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L'impero ottomano e la questione balcanica

L’impero ottomano era un aggregato di comunità etniche e religiose diverse, cui era stato consentito di mantenere proprie leggi e usanze anche se prevalente era la popolazione musulmana. Questo enorme impero, da secoli elemento di squilibrio nell’assetto politico europeo, nel corso dell’Ottocento era avviato a una rapida disgregazione. A partire dalla guerra di Crimea (1854-1856), che pure li vide tra i vincitori, i turchi capirono l’esigenza di una riorganizzazione dell’impero, da perseguirsi sul modello delle grandi potenze occidentali e tale da garantire la capacità di difesa dal nemico russo. Nel 1856 venne emanato lo Hatt - i Humayun, un editto riformatore che, ispirato al liberalismo europeo, intendeva definire una cittadinanza nazionale ottomana per gli abitanti dell’impero e promuovere una modernizzazione dello stato. Quest’ultima prevedeva l’abolizione dell’autorità civile delle gerarchie religiose, la riforma fiscale e la formazione di un esercito composto non solo da turchi. Con l’ascesa al trono nel 1876 di Abdul Hamind II, che regnerà sino al 1909, il progetto riformatore andò incontro al fallimento: il paese fu infatti investito da un’ondata di sanguinosa repressione, diretta sia contro i riformatori turchi che contro la nazionalità non turche. Vi furono dei veri e propri massacri in Bulgaria nel 1876 fra la popolazione armena nel 1894-95, mentre un’insurrezione macedone venne brutalmente repressa nel 1903.

E proprio dalla Macedonia, in seguito a una ribellione delle truppe turche, prenderà le mosse nel luglio 1908 la rivoluzione che condusse al potere un gruppo ispirato da Enver Pascia, che propugnava ideali progressisti e costituzionalisti, “i Giovani turchi”. Questo gruppo si poneva in linea di continuità con il disegno riformatore del 1856 e ambiva a costruire una entità statuale in grado di trattare alla pari con le potenze europee, passando dunque da un impero multinazionale debole a stato nazionale forte. Nonostante la proclamazione di tali obiettivi, il nuovo governo in realtà sostenne un esasperato nazionalismo turco, che ebbe come reazione di moltiplicarsi di movimenti nazionalistici antiturchi in tutto l’impero. Questo provocò un progressivo indebolimento: tra il 1908 e il 1914 l’impero perse infatti un terzo del suo territorio e oltre un quinto della sua popolazione. I paesi che si erano staccati dall’impero (Serbia, Bulgaria, Montenegro, Grecia) si coalizzarono nella Lega balcanica. Nel 1912, in concomitanza con un attacco italiano alla Libia e al Dodecaneso, la lega, sostenuta dall’impero zarista, dichiarò a sua volta guerra all’Impero ottomano. L’obiettivo era quello di conquistare la Macedonia e dopo la vittoria della lega questa venne spartita tra Bulgaria, Grecia e Serbia (pace di Londra, 1913).

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