La guerra russo-nipponica

Lo zar Nicola II, spinto dall’illusione di poter distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dai problemi interni, intraprese una politica imperialistica in direzione dell’Estremo Oriente. Si scontrò così con il Giappone, a seguito dell’occupazione della Manciuria posta in atto dall’esercito russo durante la rivolta dei Boxers. I Giapponesi reagirono attaccando nel febbraio 1904 la base navale russa di Port Arthur, dando inizio alla guerra russo-giapponese.
La Russia fu clamorosamente sconfitta dal Giappone e si vide costretta ad accettare le condizioni di pace sottoscritte ufficialmente il 5 Settembre 1905 a Portsmouth.

Tale successo giapponese incoraggiò il cosiddetto asiatismo e indusse la Russia a rinunciare a estendere le proprie mire verso l’Estremo Oriente.

La rivoluzione del 1905 in Russia

Inoltre la sconfitta subita contribuì a far divampare la rivoluzione tra le masse. Importante fu la cosiddetta Domenica di sangue (22 Gennaio 1905), una sommossa popolare a Pietroburgo che fu repressa dalle guardie zariste nel sangue.
Proprio nell’Ottobre dello stesso anno, fu organizzato un grande sciopero nazionale che paralizzò tutto il Paese. Queste azioni di lotta, coordinate dai soviet (consigli di rappresentanti popolari), spinsero lo zar a fare alcune concessioni (Costituzione e Duma).
La Duma , la prima assemblea elettiva della storia russa, fu sciolta in seguito alla guerra con il Giappone e riconvocata nel 1907, ma poiché troppo orientata a sinistra fu nuovamente sciolta e sostituita, in base ad una nuova legge elettorale socialmente più restrittiva della precedente, con una terza a forte maggioranza conservatrice.
Tra il 1906 e il 1910 inoltre il primo ministro Stolypin procedette all’attuazione di un’ampia riforma agraria, che stimolò la formazione dei cosiddetti kulaki.

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