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-L’Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale-

L’Italia, uscita dal fascismo, ancora occupata dalle truppe alleate, economicamente distrutta, è scossa da tensioni e da violenze politiche e portate dalla malavita.
Ai partiti che fanno parte del CLN viene affidato il compito di formare dei governi provvisori di larga coalizione che includono anche i socialisti e i comunisti.
Il 19 giugno 1945 si forma un governo presieduto da Ferruccio Parri, capo partigiano e dirigente del Partito d’Azione.
Parri sembra intenzionato ad attuare un programma radicale, il cui punto essenziale è una drastica epurazione per le persone più coinvolte col fascismo.
Però un’epurazione ampia sembra difficile da realizzare; questo aspetto del programma di Parri, assieme all’abbozzo di una politica economica che non vuol fare concessioni agli imprenditori inducono i liberali a togliere la fiducia al governo, così da spingere Parri alle dimissioni.

Nel dicembre del 1945 si ricostituisce un governo di ampia coalizione presieduto da Alcide De Gasperi, dirigente della Democrazia Cristiana.
Il Ministro della Giustizia, Palmiro Togliatti, nel giugno del 1946 emette un decreto di amnistia che segna la fine di ogni tentativo di epurazione.

Con le elezioni del 2 giugno 1946 si elegge l’Assemblea Costituente e si tiene il referendum costituzionale, col quale gli elettori devono decidere se la nuova Italia debba essere una repubblica o una monarchia.
Per condizionare l’esito delle elezioni, il re in carica, Vittorio Emanuele III, abdica a favore del figlio, Umberto II.
Nonostante questa mossa, il corpo elettorale – di cui fanno parte anche le donne – sceglie la Repubblica (54.2% dei voti).
Nelle elezioni per la Costituente a primeggiare sono tre partiti: la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista e il Partito Comunista.

Dopo le elezioni del 1946 si costituisce un altro governo di ampia coalizione, sempre presieduto da De Gasperi.
L’inasprirsi del conflitto internazionale tra i due blocchi, occidentale e sovietico, rende la coabitazione nello stesso governo dei comunisti, dei socialisti e dei membri dei partiti moderati sempre più difficile.

Nel gennaio 1947 il gruppo moderato, guidato da Giuseppe Saragat, decide di uscire dal Partito Socialista e di fondare il nuovo Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (il Partito Socialdemocratico Italiano), che vuole prendere le distanze dai comunisti.
Il segretario di Stato americano, Geroge Marshall fa pressione su De Gasperi affinchè si liberi più al presto possibile dei comunisti e dei socialisti.
Quando arriva la sollecitazione di Marshall, De Gasperi capisce benissimo che la possibilità di godere di eventuali ulteriori aiuti economici americani dipende da una sua netta scelta anticomunista.

Così a metà maggio del 1947, De Gasperi apre una crisi di governo che il 31 maggio si conclude con la costituzione di un nuovo governo, sempre presieduto da lui, ma senza ministri comunisti o socialisti.

La Costituzione viene approvata il 22 dicembre 1947 e il 1° gennaio 1948 può entrare in vigore.
È fondata su un Parlamento bicamerale, diviso in una Camera dei Deputati e in Senato, entrambi eletti a suffragio universale.
Il Parlamento possiede il potere legislativo e ha il diritto di eleggere un Presidente della Repubblica, cui viene conferito un mandato settennale.
Il presidente ha poteri limitati, tra i quali quello di conferire l’incarico al presidente del Consiglio, che ha il compito di formare il governo sulla base della maggioranza che si è creata in parlamento, dal quale deve ricevere un voto di fiducia.
La Costituzione prevede anche l’istituzione di una Corte Costituzionale, che ha il compito di verificare la coerenza delle leggi approvate dal Parlamento.

Dopo l’approvazione della Costituzione per le prime elezioni del nuovo Parlamento, fissate per il 18 aprile 1948.
La contesa politica è tra la Democrazia Cristiana, guidata da De Gasperi e le opposizioni di sinistra, riunite sotto il nome di Fronte Popolare.
La Democrazia Cristiana può godere di tre elementi di notevole vantaggio:
1. dagli Stati Uniti arrivano 176 milioni di dollari; il 20 marzo 1948 George Marshall dichiara pubblicamente che nel caso di una vittoria dei comunisti gli aiuti verranno sospesi;
2. a favore della DC intervengono anche il pontefice, Pio XII e vari altri prelati;
3. infine, proprio negli ultimi giorni di febbraio del 1948 in Cecoslovacchia c’è un colpo di Stato comunista; i giornali di sinistra giustificano il colpo di Stato; la stampa che appoggia lo schieramento politico moderato suggerisce invece che la sorte della Cecoslovacchia potrebbe toccare all’Italia, nel caso di vittoria del Fronte Popolare.

Il 18 aprile 1948 la Democrazia Cristiana stravince le elezioni col 48,5% dei voti; il Fronte Popolare il 31%.
Il 23 maggio 1948 De Gasperi può costituire il suo sesto governo, appoggiato da una larghissima maggioranza.
La sconfitta per le sinistre è molto grave, ma i dirigenti dei partiti di sinistra conservano il rispetto nei confronti delle nuove istituzioni democratiche.
Il 14 luglio 1948 un giovane anticomunista spara davanti a Montecitorio a Palmiro Togliatti, con l’intenzione di ucciderlo, ma comunque egli si salva.
Molti militanti comunisti si riversano nelle strade, considerando l’attentato come un modo per eliminare il Partito Comunista.
I capi del Partito Comunista, che giudicano impossibile il successo di un’insurrezione, si adoperano subito per bloccare le iniziative spontanee.
Alla fine la tensione rientra.

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