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Il Patto di Londra

L’acceso dibattito tra interventisti e neutralisti si prolunga in Italia tra la fine del 1914 e primi mesi del 1915, senza apparentemente influenzare né i vertici governativi del paese né la maggioranza degli italiani. Il governo italiano può operare peraltro nel più stretto riserbo, poiché la stipulazione delle alleanze è sottratta dallo Statuto sabaudo al controllo del parlamento. Quindi, pur non avendo l’appoggio della maggioranza parlamentare, il governo esplica la sua attività politico-diplomatica proprio con l’obiettivo di giungere a individuare lo “schieramento” più conveniente per entrare in guerra. E’ in quest’ottica che nei mesi che vanno dall’agosto 1914 alla primavera 1915, dal ministro degli esteri Sidney Sonnino, che conduce una laboriosa trattativa con i francesi e gli inglesi, conclusa nell’aprile del 1915 con il PATTO DI LONDRA, un accordo segreto in base al quale gli italiani si impegnano a intervenire nel conflitto entro un mese, ricevendo in cambio l’assicurazione di entrare in possesso, a guerra finita, dei seguenti territori: il Trentino, l’Alto Adige, Trieste, Gorizia, l’Istria, le isole di Cherso e Lussino, la Dalmazia con tutte le isole situate a Nord, Valona, la zona di Adalia in Asia minore, una parte delle colonie tedesche in Africa; per L’Albania è prevista una forma di protettorato. Un accordo, quindi, basato sui principi dell’imperialismo europeo.

[l’Austria non faceva accordi fino a guerra finita e inoltre avrebbe dovuto concedere propri territori; per cui l’accordo fu più facilmente firmato con l’intesa]

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