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D'ANNUNZIO E L'IMPRESA DI FIUME

Gabriele D’Annunzio, grande poeta italiano e colui che per primo identificò la vittoria italiana nella prima guerra mondiale con l'appellativo di " vittoria mutilata " si fece promotore, negli anni del primo dopoguerra, e più precisamente nel 1919 dell’idea che tutti i territori che non erano stati dati all’Italia, ossia l’Istria e la Dalmazia, erano stati ingiustamente sottratti alla giurisdizione italiana. In realtà era stato rispettato alla lettera il principio di nazionalità espresso nei suoi 14 punti da Wilson e di conseguenze un territorio a prevalenza slava come l’Istria non era stato dato ad una nazione straniera.
D’Annunzio però aveva visto come, mentre nel resto dell’Istria la popolazione era a maggioranza slava, nella città di Fiume vi erano soprattutto italiani: dopo aver radunato un manipolo di soldati, a cui lo stesso D’Annunzio aveva dato il nome emblematico di legionari, egli decise con il suo corpo di spedizione composto da soldati delusi dai trattati di pace di occupare militarmente Fiume, incontrando una blanda resistenza da parte dell’esercito jugoslavo, dovuto al fatto che la Jugoslavia si era costituita da poco tempo. Viene costituito un governo provvisorio retto da D’Annunzio stesso ma l’intera vicenda terminerà appena l’anno successivo quando Giolitti, sotto la pressione delle nazioni straniere e della stessa Società delle Nazioni, decise di liberare la città inviandovi l’esercito. L’idea di D’Annunzio poteva essere facilmente condivisa da un punto di vista ideale, ma non nei fatti perché così l’Italia era contravvenuta ai patti che lei stessa aveva firmato e condiviso con la creazione della società delle Nazioni.

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