L’Italia nell’età della destra e della sinistra storica
Il raggruppamento politico che governò l’Italia dal 1861 al 1876 è indicato con il termine di destra storica, questo raggruppamento era formato da liberali chiusi alle idee democratiche. In particolare erano contrari al suffragio universale, cioè al diritto di voto esteso a tutta la popolazione. La sinistra storica, invece, che governerà l’Italia dal 1876 al 1896, sarà invece formata da liberali aperti alle idee democratiche, erano cioè favorevoli ad allargare il diritto di voto a un numero maggiore di persone. I più illustri esponenti della destra storica furono Bettino Ricasoli, Urbano Rattizzi, Quintino Sella, Marco Minghetti, Stafano Jacini ed Emilio Visconti Venosta.Molti uomini politici del Risorgimento, avevano pensato a uno Stato di tipo federale in cui le regioni avessero ognuna una propria autonomia politica, però l’unità politica raggiunta poteva infatti entrare in crisi, era più sicuro costruire uno Stato centralista uno stato cioè che governasse tutta l’Italia per mezzo di un forte potere centrale, vennero estesi a tutto il Regno D’Italia lo Statuto Albertino e le leggi in vigore nel Regno di Sardegna. In sostanza il nuovo Regno d’Italia fu un enorme allargamento del vecchio Regno di Sardegna. Il Regno d’Italia aveva un enorme debito pubblico di ben 2400 milioni di lire e con grandi sacrifici nel 1876 venne raggiunto il pareggio del bilancio. Per porvi rimedio si decise la vendita di molte terre del demanio (cioè dello stato) e qui si distinse il ministro delle finanze Quintino Sella, poi aumentarono le tasse e ne imposero di nuove e la più odiata fu la tassa sul macinato cioè sul grano che veniva macinato per fare la farina. Innumerevoli furono le proteste, ci furono delle rivolte e la repressione causò molti morti e feriti, ma alla fine si raggiunse il pareggio del bilancio. Intanto il malcontento delle popolazioni meridionali diede origine al brigantaggio. Infatti la questione meridionale rappresentato dall’arretratezza del meridione d’Italia aveva molte cause:
* il territorio meridionale era meno fertile della pianura padana,
* il sud era privo di quella borghesia capace di sviluppare industria e commercio,
* l’agricoltura era dominata dai latifondisti, grandi proprietari terrieri che si arricchivano con il lavoro estenuante dei braccianti.
Contadini senza terra, giovani che non volevano fare il servizio militare, soldati dell’ex esercito borbonico cominciarono a vagare per le campagne, si riunivano in bande e commettevano atti di violenza. Questo fenomeno diede origine al brigantaggio. Lo Stato reagì inviando l’esercito, il risultato fu una vera guerra che durò dal 1861 al 1865: molti furono i morti e anche se il brigantaggio fu eliminato, non fu posto rimedio ai problemi che l’avevano determinato.
Per completare l’unità d’Italia mancavano ancora il Veneto, il Trentino e il Lazio e per ottenere questi territori era necessario trovare nuovi alleati. Nell’aprile del 1866 Italia e Prussia stipularono un trattato che prevedeva la loro alleanza nella guerra contro l’Austria. In caso di vittoria l’Italia avrebbe ottenuto il Veneto. Nel giugno del 1866 iniziava la terza guerra d’indipendenza. Nonostante le sconfitte italiane (Custoza, Lissa) l’esito della guerra fu positivo grazie alla vittoria dei prussiani sugli austriaci a Sadowa. Garibaldi dopo aver battuto gli austriaci a Bezzeca si diresse verso Trento, ma ricevette l’ordine di fermarsi. In base agli accordi stabiliti. L’Austria fu costretta a cedere il Veneto all’Italia, le restavano però il Trentino e Trieste.
Intanto la Chiesa Cattolica non riconobbe il nuovo Stato Italiano, infatti il papa Pio IX era rimasto profondamente dispiaciuto dalla riduzione del territorio del suo Stato, dovuta all’annessione dell’Emilia Romagna, Marche e Umbria all’Italia. Il papa pubblicò un elenco di tutte le idee che la chiesa considerava sbagliate.
L’unità era ancora da portare a termine, la questione romana venne inizialmente affrontata senza successo, infatti c’era il problema che riguardava l’annessione di Roma al nuovo stato italiano, la città era considerata la naturale capitale d’Italia ma i cattolici erano contrari a un attacco allo Stato pontificio. Giuseppe Garibaldi sosteneva la necessità della conquista di Roma e i volontari garibaldini tentarono più volte di entrare in Roma ha furono bloccati dall’esercito italiano in Aspromonte.
Nel 1870 scoppiò la guerra franco-prussiana e la vittoria tedesca portò al crollo dell’impero di Napoleone III. Ne approfittò il governo italiano, il quale si sentì libero di agire, il 20 settembre 1870 i bersaglieri italiani entrarono a Roma, più tardi Roma fu occupata e pochi mesi dopo fu proclamata capitale d’Italia. Nel maggio del 1871 il Parlamento votò una legge che regolava il rapporto tra Stato e Chiesa. Questa legge detta delle guarentigie (garanzie) stabiliva:
