Dopo la conquista dei territori (o dei coloni) nel 1914, il dominio diventa veramente integrale. Per rimarcare la novità in questi anni entra in uso il termine "imperialismo". Sembra una lemma estremamente appropriato poiché sottolinea un'aspirazione che le classi dirigenti dell'epoca (sovrani e uomini politici) coltivano con un'intensità testimoniata dal gran numero di Stati che in questo periodo assumono il titolo di "Impero": sono tali la Germania, l'Austria-Ungheria, la Russia, l'Impero ottomano, il Giappone. Vittoria, regina del Regno Unito, nel 1876-77 viene problema imperatrice dell'India; mentre la Francia ha appena smesso di essere un impero con la caduta di Napoleone III nel 1870, sebbene una parte almeno della sua opinione pubblica non cessi di coltivare i sogni di rivincita neoimperiale in Europa è fuori dell'Europa. Oltre a questo aspetto formale (niente affatto trascurabile, perché indizio palese di una mentalità corrente) il termine indica comunque grande salto di qualità che appartiene all'espansione coloniale di fine secolo. Certamente esso è favorito dal grandissimo divario tecnologico che si è creato dopo le due rivoluzioni industriali tra l'Occidente e il resto del mondo, e in particolare da alcune strabilianti applicazioni tecnologiche che permettono all'industria bellica occidentale di produrre in serie le mitragliatrici e le armi automatiche.

Tuttavia se si considerano le innumerevoli e, a volte gravi, tensioni interne che segnano la vita politica di tutte le potenze impegnate nelle sue azione coloniale, può sembrare strano che le classi dirigenti trovino risorse, energie e spirito per nuove iniziative di conquista lontano dalla madrepatria.
Tutte le operazioni coloniali sono disagevoli; richiedono molti soldi e molti uomini e sia gli uni sia gli altri sono costantemente messi a rischio, specie quando si incontrano resistenze da parte delle popolazioni dei territori che si vogliono conquistare. Perché dunque imprese simili si compiono egualmente? E perché su così larga scala? Semplice: aumento della potenza dello Stato nei confronti degli avversari europei.

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