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Il fascismo

Alla fine della prima guerra mondiale, nella società italiana si diffuse un grave malcontento, il paese era in preda a una grave crisi economica, l’inflazione impoveriva operai e contadini ma anche la piccola borghesia. Le condizioni stabilite per l’Italia nei trattati di pace suscitarono forti critiche, molti si convinsero che quella italiana era un vittoria mutilata. I nazionalisti non volevano rinunciare alla Dalmazia e alla città di Fiume, e in effetti nel settembre 1919 il poeta Gabriele D’annunzio alla guida di un gruppo di legionari occupò Fiume e ne proclamò l’annessione all’Italia. Il capo del Governo italiano, Francesco Saverio Nitti, praticamente non fece nulla. La linea del governo scontentò tutti e si rafforzò l’idea che i liberali non fossero in grado di far fronte alla nuova situazione. La posizione dei liberali fu indebolita anche dalla nascita di un nuovo partito il Partito Popolare Italiano. Nel biennio rosso (1919/1920) in Italia esplosero le proteste di contadini e operai che occuparono le terre e le fabbriche. Gli operai chiedevano aumenti salariali e garanzie contro i licenziamenti, i contadini volevano che fosse attuata la riforma agraria che era stata promessa dopo la disfatta di Caporetto. A farsi portavoce degli interessi dei lavatori furono le organizzazioni sindacali quali la CGL (Confederazione Generale del lavoro), la CIL (Confederazione Italiana dei Lavoratori). Per contrastare la forza dei lavoratori, anche gli imprenditori si unirono in un sindacato, nacque così nel 1920 la Confindustria (Confederazione Generale dell’Industria). Nello stesso anno, visto che gli industriali si rifiutavano di concedere aumenti salariali, i sindacati dichiararono lo sciopero bianco, cioè i lavoratori entravano in fabbrica ma non lavoravano. Gli industria minacciarono la chiusura delle fabbrica, la cosiddetta serrata, ma i sindacati risposero con l’occupazione delle fabbriche. Nel frattempo i contadini occupavano le terre mettendo in discussione il diritto di proprietà dei latifondisti. I proprietari volevano che la politica e l’esercito intervenissero per ristabilire l’ordine, ma Giolitti, che era tornato alla guida del governo, era convinto che sia gli industriali che i proprietari terrieri dovessero trattare con il lavoratori per porre fine alle occupazioni e così infine le agitazioni cessarono. Delusi dalla politica dei liberali, industriali e proprietari terrieri incominciarono a sostenere le squadre fasciste di Mussolini. Benito Mussolini nacque a Predappio ( Forlì) il 29/07/1883. egli fin da giovane si impegnò nelle file del partito socialista, nel novembre del 1914 egli fondò un suo giornale “il Popolo d’Italia” e si schierò a favore dell’intervento italiano in guerra e per questo fu espulso dal suo partito. Alla fine della guerra tornò alla direzione del suo giornale e fondò il Movimento dei Fasci di Combattimento. Furono le agitazioni sociali del 1920 che offrirono al fascismo l’occasione per crescere. Mussolini infatti sostenne che le iniziative sindacali andavo contrastate con forza e per questo organizzò delle squadre d’azione che, specie nelle campagne emiliane, repressero violentemente la protesta dei contadini. Le squadracce fasciste furono protagoniste di violenze, distrussero le sedi delle organizzazioni dei braccianti, colpirono coloro che si erano distinti nella lotta contro i proprietari delle terre. I proprietari terrieri e gli industriali , quindi appoggiarono Mussolini, tuttavia i fascisti riuscirono a ottenere il consenso dai ceti medi, cioè da coloro che non erano né proletari né borghesi, si trattava di piccoli proprietari terrieri, commercianti, impiegati, insegnanti ecc. nel 1921 Mussolini trasformò il suo movimento in un partito “ Partito Nazionale Fascista”. Si pensava che i fascisti potessero contrastare efficacemente i socialisti e i sindacati e Giolitti sicuro che la loro violenza potesse frenare quella degli operai e dei contadini, consentì che essi si presentassero nelle liste liberali e nelle elezioni del 1921 i fascisti conquistarono 35 seggi. Nel generale disordine i fascisti continuarono ad organizzarsi e nell’ottobre del 1922 Mussolini concentrò a Napoli migliaia di camice nere per poter marciare su Roma., e con questa minaccia ottenne l’incarico di formare il nuovo Governo. Il primo governo fu sostenuto dai fascisti, dai liberali e dai popolari. Nel periodo 1922/1924 Mussolini agì nel rispetto della legge, ma le squadre fasciste continuarono le loro spedizioni contro i socialisti. Anche le elezioni del 06/04/1924 si svolsero in un clima di violenze e di irregolarità, e il coraggioso Giacomo Matteotti, denunciando le gravissime irregolarità nel corso delle elezioni, venne rapito e assassinato dagli squadristi. Il 1925 è l’anno che segna la definitiva trasformazione del fascismo . Mussolini diventò il dittatore dell’Italia e diede vita ad uno stato totalitario, cioè uno stato che controlla in modo totale la società. Con la realizzazione delle leggi fascistissime si diede pieni poteri a Mussolini, il duce. Il posto del sindaco venne occupato da un podestà, nominato direttamente dal governo, fu istituita l’OVRA (Opera di Vigilanza per la repressione antifascista) che aveva il compito di cercare e arrestare gli antifascisti. Il compito di giudicare e condannare gli antifascisti spettava invece al Tribunale Speciale. Il fascismo tentò, attraverso il controllo dell’educazione dei giovani, di organizzare il consenso, cioè l’approvazione degli italiani. Tutta la scuola fu sottoposta al controllo del fascismo, dai libri ai programmi. Gli insegnanti, come tutti i dipendenti pubblici, per lavorare dovevano avere la tessera del partito fascista. Il fascismo usò i mezzi di comunicazione come strumenti di propaganda e condizionò persino il tempo libero e la famiglia, infatti di discorsi di Mussolini venivano ascoltati dai cittadini nei locali pubblici, nei luoghi di incontro, nelle case. I lavoratori , inoltre potevano dedicarsi ad attività ricreative e nel contempo venivano influenzati dalla propaganda del regime. Il fascismo cercò di superare il conflitto tra Stato e Chiesa e nel 1929 firmò i patti lateranensi. I patti lateranensi chiamati così perché firmati nel palazzo del Laterano, prevedevano un accordo per regolare i rapporti tra Stato e Chiesa. Con questi patti l’Italia riconobbe :
-la sovranità della Chiesa sullo Stato indipendente della città del jVaticano
-il cattolicesimo come la sola religione dello Stato da insegnare obbligatoriamente nelle scuole
-il matrimonio religioso equivalente a quello civile.
In cambio il Vaticano riconobbe il Regno D’Italia e la sua capitale, Roma.
Dopo una prima fase liberalista, lo Stato fascista intervenne pesantemente nella vita economica promuovendo l’autarchia cioè bastare a sé stessi. L’Italia dunque doveva divenire economicamente autosufficiente. In realtà l’autarchia indebolì l’economia , nel 1939 il reddito medio di un italiano era circa la metà di quello francese, nel 1938 in Italia c’era un’automobile ogni 100 abitanti, mentre in Inghilterra e Francia 1 ogni 20 abitanti. Lo Stato intervenne anche sulle banche e sull’industria e impose al mondo del lavoro il corporativismo, secondo Mussolini, i datori di lavoro e i lavoratori dovevano collaborare. La politica estera fascista fu nazionalista e colonialista. Il primo obiettivo fu la conquista dell’Etiopia avvenuta nel 1936. La guerra d’Etiopia favorì l’avvicinamento di Mussolini a Hitler, il dittatore nazista al potere in Germania. La Germania aveva approvato la conquista coloniale italiana con rifornimenti di armi e materie prime e si giunse così alla firma del patto d’acciaio. Con esso le due nazioni si impegnarono ad aiutarsi reciprocamente nel casi di una guerra. La conseguenza più grave di questa alleanza fu l’introduzione in Italia di leggi razziali contro gli Ebrei.

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