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L'Italia dall'armistizio della Seconda Guerra Mondiale ai giorni nostri

L'8 settembre del 1943 fu firmato l'armistizio con gli Americani e l'Italia si trovò allo sbando; i soldati furono lasciati senza ordini, i Tedeschi catturavano migliaia di soldati per inviarli in campi di concentramento e il territorio era diviso con la Repubblica di Salò al Nord (Mussolini) e il Regno d'Italia al Sud (Alleati).
Questo portò gli Italiani a scegliere da che parte schierarsi, alcuni si schierarono dalla parte di Mussolini mentre altri si schierarono contro diventando cosi partigiani e formando il movimento della Resistenza.
I partigiani agirono con sabotaggi e azioni di disturbo verso i Tedeschi che risposerò però in modo più violento uccidendo anche molti di loro. Nel giugno del 1944 Roma venne liberata, intanto la Repubblica di Salò dimostrava la sua debolezza perché non aveva più l’appoggio di nessuno se non dei Tedeschi.

I partigiani ottennero varie vittorie e vennero appoggiati dagli Alleati, nella primavera del 1945 città come Genova, Bologna, Milano (25 aprile) e Torino vennero liberate.
Mussolini tentò di fuggire ma venne preso e ucciso, pochi giorni dopo anche Hitler si suicidò. Ora, dopo aver sconfitto i fascisti e aver riacquistato credibilità davanti agli Alleati, bisognava ricostruire l’Italia.
Nel 1945 nacque il primo governo del dopoguerra guidato da Ferruccio Parri, sembrava un governo destinato ad avviare importanti riforme invece cadde dopo soli 5 mesi per i gravi contrasti interni.
Nell’estate 1945 l’Italia era sull’orlo di una guerra civile, alcuni partiti richiedevano con forza le elezioni, ma De Gasperi riuscì a rimandarle all’aprile dell’anno successivo. Intanto De Gasperi diede la sua impronta alla DC ottenendo l’appoggio dei cattolici e degli industriali. Dopo la caduta del governo De Gasperi, divenne il nuovo presidente del Consiglio, fu sostenuto dai liberali ed era molto gradito anche dagli altri partiti.
Nel frattempo il re Vittorio Emanuele III decise di abdicare in favore del figlio Umberto II nel tentativo di salvare la monarchia, ma quando il 2 giugno del 1946 gli Italiani si recarono alle urne prevalse la repubblica. Queste furono le prime elezioni a suffragio universale in cui poterono votare anche le donne.
Ci furono molte proteste su questo referendum in quanto si diceva che ci fossero stati dei brogli e si arrivò al punto dello scoppio di una guerra ma De Gasperi dichiarò validi i voti e venne proclamata la Repubblica. Venne eletto come capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola.
Nei mesi successivi il governo si occupò della stesura della Costituzione che entrò in vigore il 1 gennaio del 1948.
Venne riconosciuto il Parlamento composto da due camere e a capo del governo c’è il Presidente della Repubblica. La forma di governo è parlamentare e rappresentativa, rappresentativa perché i cittadini delegano il potere decisionale ai propri rappresentanti in Parlamento e parlamentare, perché il governo risponde del suo operato alle Camere.
I primi governi dopo la liberazione presentarono specifici programmi per interventi di soccorso alla popolazione e l’avvio di lavori pubblici ma serviva l’appoggio internazionale. Nel 1946 l’UNRRA fornì all’Italia materie prime e macchinari per le industrie.
Gli aiuti non furono sufficienti e negli anni seguenti il piano Marshall fece confluire in Italia centinaia di milioni di dollari che furono decisivi per la ripresa dell’economia
Il governo De Gasperi dovette affrontare la questione dei trattati di pace in quanto le potenze vincitrici non furono molto disponibili verso l’Italia perché considerata responsabile degli errori del fascismo, il trattato di pace venne firmato nel febbraio ’47 e l’Italia perse tutte le colonie, dovette ripagare i paesi aggrediti, perse la Venezia Giulia e Trieste.(TRIESTE)
De Gasperi cercò in tutti i modi di risollevare l’Italia agli occhi esterni e strinse un rapporto con l’America affermando che la DC serviva ad arginare il comunismo e riuscendo a farsi dare un prestito.
Divenne chiaro che la collaborazione tra DC e le Sinistre era impossibile e De Gasperi nel maggio 1947 varò un nuovo governo del quale non facevano parte le Sinistre e iniziò così la fase del centrismo (liberali, socialdemocratici, DC, repubblicani).
Nel 1949 l’Italia entrò nella NATO mentre nel 1955 entrò nell’ONU.
I risultati delle elezioni avrebbero consentito alla DC di governare da sola ma De Gasperi tentò di coinvolgere i partiti di centro.
De Gasperi nel suo programma politico attuò una riforma agraria (ridistribuzione delle terre dei grandi proprietari ai piccoli proprietari con la speranza di vedere nascere un grna numero di piccole imprese agricole anziché poche grandi), istituì la Cassa per il Mezzogiorno cioè un ente destinato a finanziare lo sviluppo del Meridione costruendo acquedotti, strade, ferrovie.
Nel 1953 i partiti di governo approvarono una nuova legge elettorale che venne definita legge truffa in quanto l’obiettivo di De Gasperi era quello di garantire la maggioranza al governo senza essere condizionata dall’opposizione.
A metà degli anni Cinquanta l’Italia era ancora molto arretrata, la maggior parte della gente lavorava nell’agricoltura o piccole aziende e il tenore di vita era basso.
Nel periodo tra 1958 e 1963 l’Italia conobbe un boom economico grazie al quale l’Italia diventò uno dei paesi più industrializzati al mondo.
La data iniziale corrispondeva all’ingresso nella CEE e la data finale corrispondeva alla nascita del primo governo di centro-sinistra. Il cambiamento venne prodotto dall’inventiva di grandi e piccoli imprenditori e l’Italia trasse beneficio soprattutto dalla generale espansione dell’economia mondiale.
I settori industriali poterono competere sul mercato grazie al basso costo della manodopera, i governi centristi favorirono la nascita delle infrastrutture e l’Italia si dotò di linee ferroviarie e di autostrade. Le famiglie italiane stavano meglio e acquistarono veicoli a motore e elettrodomestici come frigorifero e lavatrice, nel 1957 a Roma venne aperto il primo supermercato.
Questo sviluppo accrebbe in modo ulteriore lo squilibrio tra Nord e Sud e molte famiglie del Sud furono costrette a spostarsi verso il Nord per cercare lavoro. Sul piano politico la conseguenza del boom fu il superamento del centrismo, i governi di centro-sinistra dovettero governare gli effetti di una trasformazione così tumultuosa correggendo gli squilibri economici e sociali.
Nella DC si affermò Aldo Moro che fu il principale interlocutore dei socialisti e anche i rapporti con la Chiesa migliorarono con papa Giovanni XXIII, mentre in campo internazionale la politica fu favorita dall’avvento di Kennedy come presidente americano.
Nel 1964 in California l’università fu occupata dagli studenti, dando inizio a una mobilitazione che si sarebbe estesa a tutto l’Occidente, in Italia non ebbe grandi dimensioni ma si vide la voglia di cambiare la società.
Si ebbe il cosiddetto “autunno caldo” con la richiesta degli operai di trasformare i rapporti di lavoro nelle fabbriche, nel 1970 venne approvato lo Statuto dei lavoratori, ossia una serie di articoli che riconoscevano i diritti fondamentali dei lavoratori, in generale il governo si dimostrò debole di fronte alla proteste e non seppe rispondere in modo adeguato.
Nel 1969 ci fu un attentato a Milano, venne fatta esplodere una bomba in piazza Fontana provocando morti e feriti, iniziava così un periodo di terrorismo politico che durò per tutti gli anni Settanta.
I terroristi vennero divisi in destra e sinistra; quelli di destra si sentivano gli eredi della Repubblica di Salò e volevano riscattare la Nazione, mentre quelli di sinistra si consideravano i nuovi partigiani e secondo loro l’Italia era stata tradita dalla repubblica.
In campo politico bisognava cercare di trovare un accordo tra i vari partiti e si mirava alla collaborazione tra PCI e DC, bisognava contrastare il terrorismo interno e far fronte alla crisi economica che si era creata nel frattempo.
Nel 1978 Andreotti costituì un governo di solidarietà nazionale che godeva dell’appoggio della PCI e dei partiti di centro-sinistra. Nel 1979 la collaborazione tra i partiti declinò e poco dopo il governo Andreotti cadde. I governi di solidarietà ottennero importanti successi nella lotta contro il terrorismo e migliorarono la situazione economica, mentre la riforma sanitaria non diede gli effetti sperati.
Dalla fine degli anni Settanta l’Italia visse trasformazioni economiche profonde, nelle elezioni del 1979 il PCI perse consensi, mentre in quelle del 1983 toccò alla DC.
Dal punto di vista politico gli anni Ottanta furono caratterizzati da governi pentapartito cioè un governo di centro sinistra allargato ai liberali. La crisi della DC consentì, nel 1981, a Spadolini di formare il primo governo non democristiano, la direzione del pentapartito fu affidata a Craxi e successivamente a Goria.
Un personaggio importante fu Bettino Craxi il quale era segretario del PSI, i cui obiettivi principali erano emarginare il PCI, assicurare al PSI il governo, conquistare la leadership ideologica e politica all’interno del movimento operaio italiano e per far questo poteva contare sul fatto che il suo partito era fondamentale per formare la maggioranza in Parlamento.
In effetti il PSI tra il 1970 e il 1980 raggiunse l’apice delle sue fortune politiche, in quanto molte delle cariche dello Stato erano affidate a esponenti del partito.
Dalla fine degli anni Settanta apparve chiaro che l’Italia aveva bisogno di una riforma dello Stato per correggere dei difetti della Repubblica, in realtà non fu possibile riformare la Repubblica.
Il trattato di Maastricht del 1992 imponeva un severo ridimensionamento del deficit pubblico, bisognava porre fine alla gestione disinvolta delle risorse pubbliche. Il 1992 segnò l’inizio delle inchieste sulla corruzione politica, le indagini condotte da Di Pietro portarono alla luce una fitta rete di tangenti e accordi illegali fra politici e imprenditori che prenderà il nome di “Tangentopoli”.
Una novità in campo politico fu rappresentata dal successo delle Leghe che nel 1990 si sono unite nella Lega Nord con a capo Bossi, nelle elezioni è emerso il suo radicamento al Nord. La posizione della Lega è caratterizzata da una violenta polemica contro il centralismo a favore del federalismo. Il caso più clamoroso fu la fondazione del partito Forza Italia che, guidato da Berlusconi, riuscì in pochi mesi a affermarsi nelle elezioni del 1994. Si rinnovò anche l’estrema destra con la creazione del partito Alleanza Nazionale che si ispira alle posizioni della destra europea.

Situazione di Trieste

Alla fine della Seconda Guerra mondiale la Venezia Giulia era al centro di dispute fra Italia e Iugoslavia, Trieste e l’Istria si trovavano in mezzo tra comunisti e anticomunisti. Il PC italiano si unì a quello sloveno dando vita a un partito che controllava la regione Giulia. Nel 1945 il partito si dichiarò favorevole all’annessione dei territori alla Iugoslavia e il presidente Tito fu d’accordo ma dall’altra parte prevalse la prudenza.
In poco tempo però il governo britannico e americano si convinsero che dietro all’annessione della Venezia Giulia alla Jugoslavia ci fosse il tentativo russo di estendere i propri territori da qui la decisione di togliere Trieste dalla Jugoslavia.
Il problema si estese a livello internazionale perché Stalin lasciò solo Tito che dovette ritirarsi da Trieste e Gorizia.
Nella Conferenza di pace del 1946 venne stabilita l’annessione di Fiume e l’Istria alla Iugoslavia e Trieste venne dichiarata città libera sotto il controllo internazionale. Nel 1948 USA e Gran Bretagna riconobbero ufficialmente le rivendicazioni italiane sul territorio.
Ci furono seri contrasti e venne deciso di dividere il territorio in 2 parti: zona A con Trieste consegnata all’Italia che doveva rinunciare all’Istria e zona B consegnata alla Iugoslavia.

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