In pochi mesi Hitler riuscì a formare uno Stato dittatoriale (dal 30 gennaio del 1933 fino l’estate).
Dopo essere stato incaricato cancelliere, indisse nuove elezioni per avere una maggioranza assoluta. Queste elezioni furono precedute dall’incendio del Parlamento; l’incendio molto probabilmente fu appiccato dagli stessi nazisti per avere un pretesto, ma venne attribuito ai comunisti, come un tentativo rivoluzionario. Venne attribuito ai comunisti anche perché fu arrestato un comunista olandese che venne indicato come autore dell’incendio; magari lo era stato ma più probabilmente erano stati i nazisti. In ogni caso questo episodio oscuro fu lo spunto per la repressione durissima contro i comunisti considerati responsabili.
I dirigenti del partito furono incarcerati, il partito fu messo fuori legge sfruttando questo episodio oscuro. Quindi il primo partito a essere messo fuori legge fu quello comunista. Non solo, prima delle elezioni viene emanato un provvedimento ancora più duro dal punto di vista delle libertà costituzionali, ovvero furono abrogate tutte le libertà sancite dalla costituzione di Weimar, di unione, associazione, stampa.

Le elezioni si risolsero con un successo di Hitler, che ottenne però una maggioranza relativa, non assoluta. Ebbe la maggioranza, ottenendo sia seggi per il partito nazista sia per la destra; a Hitler ciò non bastava, perché mirava a abolire il Parlamento e ciò si verificò, perché dopo le elezioni il Parlamento approvò una legge suicida che affidava tutto il potere a Hitler per quattro anni, quindi il legislativo fu concentrato nelle mani di Hitler che potette legiferare, modificare la costituzione.
Gli unici che votarono contro furono i comunisti (che ormai erano latitanti o incarcerati) e i social democratici. Hitler stava quindi accumulando pieni poteri.
Nel giro di pochi mesi furono sciolti tutti i partiti di opposizione, non solo la Spd, ma anche i partiti di centro o più conservatori che in un primo momento avevano in qualche maniera favorito l’avvento del nazismo, ovvero il partito cattolico del centro. In Luglio fu approvata una legge che proclamava l’unico partito consentito in Germania, quello nazista: ecco il monopartitismo.
Già sei mesi dopo aver ottenuto legalmente la carica di cancelliere, il fuhrer diventò leader, sventrando il Parlamento.
La sinistra cessò di esistere, almeno sul piano politico, senza nemmeno riuscire a opporre resistenza. Era la fine anche dei Lander, dell’autonomia delle regioni storiche. Lo Stato nazista era quello in cui non c’era più lo Stato federale perché nelle varie regioni erano poste delle persone che dipendevano direttamente dal Governo, luogotenenti del Reich, non era più una Repubblica federale, ma uno Stato centralizzato.
Inoltre furono sciolti i sindacati, in particolare di sinistra, e sostituiti dal fronte del lavoro, sostanzialmente un’organizzazione di tipo corporativo. Di fatto si creò il presupposto per la soppressione di ogni libertà sindacale, gli operai non avevano più alcun strumento per tutelare i propri diritti, perché in realtà questo fronte del lavoro era un organismo di partito.
Sulle fabbriche fu esercitato uno spietato controllo nei confronti dei possibili oppositori, perché le fabbriche erano la sede dell’elettorato operaio quindi social-democratico, comunista. Questo spietato controllo avveniva attraverso le cellule del partito nazista.

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