La fase che va dalla sconfitta del Partito del congresso, avvenuta nel 1977 con la vittoria della federazione politica del Janata Party, fino a oggi è stata caratterizzata, contemporaneamente da notevoli tensioni politiche e da una apprezzabile trasformazione economico e sociale. Le tensioni politiche nascono dagli attriti tra i diversi gruppi etnici presenti in India anche dopo la Partition del 1947. La prima area di tensione a porre gravi problemi è il Punjab, dove la minoranza sikh, agli inizi degli anni 80, chiede l'indipendenza. Al governo, dal 1980 è tornato il Partito del congresso guidato ancora da Indira Gandhi, che decide di porre fine alle tensioni con un brutale gesto di forza: nel giugno del 1934 l'esercito indiano attacca il Tempio d'oro di Amritsar, sacro ai sikh, uccidendo oltre 1000 indipendentisti sikh che vi si sono asserragliati. L'azione vuole intimidire l'intera popolazione sikh, e in una certa misura riesce nello scopo poiché gruppi politici sikh negli anni seguenti lasciano cadere la richiesta dell'indipendenza del Punjab; è comunque un'azione che costa la vita a Indira Gandhi che viene uccisa il 31 ottobre del 1984 da una sua guardia del corpo, di confessione sikh.

Alla guida del Partito del congresso va allora il figlio di Indira, Rajiv Gandhi (1944-91) che allontana il partito dal suo tradizionale filosocialismo, orientandola verso una politica neoliberista. Alla fine degli anni 80 il governo di Rajiv Gandhi si trova coinvolta nella guerra civile in atto nello Sri Lanka, tra il gruppo etnico cingalese di religione buddista, maggioritario nell'isola. Il movimento tamil viene appoggiato dall'etnia tamil presente in uno degli Stati meridionali dell'India. Rajiv Gandhi appoggia i tamil dello Sri Lanka anche in ragione della presenza tamil all'interno dell'India.
Nel 1987 Rajiv Gandhi decide di intervenire direttamente nel conflitto che è in corso nello Sri Lanka, siglando con il Primo Ministro cingalese un accordo di pace che prevede concessioni all'etnia tamil, Per la realizzazione degli accordi di pace, l'India invia un corpo di spedizione nello Sri Lanka, che comunque si trova coinvolto in azioni di guerra contro i gruppi Tamil estremisti che non accettano l'accordo siglato da Rajiv Gandhi e dal primo ministro cingalese. Nel 1990 l'India, alla fine, ritira le sue forze dallo Sri Lanka senza aver ottenuto alcun risultato anche perché sull'isola tamil e cingalesi continuano a combattere. Nonostante ciò i gruppi tamil considerano l'intera operazione voluta da Rajiv Gandhi come una sorta di tradimento, un giudizio che per lui vale come una condanna a morte: il 21 maggio 1991 Rajiv Gandhi viene ucciso a Madras da un terrorista tamil.
Nel 1992 si apre un nuovo fronte di conflitto etnico in Kashmir. Le tensioni risalgono alle modalità della Partition del 1947, che hanno attribuito la regione, mussulmana, all'Unione Indiana, uno Stato a maggioranza indù. Nel 1992 scoppiano gravissimi scontri tra indù e musulmani che portano alla distruzione di una moschea nell'Uttar Pradesh e a una grande quantità di vittime. Negli anni seguenti continuano le azioni di guerriglia dei gruppi separatitisti musulmani del Kashmir, mentre tra il 1999 e il 2003 si sono riaccesi scontri di frontiera con le truppe del Pakistan, che vorrebbero acquisire il controllo dell'intero Kashmir.
Queste vicende vengono vissute da una parte dell'opinione pubblica indiana come una multiforme minaccia agli interessi della comunità indù, e sulla base di questa percezione che molti elettori si orientano verso un nuovo partito fondato nel 1980, il Biharatiya Janata Party (Bjp, Partito del popolo indiano). Si tratta di un partito conservatore la cui cifra ideologica principale è un acceso nazionalismo indù, che gli ha consentito di conquistare uno spazio politico di prim'ordine. Nel 1996 il Bjp diventa è partito di maggioranza relativa. Da allora il sistema politica indiana è caratterizzata dal confronto tra il Bjp e il Partito del Congresso che sono i maggiori partiti nazionali.

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