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L'età dell'imperialismo
Periodo caratterizzato da crescenti tensioni:

1) tra le grandi potenze, il cui equilibrio era stato rotto dal progressivo rafforzamento economico e militare della Germania
2) l’interno degli stati nazionali, dove il movimento operaio, sotto la spinta dello sviluppo economico e della concentrazione industriale, sfidava i vecchi equilibri di potere.
Tendenze di fondo della politica delle nazioni:
3) spinta espansionistica verso l’esterno (dal congresso di Berlino del 1878)
4) ricerca di controllo e di consenso all’interno.


Ma trattiamole più approfonditamente:


1) La Germania di Bismarck tenta inizialmente di attenuare i contrasti con una politica estera di attenta mediazione e avvia all’interno una politica di riforme “dall’alto”, accompagnata dal tentativo di reprimere le più significative forze politiche di massa (socialisti e cattolici).

2) L’Inghilterra mantiene per un certo tempo una posizione di relativa estraneità alle vicende del continente; può contare sul possesso di immensi territori coloniali; assorbe le tensioni politiche nate dal processo di massificazione con l’alternanza tra il partito dei conservatori (al governo fino all’inizio del ‘900) e quello dei liberali.
3) La Francia, dove la Terza Repubblica era nata dall’esperienza della Comune, si dibatte tra minacce reazionarie e compromessi.
4) La Russia, dominata dal dispotismo dello zar Alessandro III, non riesce a impedire la crisi rivoluzionaria del 905.
5) L’Italia, tra i due secoli, avvia un intenso processo di modernizzazione economica e politica: inizialmente col passaggio dalla Destra alla Sinistra (intreccio tra politica ed economia; misure protezionistiche; riforma elettorale volta ad ampliare le basi del consenso) ; in seguito, nell’età crispina (1887-1896) , con una politica interna autoritaria che mirava a una integrazione diretta delle masse nello stato e con una politica estera imperialista e aggressiva. La fase decisiva della modernizzazione è costituita dalla “crisi di fine secolo” e dalle riforme giolittiane: apertura alle componenti moderate del socialismo, concessioni alle masse popolari, rese possibili dal decollo industriale.

Fino all’inizio del ‘900 le tensioni tra gli stati europei si scaricarono in altre zone del mondo, mediante la corsa alle conquiste coloniali. Grazie alla politica coloniale in Asia, Africa e nelle isole del Pacifico i governanti delle nazioni europee promisero al “lavoro nazionale” (espressione di Bismarck) un mondo da guadagnare e allentarono la pressione all’interno. In pochi decenni Africa e Asia furono spartite quasi completamente tra le maggiori potenze europee

( Inghilterra e Francia, seguite da Belgio, Portogallo e Germania), mentre gli Stati Uniti allargavano la propria influenza in America latina e Pacifico.
Nel giro di pochi decenni tale sistema accentuò le tensioni:
alcuni stati che al loro interno proclamavano l’autogoverno popolare si macchiarono di crimini nei paesi colonizzati;
le trasformazioni degli stati in potenze aggressive e in concorrenza tra loro accentuarono l’anarchia del mercato e del sistema internazionale fino a livelli molto pericolosi.
All’inizio del ‘900 la tensione riemerge in Europa, dove l’area di crisi è rappresentata dai Balcani: il declino dell’Impero Ottomano e la crisi dell’Impero Austro-ungarico aprono vuoti di egemonia attirando le mire di Germania e Russia, contrastate dalla Gran Bretagna che vede in pericolo le proprie posizioni in Oriente. La situazione è ulteriormente complicata da conflitti etnici.
Conclusioni: nessuna potenza desiderava o prevedeva l’esplosione di un conflitto mondiale ( le principali case regnanti europee pensavano a uno scontro risolutore in aree circoscritte); non c’era coscienza del carattere delle nuove forze create dallo sviluppo tecnico-industriale e delle conseguenze della massificazione della guerra.
Gli elementi dell’età dell’Imperialismo, militarismo, espansionismo, progresso tecnologico, crescita dell’industria pesante, si mescolarono dando origine a situazioni inedite e a dinamiche incontrollabili e distruttive senza precedenti.
L’intreccio di questi fattori evidenziò anche la relativa incontrollabilità dei sistemi burocratici, militari e industriali in cui si erano trasformati gli stati (organismi complessi in cui si intrecciavano interessi dinastici, economici e il potere delle alte gerarchie militari).

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