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Dopo la Grande Guerra

Dopo la pace di Parigi, le rivendicazioni italiane persero di significato, poichè l’Impero Asburgico si dissolse e nacquero numerosi stati indipendenti. La delegazione italiana abbandonò le conferenze di Parigi dopo che gli alleati ri!utarono di concedere la Dalmazia all’Italia. Tuttavia, ciò escluse l’Italia dalla spartizione dei possedimenti tedeschi, causando un ulteriore danno al prestigio italiano. D’annunzio de!nì la situazione come una “Vittoria mutilata” dalle grandi potenze europee. Il poeta non si limitò solo a questo, ma nel 1919 si mise a capo di alcuni reparti dell’esercito e, disobbedendo al governo, occupò militarmente Fiume.
Il regno d’Italia era in preda ad un’azione enorme, dovuta alle spese della guerra e al crescente debito pubblico. I più scontenti erano i ceti medi, mentre i proletari e i contadini desideravano una rivoluzione socialista come in Russia. Nacquero diversi partiti tra cui il Partito Popolare Italiano, che vide la scesa in campo dei cattolici. Questo servì ad evitare una vittoria dei socialisti, soprattutto dopo l’introduzione del sistema proporzionale nelle elezioni. Nelle intenzioni del fondatore Don Luigi Sturzo non vi erano politiche conservatrici ma bensì si cercava di ra#orzare la democrazia nell’interesse di tutte le classi sociali. Il PPI era aconfessionale e interclassista.

Nel 1920 numerosi operai occuparono le fabbriche, nel cosiddetto Biennio Rosso. Tuttavia questa fu una grande scon!tta, poichè gli operai non ottennero veri e propri miglioramenti.
Il sistema liberale entrò in crisi con l’ultimo governo Giolitti che vide la propria scon!tta e l’a#ermazione dei socialisti, popolari e fascisti.

Il Fascismo


Il fascismo fu un fenomeno complesso che vide in primo luogo la vicenda personale di Benito Mussolini. Direttore dell’”Avanti!” e sostenitore del partito socialista, si schierò a favore dell’interventismo in guerra e iniziò una sua propria linea politica, fondando il giornale “Il Popolo d’Italia”.
Nel 1919 fondò il nuovo movimento politico denominato Fasci italiani di combattimento, capace di opporsi sia allo Stato liberale sia al movimento socialista. Alle prime elezioni del 1919 il movimento raccolse pochissimi consensi. Dopo le agitazioni socialiste del 1921, i fascisti si allearono con la borghesia e accentuarono il nazionalismo. Iniziò così lo squadrismo fascista. Il movimento, soprattutto durante il biennio rosso, venne !nanziato dai grandi proprietari agricoli. Durante tali aggressioni, le forze dell’ordine non intervennero per difendere le vittime. Nel novembre 1921 il movimento dei Fasci si organizzò in Partito nazionale fascista (PNF).

Nell’ottobre del 1922 fu inscenata dal fascismo la cosiddetta marcia su Roma. Il re Vittorio Emanuele III, ricevendo numerose pressioni, non instaurò lo Stato d’assedio ma si limitò ad incaricare Mussolini di formare un nuovo governo, il 29 ottobre 1922. Il colpo di Stato fascista non fu violento come l’assalto al Palazzo d’inverno.
Dopo aver ottenuto il governo, Mussolini si dedicò all’aumento della repressione, inquadrando lo squadrismo fascista nel sistema statale. Un Gran Consiglio del fascismo fu fondato. Nel 1924 Mussolini ottenne la revisione della legge elettorale, che prevedeva ora i due terzi dei seggi al partito che avrebbe ottenuto almeno il 25% dei voti.
Per ottenere la vittoria le squadre fasciste ricorsero a diversi brogli, poi denunciati dal deputato socialista Giacomo Matteotti. Il 10 giugno 1924 Matteotti venne rapito e ucciso. Tutta l’opposizione per protesta abbandonò la Camera dando vita a quella che fu chiamata la secessione dell’Aventino. Mussolini assunse tutta la responsabilità dell’avvenimento.
Nelle elezioni del 1924 Mussolini ottenne la vittoria.
Nel 1926 lo Stato fascista emanò numerose leggi, denominate “leggi fascistissime”, che distrussero lo Stato liberale, eliminando ogni libertà di associazione, dichiarando illegale ogni partito esterno a quello fascista, i sindaci e i governatori divennero di nomina
governativa. L’11 febbraio 1929 il Regno d’Italia stipulò con la Santa Sede i Patti Lateranensi, che sancirono la nascita dello Stato della Chiesa.
Si venne così a creare uno Stato dittatoriale in cui Mussolini assumeva il titolo di Duce, guida non contestabile. Le masse, allontanate da ogni forma di potere, vennero sempre più coinvolte e mobilitate in raduni di massa, per aumentare il consenso.
Nel 1938 Mussolini introdusse la legislazione razziale, non tanto per imitare la Germania nazista, ma bensì per motivazioni interne al fascismo stesso.
Alla base dell’ideologia nazionalista fascista vi era la negazione del concetto di lotta di classe. Le varie classi, Capitale e lavoratori, dovevano cooperare; vennero così fondate le corporazioni, istituzioni che dovevano paci!care le tensioni fra datori di lavoro e operai. I sindacati vennero, tuttavia, eliminati.
Il governo, nel piano economico, si preoccupò di limitare la grande in"azione, limitando il valore di cambio della lira. La rivalutazione della lira garantì il valore dei risparmi dei ceti medi e favorì le importazioni di materie prime. Con la battaglia del grano, lanciata nel 1926, prevedeva l’autarchia alimentare, un autosu$cienza nella produzione del grano. Il prezzo del grano rimase tuttavia elevato.
Anche l’Italia fu colpita dalla grande crisi del 1929. Il governo fascista intervenne, come il governo Roosevelt negli Usa, con grandi opere pubbliche per poter combattere la disoccupazione, come la boni!ca dell’Agro Pontino o la costruzione delle prime autostrade al Nord. Lo Stato assunse così un ruolo importante nell’economia italiana, creando quindi un sistema misto. Tutto ciò causò un abbassamento dei salari medi.
Nel 1935 il Regno d’Italia conquistò l’Etiopia, principalmente utilizzando armi biologiche, causando un allontanamento dell’Italia dalla Società delle Nazioni e un avvicinamento alla Germania.

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