Le guerre parallele

Nei primi anni Quaranta con un'iniziativa autonoma non troppo gradita alla Germania nazista, l'Italia fascista ha aperto nuovi fronti. Una volta entrata in guerra, Mussolini vuole assicurarsi prima possibile la sua fetta di nuovi diritti dolori. Esercito italiano e per ammissione degli stessi dirigenti fascisti largamente impreparato. Ma si conta comunque di riuscire a sfruttare la situazione che si era creata in Europa per iniziativa tedesca andando ad affrontare avversari che si giudicano alla portata delle armi italiane. La strategia è quella di svolgere una guerra propria, una guerra parallela e nonna subalterna agli obiettivi di Hitler e del regime nazista. I risultati però non sono molto brillanti: infatti nell'agosto del 1940 l'esercito italiano attacca dall'Etiopia la Somalia britannica e dalla Libia attacca l'Egitto, anch'esso risulta controllata dai britannici.
Comandati dal maresciallo Rodolfo Graziani (1882 -1955) inizialmente gli italiani riescono a penetrare a fondo in Egitto.

Ma nel dicembre del 1940 comincia la controffensiva britannica, che fa arretrare di molti chilometri l'esercito italiano, costretto ad abbandonare anche la Cirenaica (cioè la Libia orientale). A quel punto la prima guerra "parallela" diventa "subalterna", poiché Mussolini è costretto a chiedere aiuto ai tedeschi, che nel mese nel febbraio del 1941 inviano in Libia l'Afrikakorps, un corpo di spedizione molto ben attrezzato e dotato di mezzi corazzati dal comando del generale Erwin Rommel (1891-1944).

Le forze italo-tedesche possono così riprendere l'attacco e respingere di nuovo le truppe britanniche oltre i confini egiziani e intanto però l'esercito italiano sta perdendo la guerra contro i britannici in Africa Orientale infatti già il 6 aprile del 1941 nella capitale dell'Etiopia, Addis Abeba, può rientrare trionfalmente il sovrano etiope, Hailè Selassiè.

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