La guerra civile americana

L’indipendenza delle colonie spagnole
Fin dal Cinquecento, la Spagna e il Portogallo avevano esercitato un controllo commerciale molto rigido sui loro possedimenti nell’America meridionale. Infatti intendevano assicurarsi tutti i possibili vantaggi economici derivanti dal dominio di quelle terre. Per essere certi di poter comprare i prodotti americani a prezzi ridotti Spagnoli e Portoghesi avevano proibito qualsiasi tipo di scambio tra le loro colonie e gli altri Stati europei.
I commercianti della madrepatria,essendo gli unici compratori, potevano imporre le proprie condizioni ai produttori delle colonie, i quali, non avendo alternative, erano costretti ad accettarle.
Tra il 1809 e il 1828, quasi tutte le colonie sudamericane ottennero l’indipendenza. L’Argentina, il Perù, l’Ecuador, il Cile, la Colombia, il Venenzuela, la Bolivia, l’Uruguay, alcuni Stati centroamericani e il Messico riacquistarono la libertà dopo guerre sanguinose.
Tra i grandi liberatori vi furono Josè de San Martin e Simon Bolivar.
Le vicende del Brasile
Nel 1821, in seguito ai molti liberali scoppiati in Portogallo, il re Giovanni VI fece ritorno in patria, affidando la reggenza del Brasile al figlio Dom Pedro. Questi, contro il volere del padre e delle cortes (il parlamento portoghese), nel settembre 1822 dichiarò l’indipendenza del paese e venne incoronato imperatore del Brasile con il nome di Pietro I.
Il Portogallo non reagì contro l’iniziativa del principe e così, pacificamente, si rassegnò a perdere la sua colonia più vasta e importante.

Gli Stati Uniti d’America

Gli Stati Uniti: economia e società
Nei primi anni dell’Ottocento, l’America settentrionale stava attraversando un periodo di grande sviluppo economico.
Grazie ai macchinari tecnologicamente avanzati provenienti dall’Inghilterra, il giovane Stato americano moltiplicò la produzione industriale,avvalendosi anche l’afflusso massiccio di immigrati europei, che costituirono la manodopera essenziale per le industrie. Al Nord le città si ingrandivano velocemente.
L’avanzata verso i territori dell’Ovest continuava, favorita anche dallo sviluppo tecnologico: vennero aperti nuovi itinerari lungo i fiumi navigabili, percorsi da grandi battelli a vapore. Si sviluppò il trasporto ferroviario: verso la metà del secolo gli Stati Uniti potevano contare su una rete di ben 70 000 chilometri di strada ferrata, estesa specialmente nelle regioni orientali, ma già protesa verso quelle occidentali.

La conquista del “Far West”
Una nuova accelerazione allo sviluppo economico fu impressa dalla scoperta di miniere d’oro nelle regioni occidentali. Dopo il 1848 grandi giacimenti auriferi vennero trovati in California. Iniziò così una sanguinosa guerra di conquista. Gli Americani non esitarono a travolgere, fino a sterminarle, le popolazioni indigene, chiamate “Pellirosse” a motivo del colore con cui si tingevano il viso durante le cerimonie rituali.

Le guerre contro l’indiani
Gli Indiani d’America di opposero all’invasione dei loro territori, ma ne furono scacciati dalle federali. I conquistatori uccisero gran parte delle immense mandrie di bisonti che pascolavano nelle praterie e che rappresentavano il principale sostentamento delle popolazioni indigene. Nel 1890 la “frontiera” degli Stati Uniti raggiungeva l’oceano Pacifico: l’intero paese era stato colonizzato , mentre gli Indiani vivevano ormai chiusi nelle riserve. Le guerre avevano decimato la popolazione indigena: delle tribù indiane che avevano combattuto con grande coraggio contro i pionieri restavano pochi superstiti. I nomi dei loro capi entrarono nella leggenda come: Geronimo, Cavallo Pazzo, Toro Seduto e tanti altri.

I contrasti fra gli Stati del Nord e quelli del Sud
Gli Stati del Sud rimasero esclusi dai benefici dell’industrializzazione. Gli interessi dei proprietari terrieri meridionali, produttori di cotone e tabacco, entrarono in conflitto con quelli degli imprenditori settentrionali.
Gli Stati del Nord avevano bisogno di una politica commerciale protezionista, che comportava l’imposizione di tariffe doganali su tutte le merci importate, così da salvaguardare la propria produzione industriale. Gli Stati del Sud erano favorevoli alla libertà di commercio.

Il problema della schiavitù
I proprietari del Sud erano fermamente decisi a conservare la schiavitù, perché la loro economia si basava sulla manodopera nera.
I ceti dirigenti del Nord erano abolizionisti: volevano cioè l’abolizione della schiavitù, inaccettabile per motivi morali e religiosi.
I sudisti ribattevano che anche nelle industrie del Nord la manodopera nera subiva un trattamento umiliante rispetto a quella bianca, ed era vero.
Le divergenze si acuirono e gli attriti far i due schieramenti si fecero sempre più accesi.

La guerra civile americana
Nel 1860 venne eletto presidente degli Stati Uniti Abramo Lincoln, disponibile ad assecondare i movimenti che proponevano l’abolizione della schiavitù.
Il Sud reagì organizzandosi in una Confederazione. Ne nacque una lunga e sanguinosa guerra, il 1°gennaio 1863 Lincoln promulgò un decreto con il quale aboliva la schiavitù negli Stati ribelli. Il bilancio del conflitto che fu drammatico: circa 700 000 morti.
Con la fine della guerra, la schiavitù venne abolita in tutto il territorio degli Stati Uniti.

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