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Il Biennio rosso

“Biennio Rosso” è la locuzione con cui alcuni storici chiamano il periodo della storia europea immediatamente successivo alla prima guerra mondiale in cui si verificarono mobilitazioni contadine, tumulti annonari, manifestazioni operaie, occupazioni di terreni e fabbriche con in alcuni casi tentativi di autogestione. Le agitazioni si estesero anche alle zone rurali e furono accompagnate da scioperi, picchettaggi e violenti scontri. Il biennio 1919-20, infatti, è quello dove maggiormente si avverte la crisi e si assiste alla massima mobilitazione sociale e delle istituzioni liberali. Negli stati con istituzioni democratiche più solide gli effetti della crisi furono incanalati nell’istituzione rappresentativa, invece negli stati più deboli (come l’Italia) il sistema politico liberale non resse e presero posizione i metodi reazionari e autoritari:

Gran Bretagna = l’economia è in crisi ed è stata soppiantata dall’egemonia USA; inoltre, dal punto di vista delle risorse, l’avvento dell’energia elettrica e del petrolio, sminuiscono il carbone. Ci sono 2000 000 di disoccupati. L’impero coloniale scricchiola e l’Irlanda ottiene l’indipendenza nel 1927. Le proteste degli operai culminarono nel 1926. Il partito laburista riesce a incanalare nella legalità le agitazioni operaie, quindi si continuerà nella tradizionale politica bipolarista. La strategia politica reggerà la situazione del paese.

Francia = ci sono grandi agitazioni di movimenti sindacali. Nel 1920 nasce il partito comunista al congresso socialista, che aderirà poi alla terza internazionale di Lenin, tuttavia persiste una certa instabilità politica. La forza del paese rimane nella solidarietà della politica estera.

USA
= Gli americani arricchiti con la guerra sono intimoriti dalla paura del “bolscevismo” che crea fazioni conservatrici. Sono bloccate le emigrazioni e ci sono repressioni politico-religiose. Nel 1929 il presidente alla guida del paese è Herbert Clark Hoover.

Italia = è vitale il principio paternalistico. Benito Mussolini pensa di guadagnare il consenso e il potere politico adeguandosi al pensiero liberale.

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