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L’ impresa dei Mille

Mentre al nord e al centro Italia il regno di Sardegna si allargava sempre di più, il sud Italia continuava ad essere nelle mani dei Borboni, i quali continuavano a regnare in maniera dispotica e autoritaria, concedendo favori solo ai grandi proprietari terrieri e sfruttando la grande maggioranza dei contadini.
Fu soprattutto in Sicilia che la popolazione, stanca di questa situazione, iniziò a meditare di ribellarsi per chiedere di staccarsi dal Regno delle due Sicilie e annettersi al Regno di Sardegna.
A guidare i Siciliani alla rivolta c’era Francesco Crispi, che aveva l’obbiettivo di annettere la Sicilia al Regno di Sardegna e di favorire l’ unificazione.
Il 5 aprile del 1860 scoppiò nella città di Palermo una prima rivolta guidata dai mazziniani Francesco Crispi e Rosolino Pilo, che ebbe in un primo momento grande successo ma che aveva soprattutto bisogno di sostenitori per evitare che i Borboni la soffocassero.

Crispi si rivolse a Giuseppe Garibaldi, il quale accettò di organizzare una spedizione di volontari che avrebbe dovuto raggiungere la Sicilia e liberarla dai Borboni.
Nella notte fra il 5 e il 6 maggio del 1860 Garibaldi insieme a Nino Bixio si impadronì di due navi (il Piemonte e il Lombardo) nel porto di Genova e insieme ad un migliaio di volontari salparono dallo scoglio di Quarto presso Genova, diretti in Sicilia.
Dopo una sosta a Orbetello in Toscana per rifornirsi di armi e munizioni, i garibaldini sbarcarono a Marsala in Sicilia l’11 maggio 1860 e si unirono ai Picciotti (questi erano i contadini contrari alla dominazione Borbonica).
Giunti nella città di Salemi, Garibaldi lanciò un proclama con il quale dichiarava di assumere la guida della Sicilia in nome e per conto dell’Italia e del re.
I garibaldini continuarono poi la loro marcia e il 5 maggio 1860 sconfissero l’esercito borbonico nella città di Calatafimi e poi si divisero presso Palermo.
I garibaldini finsero di ritirarsi a Corleone, per cui l’ esercito borbonico li rincorse e a quel punto i garibaldini sferrarono l’attacco alla città.
Il 30 maggio 1860 i Borboni furono costretti ad abbandonare la città.
Francesco II cercò di salvare la situazione emanando una nuova costituzione, ma ormai era tardi e la Sicilia venne completamente liberata dall'oppressione dei Borboni per mano dei garibaldini (con un plebiscito successivo la Sicilia verrà annessa al Regno di Sardegna).
I Borboni avevano ancora il dominio su tutto il sud Italia e si erano rifugiati a Napoli.
A questo punto Garibaldi capì che poteva liberare anche il resto del sud Italia e il 25 agosto 1860 sbarcò in Calabria, risalì attraverso la penisola e il 7 settembre 1860 entrò da trionfatore a Napoli, dopo aver liberato l'intero sud, mentre i Borboni si rifugiavano nella fortezza di Gaeta.
Intanto nel Regno di Sardegna Cavour iniziava a preoccuparsi del fatto che Garibaldi potesse tenere per sé le terre appena liberate, o volesse formare un regno autonomo, per cui organizzò una spedizione guidata da Vittorio Emanuele II, che doveva attraversare tutta l’Italia e andare incontro allo stesso Garibaldi.

Cavour chiese a Napoleone III (che difendeva le terre papali) di passare attraverso i territori pontifici per giungere nel napoletano. Attraversando la penisola, l’esercito piemontese riuscì strappare al papa le Marche e l’Umbria, che verranno poi annesse al Regno di Sardegna.
L’esercito dei Savoia guidato da Vittorio Emanuele II arrivò nelle Marche e attraverso la battaglia di Castelflidoro il 18 settembre 1860 e quella di Ancona del 29 settembre 1860 le Marche vennero interamente conquistate; successivamente l’esercito passò in Umbria e strappò al papa anche questo territorio.
Vennero organizzati dei plebisciti che diedero voto positivo all’annessione, per cui nel novembre del 1860 anche le Marche e l’Umbria vennero annesse al Regno di Sardegna, che ora comprendeva: Piemonte, Liguria, Sardegna, Lombardia, Toscana, Emilia, Marche, Umbria e tutto il sud Italia.
L’esercito dei Savoia continuò poi la sua corsa fino a Teano, dove il 26 ottobre 1860 Garibaldi e Vittorio Emanuele II si incontrarono, Garibaldi salutò Vittorio Emanuele come re d’Italia e gli consegnò tutte le terre del sud.

Alla proclamazione del regno si arrivò il 17 marzo 1861, quando nacque il regno d’Italia con capitale Torino (sede del primo Parlamento italiano).

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