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Ideologie politiche nell'800

L'800 è caratterizzato per il confronto tra le due grandi ideologie del liberalismo e della democrazia I liberisti erano indirizzati su alcune idee fondamentali (libertà opinione, tolleranza, principio rappresentativo) ben diverse da quelle democratiche (aspiravano alla repubblica tramite suffragio universale). Le due correnti si trovano vicine per la comune lotta per la costituzione, il parlamento e le libertà fondamentali. Si sviluppò l'idea di nazione conseguentemente alle teorie di Rousseau (nazione espressione del popolo capace di esprimere volontà comune) e alla cultura romantica, soprattutto tedesca. I primi decenni del secolo videro un grane sviluppo del pensiero socialista, risposta al diffondersi del processo di industrializzazione, alla crescita del proletariato di fabbrica: il nucleo principale di questo pensiero, ispirato ai movimenti radicali che si esplicitarono durante della prima rivoluzione inglese e francese, stava nella convinzione che per superare i mali del capitalismo industriale non bastassero riforme dall'alto ma era necessario colpire alla radice i principi della società borghese sostituendoli con i valori di uguaglianza e solidarietà, mettendo sotto il controllo del proletariato i processi produttivi, orientandoli ai bisogni di tutta al comunità. Due furono i precursori, l'inglese Owen, promotore delle cooperative di consumo, e del francese Saint simon che, formatosi nell'ancient regime, capì l'importanza dell'industrialismo teorizzando una società governata da tecnici e produttori (operai + industriali) in base all'interesse di tutta la collettività. Importanti anche Blanc, teorizzò la creazione di ateliers sociali che dovevano soppiantare le imprese private, e Proudhon che, basandosi sulle famiglie, propose un cooperativismo anarchico. Le idee socialiste trovarono eco anche in Germania dove trovarono sostenitori non tanto nel proletariato ma tra gli intellettuali. E' il caso di Engels e Marx i quali nel Manifesto dei comunisti (1848) promossero un socialismo "scientifico" che univa una carica rivoluzionaria a un fondamento economico: il nucleo di questo pensiero, ribadito nel capitale di Marx, concepisce la storia come elemento materialistico e successione di lotte di classe e sottolinea il ruolo che il proletariato, basandosi sulle contraddizioni oggettive del capitalismo, doveva svolgere per abbattere la società borghese. Il proletariato avrebbe dovuto riunirsi in scala internazionale assumendo il potere dapprima con una dittatura che si sarebbe trasformata in una società comunista, senza classi e privilegi. Il movimento era però ancora disorganizzato, debole e isolato.


Mazzini: dopo l'esperienza fallimentare dei moti del '31 si diffuse tra i patrioti italiani democratici l'ideale dell'unità d'Italia da conseguirsi con una lotta del popolo e non tramite società segrete, come la Carboneria ormai fallita, o accordi con i principi, grazie soprattutto a Giuseppe Mazzini, nato a Genova nel 1805 che si accostò sin da giovane a ideali patriottici e democratici. Partecipò alla Carboneria nel 1827 e dopo elaborò la sua religiosità: laica, tipicamente romantica, dove Dio si identificava non come un essere trascendente ma con lo spirito insito nella storia. La fede nella libertà e nel progresso doveva essere vissuta come una fede religiosa; Mazzini credeva inoltre nel principio di associazione: al di sopra dell'individuo c'è la famiglia, la nazione e l'umanità; la nazione, intesa come entità culturale e spirituale più che territoriale, era il nucleo del sogno di un'umanità libera. In questa teoria tesa verso l'unità non trovarono spazio concezioni materialistiche e classiste. Mazzini si differenziava dai socialisti in quanto, pur riconoscendo i problemi sociali, difendeva il diritto di proprietà privata. Il suo programma politico era estremamente chiaro e concreto: l'Italia doveva rendersi indipendente e darsi una forma di governo unitaria e repubblicana, senza alcun compromesso di tipo monarchico e federalista. La via per giungerci era solo quella dell'insurrezione popolare. Fondò così la Giovine Italia. Si prefisse di conquistare il Regno di Sardegna ma questa cospirazione fu scoperta. La giovine Italia fu praticamente distrutta e solo nel '40 rifondata: ci furono altri tentativi rivoluzionari (in Emilia, dei fratelli Bandiera) da cui Mazzini si dissociò ma la situazione Italiana non cambiò. Nel corso degli anni '40 emerse anche un orientamento moderato che si differenziava sia dal tradizionalismo conservatore sia dal radicalismo repubblicano di Mazzini e cercava per il problema italiano soluzione gradualistiche e indolori. Ne sono esempi il cattolicesimo liberale (Manzoni, Rosmini), il neoguelfismo (con l'abate Gioberti che identificava la missione mazziniana del popolo italiano con la Chiesa, pur senza il bisogno di un'unità politica, ma anzi di una confederazione di Stati Italiani basata sulla forza del regno di Sardegna che soddisfacessero così desideri cattolici e patriottici) il liberalismo moderato (con Massimo D'Azeglio che, in seguito al fallimento dei moti del '45, criticava il pontificato e le insurrezioni giudicate inutili e addirittura dannose alla causa unitaria e proponeva una soluzione federalista così come il milanese Carlo Cattaneo, direttore del Politecnico, che diffidava a causa della sua formazione illuminista di Mazzini, e puntava ad uno sviluppo economico dei singoli Stati a favore di una confederazione repubblicana che lasciasse ampia autonomia alle regioni e fosse la premessa per la costituzione degli Stati Uniti d'Europa).

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