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Il Fascismo in Italia

Introduzione
Movimento politico italiano fondato nel marzo 1919 da Benito Mussolini,costituitosi in partito nel novembre 1921,giunto al potere nell’ottobre 1922 e trasformatosi pochi anni dopo in un regime a partito unico: governò l’Italia fino al 25 luglio 1943.

Origini del fascismo.
Le origini del fascismo si innestano nel processo di crisi e di trasformazione della società e dello stato italiano, negli ultimi decenni dell’ottocento, con l’industrializzazione e modernizzazione accompagnata da fenomeni di politicizzazione delle masse.
L’Italia nel 1919 doveva pagare debiti di guerra agli Stati Uniti e non aveva ferro e carbone per far ripartire l’industria; anche l’agricoltura era sottosviluppata. Grano, ferro e carbone venivano importati dall’ estero, quindi il debito aumentava; da tutto ciò derivò una gravissima inflazione e una forte disoccupazione. Lo stato liberale che aveva superato vittoriosamente la prova della guerra non resse alle tensioni e ai conflitti della nuova politica di massa, che portò al suffragio universale maschile e alla nascita dei partiti: socialista guidato da Filippo Turati e popolare cattolico fondato da Don Luigi Sturzo.

Questi guidarono le proteste dei lavoratori: i popolari nelle campagne si organizzarono in Leghe Bianche per trasformare i mezzadri in piccoli proprietari e i socialisti in Leghe Rosse, per ottenere miglioramento di stipendio e riduzione dell’ orario di lavoro dei braccianti, contemporaneamente agli scioperi della classe operaia, iniziarono le tensioni del cosiddetto Biennio Rosso.
Sempre nel 1919 Lenin convocò a Mosca il Congresso dei dirigenti di tutti i partiti socialisti nati in Europa e venne 2approvata una organizzazione chiamata Terza Internazionale che riconobbe al partito comunista sovietico, il ruolo di partito guida, basandosi sulle teorie di Karl Marx.
Tutti i partiti socialisti divennero comunisti e il mito di una rivoluzione mondiale influenzò le masse; i massimalisti volevano la rivoluzione subito, i minimalisti si accontentavano delle riforme.
In Italia i contadini pugliesi e siciliani occuparono le terre incolte nel nord (Milano-Torino),nel Lazio e in Campania gli operai si asserragliarono nelle officine proseguendo il lavoro attraverso l’autogestione.
Sembrava imminente una rivoluzione che avrebbe portato anche con violenza alla dittatura del proletariato. Tutto questo finì grazie all’ intervento del governo, gli imprenditori concessero aumenti salariali e la Cgl convinse gli operai a sgomberare i posti di lavoro.
La risoluzione pacifica portò al contrasto tra socialisti e popolari, tra riformisti e rivoluzionari, il 21 gennaio 1921 avvenne la scissione di Livorno, della corrente di sinistra del partito socialista italiano (PSI), guidato da Antonio Gramsci e la costituzione del Partito comunista d’Italia.
Il nuovo partito si prefiggeva di abbattere lo stato borghese, abolire il capitalismo e realizzare il comunismo tramite la rivoluzione seguendo l’esempio dei comunisti russi di Lenin.

Nascita del fascismo.
Il termine fascio derivava da fasci di azione rivoluzionaria costituiti all’inizio del 1915 da un gruppo di sindacalisti con l’adesione di Mussolini,espulso poi dal PSI (partito socialista italiano) per la sua scelta interventista.
Nuovi movimenti politici portarono al potere l’ “aristocrazia del combattentismo” e il fascismo nacque nell’ambito di questi movimenti e in principio fu poco influente.
Alla riunione indetta a Milano il 23 marzo 1919 per dar vita ai fasci combattenti (organizzazione paramilitare che disprezzava lo stato parlamentare e usava la violenza per imporre le proprie idee- i membri portavano la “camicia nera” ed erano organizzati in squadre chiamate squadracce, armati di manganelli e coltelli), parteciparono forse un centinaio di militanti della sinistra interventista.
Ad essi Mussolini prometteva uno stato forte con un Parlamento costituito da un unico partito e con un unico capo.
IL “Popolo d’Italia” (giornale finanziato da alcuni industriali e diretto da Mussolini) li definì associazione di tipo nuovo.
Un sostegno culturale venne anche dai futuristi (gruppetto notissimo di grandi artisti che cercava una totale rottura con il passato).

IL fascismo si proclamava pragmatico, anticlericale, repubblicano e proponeva riforme economiche e sociali molto radicali.
Per tutto il 1919 rimase un fenomeno trascurabile nonostante la campagna a sostegno dell’impresa di Fiume.
Gabriele D’Annunzio si asserragliò nella città alla testa delle truppe che l’avevano occupata disobbedendo al governo. Il vecchio statista Giovanni Giolitti chiamato al nuovo governo risolse l’imbarazzante questione con la Jugoslavia con il trattato di Rapallo, grazie al quale Fiume divenne stato indipendente, il quartier generale di D’Annunzio venne preso a cannonate e la città liberata . Alla fine del 1919 dopo la disfatta delle elezioni Mussolini iniziò un cambiamento di rotta, ci fu una conversione a destra e l’organizzazione politica della borghesia produttiva.
La svolta portò alla rottura con i Futuristi e D’Annunzio.
La fortuna del fascismo iniziò nel 1920 dopo l’occupazione delle fabbriche e le elezioni amministrative d’autunno che segnarono la fine del partito socialista e spinsero la borghesia a organizzare forme di autodifesa contro il pericolo bolscevico.
Il fascismo fu subito l’artefice di una violenta offensiva anti proletaria, condotta da squadre armate organizzate militarmente (squadrismo), che nel giro di pochi mesi distrussero gran parte delle organizzazioni proletarie delle provincie nella Valle Padana dove operavano le “Leghe rosse”.
L’offensiva squadrista fu accolta favorevolmente, almeno nei primi tempi, dai partiti anti-socialisti come una sana reazione e il fascismo sembrò il salvatore dell’Italia dal bolscevismo.
La crescita del partito dopo il 1920 fu rapida e nel 1921 si arrivò a 200.000 iscritti.
Questa massa aggregava gruppi soprattutto nelle zone rurali della Valle Padana e in Toscana, scarsa era la presenza nelle zone industriali e quasi inesistente nelle regioni meridionali, salvo la Puglia.
Sociologicamente il fascismo fu una mobilitazione dei ceti medi dei quali facevano parte i dirigenti dei fasci e i capi dello squadrismo.
Nel 1921 Mussolini partecipò alle elezioni ed entrò in parlamento con 35 deputati; il vecchio statista Giolitti che aveva tentato di porre fine allo squadrismo cadde con il suo governo.
L’opinione pubblica borghese condannava gli episodi di efferata crudeltà degli squadristi e i capi provinciali dei fasci contestarono pubblicamente a Mussolini il diritto di considerarsi capo del fascismo.
La crisi che ne derivò fu uno dei momenti più difficili della storia del fascismo ma Mussolini riuscì a far accettare definitivamente il suo ruolo di “Duce”; forte anche dell’appoggio dei potenti e certo del favore di Vittorio Emanuele III.
Il movimento si trasformò in Partito Nazionale Fascista PNF e gli squadristi ottennero la valorizzazione del loro ruolo.
In questa prospettiva la “marcia su Roma”(1922- tentativo di occupare fisicamente la capitale al quale parteciparono 30.000 fascisti, con l’esercito schierato a sbarrare l’accesso ma poi ritiratosi per ordine del re), può essere considerata il primo passo verso il regime totalitario.
Il re nomina Mussolini Presidente del Consiglio.
Fino al delitto di Matteotti (10 Giugno 1924), Mussolini attuò una politica di coalizione con altri partiti disposti a collaborare, si servì dei mezzi legali di repressione per ostacolare l’attività dei partiti antifascisti.
Nello stesso tempo decise di tagliare al PNF qualsiasi autonomia e lo sottopose alla sua direttiva; legalizzo la milizia fascista ponendola sotto il suo comando.
L’assassinio di Matteotti, deputato socialista che in Parlamento ebbe il coraggio di denunciare con un infuocato discorso le irregolarità del voto del 1924, suscitò nel paese una profonda emozione che fece vacillare il governo ma Mussolini riuscì ad evitare la caduta.
Con il discorso alla camera il 3 Gennaio 1925 il fascismo consolidò il suo potere e da questo momento la sua storia si intreccia con la storia d’Italia.
L’ordinamento dello stato fu trasformato secondo il principio totalitario, le leggi “fascistissime” segnarono il tramonto della legalità .
Mussolini divenne unica ed effettiva guida dello stato assumendo sempre più il carattere di dittatura personale fondata sul mito del Duce, sul partito unico e su una capillare rete organizzata per l’inquadramento e la mobilitazione delle masse.
Il mito di Mussolini, personalità carismatica fu il fattore principale del consenso che la maggioranza degli italiani manifesto verso il regime negli anni 1929-1936.
Il fascismo utilizzò un’ efficace macchina propagandistica per spettacolarizzare i successi del regime.
In favore dell’agricoltura bonificò le paludi Pontine tra Roma e Latina rendendo coltivabili 60.000 ettari di terreno e debellando la malaria, completò l’acquedotto pugliese iniziato da Giolitti.
In favore dell’industria costruì nuove centrali elettriche ampliò ferrovia e strade facilitando i trasporti.
Con il forte ribasso dei salari e la fine degli scioperi l’economia cominciò la ripresa.
Ci fu anche l’indottrinamento delle masse e delle nuove generazioni inquadrate fin dall’infanzia nell’opera nazionale Balilla, istituita nel 1926, entrando in contrasto con la Chiesa.
Bambini e adolescenti furono inquadrati in organizzazioni giovanili di carattere paramilitare, che si esibivano in parate e cortei, mantenendo le masse in uno stato di mobilitazione emotiva permanente, attraverso riti e cerimonie collettive.
Il massimo strumento propagandistico erano i discorsi del duce pronunciati nelle piazze, ma diffusi dalla radio nelle case, Benito Mussolini era un oratore molto abile.
Nel 1929 ci fu il Concordato con il Vaticano che pose fine ai dissidi tra la chiesa e lo stato con il consenso dei cattolici.
Tutte queste iniziative servivano a costruire l’immagine di una Italia vincente.
In realtà Mussolini capiva poco di economia, il duce si illudeva di riuscire a far progredire l’Italia solo con i propri prodotti ricavati dalla campagna, in un periodo nel quale le economie del mondo erano legate da vincoli commerciali e finanziari molto stretti.
La “battaglia del grano” è uno dei concetti su cui si basava l’idea arcaica, secondo la quale il popolo che ha il pane è autonomo.
In realtà non fu cosi perché sradicando frutteti, agrumeti, vigne e oliveti per coltivare grano, si distrusse gran parte delle colture specializzate da destinare all’esportazione.
Lo Statalismo cioè i sussidi statali ai coltivatori di grano, alle famiglie numerose, all’industria pesante, ad aziende come Pirelli e Fiat completarono la serie di provvedimenti che segnarono la rovina della nazione.
Nel 1932 Mussolini, visto il calo dei consensi cominciò a rivendicare i diritti dell’ Italia sul Mediterraneo, definito “Mare nostrum” e giocò la carta della conquista di una nuova colonia, l’unico paese rimasto indipendente in Africa era L’Etiopia.
L’invasione fu condannata dalla Società delle Nazioni.
La guerra d’Etiopia continuò dal 1935 al 1936 e si concluse con la sconfitta dell’imperatore Hailè Selassiè.
La vittoria fu ottenuta arruolando 400.000 uomini contro la popolazione civile etiope..
Subito dopo venne proclamata la nascita dell’ Impero coloniale Italiano, costituito da Etiopia, Libia, Eritrea e Somalia, fu il momento culminante del consenso degli Italiani al regime.
In questa nuova fase si istituì il Ministero della Cultura popolare e la creazione della Gioventù Italiana del Littorio che unificava le organizzazioni giovanili; venne abolita la Camera dei deputati e sostituita dalla Camera dei fasci.
L’istituzione della carica di primo maresciallo dell’impero (30 marzo 1938), conferita sia a Mussolini che al Re, svalutava ulteriormente la funzione della monarchia.
Questi cambiamenti iniziarono a suscitare timori e resistenza nelle istituzioni tradizionali, nel mondo economico, nel mondo cattolico, nella borghesia e negli stessi ceti medi allarmati dalle nuove iniziative bellicose del fascismo nel campo internazionale.
L’avvento del Nazismo in Germania nel 1933 non incontro subito le simpatie di Mussolini e quando si verificò il colpo di stato in Austria nel 1934, egli reagì inviando truppe al Brennero.
Dopo la guerra d’Etiopia avvenuta con l’ opposizione della Francia e dell’Inghilterra, Mussolini si avvicinò sempre più alla Germania Hitleriana.
Nel 1937 abbandonò la Società delle Nazioni e si impegno in una nuova avventura militare partecipando alla guerra civile spagnola.
Nel marzo 1938, Mussolini approvò l’annessione dell'Austria al Reich.
Il pericolo di una guerra fu momentaneamente scongiurato e Mussolini definito “salvatore della pace” ma l’accordo di alleanza con la Germania, lega definitivamente il destino dell’Italia e del regime alle sorti dell’imperialismo nazista.
Il 7 aprile l’Italia invadeva l’Albania, nonostante le esitazioni del periodo della “non belligeranza”.
Dopo lo scoppio del conflitto europeo ( 1 settembre 1939), Mussolini trascinò il paese in guerra (10 giugno 1940), illudendosi su una rapida conclusione con la vittoria.
Le disfatte militari subite dall’Italia e l’invasione della Sicilia da parte degli alleati (10 luglio 1943), segnarono la fine del regime fascista; già in piena crisi per la totale perdita di consenso da parte della grande massa degli italiani e la decisione della monarchia, delle forze economiche e della Chiesa di cercare un’uscita dalla guerra, liquidando Mussolini e il fascismo.
L’intera struttura del regime crolla rapidamente dopo il 25 luglio 1943, quando il duce fu destituito dal re e arrestato.
La repubblica di Salò (13 settembre 1943 / 25 aprile 1945) creata dai Tedeschi dopo l’8 settembre e la liberazione di Mussolini, fu un estremo tentativo per dar vita al fascismo, riconducendolo alle sue origini repubblicane, subordinato ai tedeschi che lo utilizzarono per la repressione anti-partigiana.
Il fascismo fu travolto dalla vittoria degli alleati e dalle forze della resistenza (25 aprile 1945).

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