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Grande guerra - La svolta

Cap. 4: La grande guerra come svolta storica
1- In che senso la Grande guerra segnò la fine del primato europeo e perché si ritiene che essa avesse scopi illimitati?
La Grande guerra rappresentò una frattura profonda nella storia del mondo contemporaneo. Il conflitto produsse profonde trasforma-zioni economiche, politiche, sociali e culturali, imponendo la faticosa ricerca di nuovi equilibri. Fra le eredità della guerra, quella di maggior rilievo storico è la fine del primato economico-politico dell’Europa a vantaggio degli Stati Uniti. Mentre la guerra assorbiva la quasi totalità delle risorse economiche europee, altri paesi aumentavano la loro partecipazione alla produzione e al commercio mondiali, come Stati Uniti, Giappone e America latina.
Ha scritto Erich Hobswam che la Grande guerra “aveva come posta scopi illimitati. Il solo obiettivo che contasse era la vittoria totale: un obiettivo assurdo e autolesionistico, che condusse alla rovina vinti e vincitori.” Questo carattere “illimitato” fu accentuato da un altro fenomeno inedito, che lui chiama “democratizzazione della guerra”, osservando che “nessuna guerra in cui si fa appello a sentimenti nazionali di massa può avere carattere limitato come lo avevano le guerre aristocratiche”.

2- Quali furono le conseguenze economiche e sociali della militarizzazione intervenuta durante il primo conflitto mondiale?
La produzione dell’Europa nel 1923 era scesa al 34%, la sua partecipazione al commercio internazionale al 50% dal 59%. Il primato economico passò agli Stati Uniti, la cui produzione industriale era negli anni ’20 quasi la metà di quella mondiale. Inoltre, tutti i paesi europei, vincitori e vinti, al termine della guerra si trovarono pesantemente indebitati verso gli Stati Uniti, a causa delle spese militari e di quelle per la ricostruzione. L’esportazione di capitali statunitensi in Europa aumentò costantemente negli anni venti, anche verso la Germania. Il sistema economico e finanziario europeo si trovò perciò a essere largamente dipendente da quello degli USA, che divennero così anche i maggiori creditori mondiali.

3- Chiarisci adeguatamente i contenuti fondamentali dei 14 punti di Wilson e le cause che indebolirono fin dal suo nascere la Società delle Nazioni.
Il presidente statunitense Wilson aveva esposto nel gennaio 1918 i “Quattordici punti” ai quali avrebbe dovuto ispirarsi la costruzione della pace per far si che un massacro cosi terribile non si ripetesse, spiccavano tra questi, l’adozione di sistemazioni territoriali rispettose del diritto all’autodeterminazione dei popoli; la libertà di commercio e l’abolizione delle barriere doganali; la riduzione degli armamenti al minimo indispensabile; la fine della diplomazia segreta; la costruzione di un organismo sovranazionale; la Società delle nazioni, con il compito di regolare le controversie internazionali e mantenere la pace.

4- Quali furono i problemi di fondo affrontati dalla conferenza di pace di Parigi, dopo il primo conflitto mondiale, e perché si parla di pace punitiva imposta alla Germania?
Dal punto di vista territoriale, il problema fondamentale dei negoziatori riuniti alla conferenza di pace di Parigi (1919) fu di ridisegnare la carta politica dell’Europa. A ciò si univa la preoccupazione di creare un ordine politico adatto a proteggere l’Occidente dal pericolo che rappresentato dalla Russia bolscevica. Le decisioni furono prese dai 4 “grandi” vincitori: Wilson (USA), Clemenceau (FR), Lloyd George (GB), Vittorio Emanuele Orlando (ITA). Furono firmati 5 diversi trattati di pace, il più importante fu quello di Versailles. L’assetto politico creato mostrò grande debolezza e precarietà, lasciando una pesante eredità di problemi irrisolti.
La Germania fu sottoposta a una pace punitiva che in nome della propria sicurezza puntava a intaccare l’integrità economica e politica della storica rivale. Il moderatismo di Wilson si scontrò con l’intransigenza dei francesi, che chiedevano la creazione di una Renania indipendente. Le condizioni furono dure per la Germania che considerò il trattato di Versailles come un’umiliazione inaccettabile.

5- In che consiste la modernità della prima guerra mondiale e perché essa modificò i ruoli femminili nella società del tempo?

La prima guerra mondiale fu moderna sia perché non sarebbe stata pensabile senza lo sviluppo della moderna società industriale di massa, sia perché diede a sua volta grande impulso e accelerazione alla crescita di alcuni elementi tipici della modernità novecentesca. Si venne cementando il rapporto tra scienza, tecnica e apparato militare che costituisce un dato emblematico del ventesimo secolo. La guerra aveva portato con sé una trasformazione profonda nel mondo femminile. Le donne vennero impiegate in modo massiccio nella produzione, in sostituzione degli uomini che combattevano al fronte. Centinaia di migliaia di contadine si trasferirono in città e fecero per la prima volta il loro ingresso nel mondo della fabbrica, mutando ruolo sociale e mentalità. Si determinò una nuova collocazione della donna nel mondo produttivo che influì in modo rilevante sulla mentalità collettiva, sulla coscienza delle donne e sulle rivendicazioni femminili per la parità giuridica e politica con l’uomo.

6- Quali furono le cause dell’inflazione dopo il primo conflitto mondiale?
Al termine del conflitto la situazione economica dei paesi belligeranti presentava gravi problemi. Innanzitutto quello della riconversione produttiva delle industrie dalla produzione militare a quella civile, questo comportò in tutti i paesi alti livelli di disoccupazione. In secondo luogo il deficit pubblico causato dalle ingenti spesi militari e dai crescenti costi per l’assistenza di feriti, invalidi, vedove e orfani. Infine, il problema dell’inflazione e della svalutazione provocate dall’abbondanza di moneta stampata negli anni della guerra, dalla penuria di generi i consumo e dalle speculazioni al mercato nero.

7- Quali profonde trasformazioni subì l’Impero ottomano?
La prima guerra mondiale provocò il crollo dell’impero ottomano. La guerra non aveva fatto altro che aggravare il declino dell’impero e rinfocolare i conflitti etnici e religiosi al suo interno (cristiani e musulmani). La sconfitta accelerò la disgregazione dello stato ottomano: gli inglesi occuparono Istanbul, l’Anatolia, la città petrolifera di Baku, i francesi sbarcarono in Siria, gli italiani nell’Anatolia centro-meridionale, mentre i greci, presero Smirne. In questa situazione si giunse al trattato di Sèvres (10 agosto 1920), che penalizzava pesantemente i turchi. Mentre il sultano si piegava alla durezza delle condizioni imposte dagli Alleati, si sviluppò in Turchia un movimento di opposizione capeggiato dal generale Mustafa Kemal. Egli diede inizio a una durissima e vittoriosa guerra d’indipendenza. Il sultanato venne abolito e nel 1923 fu proclamata la repubblica turca. Il trattato di Losanna registrò la nuova situazione creatasi con la ribellione turca. Atatürk instaurò un regime semidittatoriale attuando una decisa modernizzazione del paese, basata su modelli occidentali e su una completa laicizzazione dello stato.

8- Chi erano gli Armeni e da chi e perché fu perpetrato il loro genocidio?
Armeni: popolazione di lingua indoeuropea stabilitasi verso il VII secolo a.C. nella regione del lago di Van, in Anatolia, gli armeni costituiscono un caso di “nazione senza stato”. Gli armeni conservarono sempre una forte identità. Pur privi di diritti civili e politici, gli armeni divennero una “nazione” importante economicamente e ben integrata all’interno dell’impero ottomano. La situazione iniziò a peggiorare nel corso dell’Ottocento: da un lato la crescita di una coscienza nazionale armena, che rivendicava l’autonomia, dall’altro le mire della Russia su quell’area indussero il sultano a giudicare pericolosa per l’unità dello stato la presenza armena. La guerra fornì al governo di Istanbul l’occasione per sbarazzarsi della minoranza etnica armena. Additati quali responsabili della disfatta, gli armeni vennero sterminati in modo programmato e sistematico tra il 1915 e il 1916.

9- Cosa fu il sistema dei mandati?
Il problema di quale assetto politico dare ai territori mediorientali appartenuti all’estinto impero ottomano fu risolto dalle potenze vincitrici attraverso il sistema dei mandati. La Società delle nazioni affidò tale compito alle potenze ritenute in grado di farlo per le loro risorse economiche e la loro presenza nelle aree geografiche interessate. Esistevano mandati di diverso tipo. Nella sostanza, essi comportarono un ampliamento dei domini coloniali, soprattutto a vantaggio di Gran Bretagna e Francia.

10- Che cosa riguardò e quali conseguenze ebbe la dichiarazione Balfour?
Nel corso della guerra, la Gran Bretagna aveva sollecitato la ribellione delle tribù della penisola arabica contro il dominio ottomano, accordandosi con l’emiro della Mecca, Hussein. Per poter ottenere l’adesione di Hussein alla lotta contro i turchi erano state spese promesse di indipendenza, prospettando la creazione di un grande stato arabo unificato (che avrebbe compreso anche la Palestina): promesse che non vennero poi mantenute, dato che il 2 novembre 1917 il ministro degli Esteri britannico, lord Balfour, si era espresso pubblicamente per la creazione in Palestina di “una sede nazionale per il popolo ebreo”. La “dichiarazione Balfour” avrà pesanti conseguenze sulle origini del conflitto arabo-palestinese.

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