Nel novembre del 1917 il governo bolscevico ordina la cessazione delle ostilità e annuncia l'avvio di trattative di pace con la Germania e l'Austria-Ungheria. Il gesto ha dato consenso ai bolscevichi all'interno ma appare subito chiaro che la delegazione bolscevica che è guidata da Trotskij è costretta a condurre le trattative da una posizione di grave debolezza. E infatti le condizioni imposte dal governo tedesco, e riconosciute dal trattato di pace firmato il 3 marzo 1918 a Brest-Litovsk, sono durissime: la Finlandia, le regioni baltiche, la Polonia e l'Ucraina sono poste sotto l'occupazione delle truppe tedesche. La riorganizzazione territoriale fa sì che a Pietrogrado si trovi a pochi chilometri dal nuovo confine del tutto esposto a qualche possibile iniziativa delle truppe di occupazione. La capitale viene spostata a Mosca. Lì si tiene il III congresso panrusso dei soviet che ha approvato il trattato. Nella primavera del 1918 a Mosca si tiene anche il congresso del partito socialdemocratico operaio che, come ha suggerito Lenin nelle sue Tesi d'aprile, decide di darsi un nuovo nome per distinguersi da tutti gli altri partiti socialisti: si chiama "Partito comunista". Sembrerebbe che la pace sia finalmente arrivato ma non è così infatti le armate controrivoluzionarie indicate come "armate bianche" si stanno ricostituendo, determinati ad attaccare militarmente lo Stato rivoluzionario russo con l'intenzione di restaurare il potere dello zar: è l'inizio della guerra civile. A queste armate russe si uniscono anche altre forze militari che hanno diversa origine e altri obiettivi che non la restaurazione dello zar. Il risultato complessivo di questo attacco è che nel 1918 la Russia bolscevica si ritrova completamente accerchiata da forze militari ostili che la stanno mettendo sotto. Sin dall'inizio del 1918 alcuni generali zaristi che dispongono di truppe fedeli si sono allontanati dal fronte recandosi a sud nelle zona di Rostov sperano di poter riorganizzare un esercito efficiente. Nella parte est 60.000 cecoslovacchi, che si trovavano prigionieri in Siberia in quanto combattenti sotto le insegne dell'impero austro-ungarico, sono stati liberati perché possano costituire una legione cecoslovacca. Dopo la firma della pace di Brest-Litovsk gruppi armati bolscevichi aggrediscono i cecoslovacchi spinti dal timore che possano essere una sorta di avanguardia delle truppe dell'Intesa che sembrano intenzionate ad attaccare la Russia bolscevica. I cecoslovacchi, però, si difendono con successo dopo essersi uniti ad altri gruppi locali di combattenti anti-bolscevichi.

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