l'IRI (Istituto di Ricostruzione Industriale) e l'IMI (Istituto Mobiliare Italiano). Questi istituti resero lo Stato compartecipato dalle imprese, ponendo fine alle banche miste. Vi fu il rilancio del corporativismo, la linea dell'autarchia e il blocco economico.
Alla fine del 1935 venne dichiarata la campagna coloniale nei confronti dell'Etiopia. Le truppe italiane vennero guidate dal marescialli Graziani, che fece uso di armi chimiche e di sistemi di guerra crudeli. Mussolini utilizzò tale conquista per rilanciare il suo consenso e proclamò l'impero italiano in Africa, dovendo mobilitare la popolazione nei confronti delle sanzioni imposte dalla Società delle Nazioni, che condannò l'aggressione italiana con un blocco commerciale. Mussolini utilizzò questo come spunto per una nuova campagna propagandistica, proclamò l'autarchia e attirò le masse per evitare le prevaricazioni delle nazioni plutocratiche e per ottenere vantaggi economici (l'Etiopia era una valvola di sfogo per l'emigrazione).
Questa propaganda era solo strumentale, perché riguardava merci non fondamentali. Fino alla metà degli anni Tremta Mussolini aveva svolto un ruolo di moderatore tra gli stati europei (Francia e Germania). Nel '35, alla conferenza di Stresa, era stato protagonista della condanna di un riarmo tedesco, svolgendo funzioni di pacificazione. Si era opposto al tentativo di annessione dell'Austria alla Germania da parte di Hitler, schierando le truppe sul Brennero. La conquista dell'Etiopia, le sanzioni economiche e la solidarietà della Germania favorì l'intesa con la Germania nazista; così nel 1936 Mussolini strinse con Hitler l'asse Roma-Berlino, un patto che associava le due Nazioni nella gestione della politica estera e prevedeva la subordinazione dell'Italia alla Germania, auspicato dapprima dal ministro degli esteri Ciano.

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