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L'INGHILTERRA DOPO IL CONGRESSO DI VIENNA

In Inghilterra, dove il problema della rappresentanza politica è attuale come nella Francia della stessa epoca, a differenza delle altre nazioni europee, non vi furono nella prima metà dell’800 dei moti o tumulti, in quanto l’Inghilterra, anche per il fatto che era isolata geograficamente, si caratterizza per una politica diversa che con un termine moderno possiamo chiamare del bastone e della carota. Grazie a tale politica vi era una partecipazione quasi diretta del cittadino nella vita politica, anche perché il popolo era libero di fare delle richieste in maniera pacifica al sovrano, anche sotto forma di petizioni e di raccolte di firme: dal canto suo però il sovrano non poteva accondiscendere ogni volta alle richieste del popolo perché si sarebbe arrivati ad una situazione incontrollabile. Di conseguenza il sovrano a volte utilizza un tono più duro, altre volte più blando, concedendo ed accondiscendendo in parte alle richieste della popolazione. Tale politica fa sì che si istauri un clima di maggiore moderazione, con il popolo che capisce che non vi è la necessità di rivendicazioni tramite rivolte ma tramite pure richieste e che viene inoltre soddisfatto. La politica che si venne a creare era di una reciproca moderazione che faceva sì che lo stato procedesse a piano a piano sulla strada delle riforma atte a migliorare la vita dei cittadini. Sono due gli episodi significativi della prima metà del secolo per l’Inghilterra: il primo di essi è dovuto alle corn law, le leggi sul grano promulgate nel 1815. Infatti durante il blocco imposto da Napoleone, vi erano state delle conseguenze negative per il costo delle merci agricole perché l’Inghilterra dipendeva per il grano quasi totalmente dall’estero e i latifondisti erano stati costretti non solo ad accrescere i terreni coltivati ma soprattutto ad aumentare il costo delle merci agricole anche lucrandoci. Il prezzo del grano era lievitato ma, una volta terminato il blocco, il grano importato dall’estero era ad un prezzo nettamente inferiore che avrebbe causato una perdita notevole ai latifondisti che avrebbero dovuto abbassare di gran lunga i prezzi: la soluzione del governo è quella di adottare per la prima volta dei dazi doganali da imporre al grano proveniente dall’estero; tale soluzione non era stata mai adottata per timori di ripercussioni e tale legge danneggerà molto la popolazione che avrebbe potuto avere grano ad un prezzo inferiore e sarà abolita solo nel 1840. Un ultimo aspetto per cui la popolazione si batte è la cosiddetta legislazione sociale: essa consentì di ridurre l’orario di lavoro e anche l’età per entrare in fabbrica. In questo periodo troviamo infine anche la nascita delle prime unioni dei lavoratori (trade unions) o sindacati, che cercarono più volte di far votare al governo il suffragio universale: anche qui il parlamento mantenne la stessa politica e venne scritto un documento per reclamare l’adozione del suffragio, chiamata carta del popolo e il cui movimento fu chiamato cartista, fino a quando non vennero accettare le richieste

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