Come nuovi istituti creati dallo Stato ci furono IMI (Istituto mobiliare italiano) e IRI (istituto per la ricostruzione industriale). Le banche erano in crisi perché si erano impegnate troppo in investimenti di azioni cioè controllavano quote azionarie di fabbriche che a loro volta erano in crisi, quindi le banche entrarono in sofferenza perché detenevano importanti quote azionarie di realtà industriali che erano in crisi.
Lo Stato intervenne creando l’istituto mobiliare italiano con la funzione di sostituirsi alle banche in crisi nel credito cioè è un istituto di credito pubblico con cui si sostituiscono le banche in crisi nel sostegno delle industrie a loro volta in crisi.
L’IRI, ancora più importante e che durò molto a lungo, divenne azionista di maggioranza di alcune banche in crisi e quindi ne rilevò le partecipazioni azionarie cioè le banche vennero irizzate (affittate dall’IRI) e quindi l’IRI giunse a controllare anche quote azionarie importanti e di fatto a controllare alcune tra le maggiori imprese italiane (l’Ansaldo, la Terni, l’Ilva).

Attraverso l’IRI lo Stato acquisì il possesso di società industriali che prima erano private. Acquisì tecnicamente le quote che erano di possesso delle banche in crisi e quindi di fatto acquisì il controllo di questi settori industriali, anche collocati in settori molto importanti.
Il proposito era risanare le imprese e poi riprivatizzarle quindi l’idea era che l’istituto fosse un istituto provvisorio. In realtà dopo 4 anni fu proclamato permanente perché c’erano delle difficoltà enormi e perciò l’IRI rimase permanente e tutta una serie di apparati industriali rimasero nelle mani dello Stato, anche apparati industriali dei settori chiave.
Nel 1936, paradossalmente, lo Stato italiano possedeva più industrie (e banche, perché molte vennero irizzate) rispetto a tutti gli altri paesi (Urss esclusa dove non c’era la proprietà privata). Lo Stato italiano diventò di tipo banchiere, di tipo imprenditoriale, detenendo una quota dell’apparato industriale e bancario che non aveva uguali in Europa e nel mondo.
Si creò quindi una economia mista, cioè da una parte una economia privata che venne aiutata a rafforzarsi, quella che resistette e dall’altra una economia statale controllata in particolare dall’IRI. L’IRI durò molto dopo il fascismo, è stato liquidato da Prodi alla fine degli anni ‘90; non esiste più da pochissimo quindi ebbe un ruolo fondamentale anche nel dopoguerra. L’IRI a un certo punto possedeva industrie come quella dei Pelati e dei pandori, quindi a livello esagerato

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