Ominide 852 punti

Nell’estate del 1914, dopo un periodo di pace e alleanze, esplose il conflitto.
Quali erano le cause di tensione?
- Ascesa della Germania
- Conflitti per il controllo del Marocco (Germania e Francia)
- “Questione d’Oriente”
- Revanscismo (Francia e Germania)
- Irredentismo (Italia e Austria)
- Conflitti nei Balcani tra le nazionalità locali, Austria e Turchia.

La Germania nella metà dell’Ottocento aveva avuto un intenso processo di industrializzazione, che ne favorì l’ascesa economica. Per soddisfare le esigenze delle sue grandi imprese industriali si era lanciata alla conquista dei domini coloniali.
La penetrazione della Germania nei Balcani e in Medio Oriente costituiva una minaccia sia per gli interessi economici della Gran Bretagna, sia per i disegni strategici della Russia. Così si accentuarono le rivalità tra le nazioni, innescando una corsa agli armamenti. La Gran Bretagna temeva di perdere la sua supremazia sui mari per il rafforzamento della marina da guerra tedesca; la Francia aveva avanzato i propri effettivi innalzando la durata della leva e voleva vendicare la sconfitta di Sedan e riscattare le regioni dell’Alsazia e della Lorena.

La “Questione d’Oriente” era tesa per il contrasto tra Austria e Russia e per le aspirazioni nazionali della Serbia. I Paesi europei crearono o rafforzarono così alleanze militari, per evitare l’isolamento, scongiurare aggressioni militari ed essere in grado di opporsi ai nemici.

La guerra avrebbe potuto essere proficua per i grandi gruppi industriali e le alte sfere militari e un rimedio per la conflittualità sociale interna (tramite il nazionalismo). La violenta e aggressiva propaganda nazionalista, sebbene condotta da gruppi minoritari, fece breccia anche nelle fila del movimento operaio; persino i partiti socialisti di alcuni Stati diedero il voto a favore dei “crediti di guerra”. Questo decreterà la fine della Seconda Internazionale.

28 giugno 1914, Sarajevo (capitale della Bosnia-Erzegovina): l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria, e la consorte vennero assassinati da uno studente serbo-bosniaco in segno di protesta contro il processo di annessione della Bosnia messo in atto dall’impero asburgico a partire dal protettorato imposto sulla regione nel 1908. L’Austria, verificata la solidarietà del governo tedesco, il 23 luglio inviò alla Serbia un ultimatum. Essa, appoggiata dalla Russia, rifiutò.

28 luglio: l’Austria-Ungheria dichiarò guerra alla Serbia -> il governo russo mobilitò le proprie forze armate sul confine occidentale -> il 1° agosto la Germania dichiaòa guerra alla Russia -> la Francia mobilitò le sue truppe -> il 3 agosto la Germania dichiarò guerra alla Francia -> le truppe tedesche invasero il Belgio, neutrale, per occupare la Francia -> il 4 agosto la Gran Bretagna dichiarò guerra alla Germania.

Triplice Intesa (Russia, Gran Bretagna, Francia): Giappone, Italia, Portogallo, Romania, Stati Uniti, Grecia, Cina.
Imperi centrali (Germania, Austria-Ungheria): Turchia, Bulgaria.

Italia: in caso di guerra, le Nazioni della Triplice alleanza erano tenute a consultarsi prima di procedere, per confermare il sostegno militare e per accordarsi sugli eventuali compromessi. Poiché l’Italia era stata lasciata all’oscuro di tutto, essa si dichiarò neutrale. Sia alleandosi con l'uno sia con l'altro schieramento, l’Italia avrebbe potuto risolvere la questione delle terre irredente (anche se l’Austria non voleva concedere Trieste, importante porto), però i conservatori preferivano gli Imperi centrali, simbolo di autorità e potenza; democratici, liberali e repubblicani, invece, avversavano un’alleanza con l’Austria, tradizionale nemica da combattere, e preferivano Francia e Gran Bretagna, nazioni liberali e democratiche.
La questione si risolse con il Patto di Londra, il 26 aprile 1915: il ministro degli esteri Sidney Sonnino, il presidente del Consiglio Antonio Salandra e il sovrano Vittorio Emanuele II, all’insaputa del resto del governo e del parlamento, trovarono un accordo con l’Intesa (in cambio dell’intervento militare italiano a fianco dell’Intesa si sarebbero ottenuti il Trentino, l’Alto Adige, Trieste, la penisola istriana a esclusione di Fiume, la Dalmazia settentrionale e varie isole adriatiche).

La maggioranza dell’Italia era neutralista (ma i cattolici erano deboli e i socialisti isolati):

- Liberali con Giolitti (convenienza): secondo loro l’Italia era impreparata militarmente ed economicamente. Giolitti propose una neutralità negoziata con l’Austria in cambio di cessioni territoriali.
- Cattolici (principio): secondo loro la guerra era espressione della civiltà moderna, corrotta, atea e materialista, incline alla violenza e alla sopraffazione.
- Socialisti: secondo loro la classe operaia era estranea a una guerra combattuta per gli interessi del mondo capitalista. Per la Seconda Internazionale la guerra era “una criminosa follia”.

La minoranza dell’Italia era interventista (ma operava un’intensa opera di propaganda. Gli interventisti definivano i neutralisti codardi e traditori. Importanti sfurono le “radiose giornate” di maggio):
- Nazionalisti con Enrico Corradini e irredentisti: secondo loro la guerra era una prosecuzione del Risorgimento, necessaria per completare l’unità territoriale della penisola e per rilanciare il ruolo e il prestigio dell’Italia. Corradini si scagliò contro la “triplice pacifista dei cattolici (che in tal modo giustificavano ignavia e poltronaggine), dei socialisti (che in tal modo volevano facilitare la rivoluzione di classe) e dei borghesi (che in tal modo volevano tutelare i propri interessi e sviluppare i propri affari economici).
- Interventisti democratici (irredentisti), socialisti riformisti (Gaetano Salvemini): secondo loro la guerra contro gli Imperi centrali, accanto alle democrazie, era fondamentale per affermare anche in Italia i valori della giustizia e dell’uguaglianza sociale.
- Sindacalisti rivoluzionari
- Industriali e imprenditori
- Socialisti massimalisti con Benito Mussolini (prima direttore dell’“Avanti!”, poi fondatore de “Il popolo d’Italia”)

- Conservatori di stampo di antico regime

Salandra, per superare l’ostacolo di un parlamento a maggioranza neutralista, rassegnò le proprie dimissioni al re, il quale lo rimandò davanti alla camera dei deputati che, temendo l’isolamento dall’opinione pubblica, riconfermò la fiducia a Salandra e gli concesse pieni poteri.

24 maggio 1915: l’Italia dichiarò guerra all’Austria-Ungheria.

Sia la Germania sia le altre potenze prevedevano una guerra breve e di movimento, una “guerra lampo”, che, tuttavia, si rivelò una guerra di trincea e di posizione.
Fronti:
- Occidentale (Francia e Germania): fiumi Somme e Aisne. Il 6 settembre 1914 i tedeschi furono arrestati dai francesi sulla Marna. 600000 uomini perirono nella battaglia di Verdun, più di un milione in quella della Somme (1915 – 1916).
- Orientale (esercito austro-tedesco e russo): fra Galizia e Carpazi. I tedeschi ebbero la meglio sulle truppe russe a Tannenberg (agosto 1914) e presso i laghi Masuri (settembre 1914).
- Meridionale (esercito austro-tedesco e italiano con Cadorna): fiume Isonzo e alture del Carso. L’esercito austro-tedesco sfondò le linee italiane a Caporetto (ottobre 1917).

1917: la Germania sferrò nelle acque del mare del Nord una nuova offensiva contro la Gran Bretagna con una guerra sottomarina che aveva lo scopo di isolarla, impedendo che le giungessero i rinforzi dagli Stati Uniti. Di fronte all’offensiva tedesca, il governo statunitense, già scosso dall’affondamento del transatlantico inglese “Lusitania”, nel quale erano periti 140 cittadini americani (maggio 1915), ruppe le relazioni diplomatiche con la Germania e il 6 aprile 1917 le dichiarò guerra.

Inoltre le truppe anglo-francesi si concentrarono nel Belgio e poi nelle Fiandre con lo scopo di sfondare il fronte tedesco. L’offensiva si concluse solo in novembre, con l’effettivo sfondamento delle linee tedesche, ma con pesanti perdite soprattutto per gli inglesi.

Intanto nei soldati e nelle popolazioni civili si diffusero il desiderio di porre fine al conflitto e di dare termine alle atrocità e ai sacrifici economici imposti dalla guerra e una certa insofferenza nei confronti dei governi, sempre più autoritari. Negli eserciti si verificavano sempre più ampie e più evidenti manifestazioni di stanchezza e di rifiuto della guerra: renitenza, autolesionismo, diserzione, disobbedienza, rivolta, abbandono del posto di combattimento, ammutinamento.
I provvedimenti presi dagli stati maggiori per ridare fiducia (comitati di sostegno fra civili, manifesti di solidarietà alle truppe, futuri aumenti salariali, terre, pensioni e riconoscimenti) si rivelarono inefficaci.

Nella ritirata di Caporetto i soldati italiani arretrarono fino al Piave, lasciando in mano ai nemici un’ampia fascia di territorio e molto materiale bellico: 300000 soldati furono fatti prigionieri. Il generale Cadorma accusò di viltà ed estraneità al conflitto i soldati e venne sostituito da Diaz.

La penuria di alimenti, i razionamenti dei beni di prima necessità, l’aumento dei prezzi provocarono un peggioramento delle condizioni generali di vita. Lutti, scarsità di alimentazione ed epidemie portarono le popolazioni a fare numerose manifestazioni contro la guerra e contro i politici che ne erano i diretti responsabili. Spaccature e scissioni erano prodotte anche tra le forze politiche. In Germania l’Uspd (Partito socialdemocratico indipendente) si separò dal Spd e la sinistra rivoluzionaria, rappresentata dalla Lega di Spartaco, si schierò polemicamente contro la guerra capitalista. I socialisti si dissociarono ufficialmente dalla guerra nelle conferenze internazionali di Zimmerwald e di Kienthal, il papa Benedetto XV condannò la guerra definendola un’“inutile strage” e prospettò concrete soluzioni alle questioni che erano state all’origine del conflitto e alle violazioni territoriali da esso prodotte, il presidente statunitense Thomas Woodrow Wilson propose “Quattordici punti” nel gennaio 1918 come base per le future trattative di pace.

Russia: in un clima di tensioni e disagio dovuto soprattutto alla crisi alimentare e militare del 1916, le minoranze non russe reclamarono l’autonomia dal governo centrale e operai e contadini chiesero con proteste misure per contenere la penuria alimentare per condurre il Paese verso l’uscita dalla guerra.
La rivolta popolare culminò il 27 febbraio 1917 con la creazione di un consiglio rivoluzionario (soviet) composto di rappresentanti di operai e soldati. Intanto a Pietrogrado si costituì un governo provvisorio, presieduto dal principe Georgij L’vov, composto di esponenti delle forze moderate liberal-costituzionali.
A marzo lo zar Nicola II abdica e il governo provvisorio convocò un’Assemblea costituente (monarchia costituzionale o repubblica?). I soviet appoggiarono temporaneamente il governo provvisorio, orientandone l’attività nella direzione di alcune riforme (diminuzione dell’orario di lavoro e amnistia per i condannati politici), ma sostennero una prospettiva di ulteriore radicalizzazione politica.

Orientamenti politici:
- Costituzionali democratici (Partito dei cadetti): espressione della borghesia liberale e dei proprietari progressisti, auspicava un allargamento delle libertà civili, l’introduzione di riforme a favore dei lavoratori e una costituzione di ispirazione liberale sul modello delle democrazie liberali occidentali.
- Socialisti, divisi in:
–- Socialrivoluzionari: espressione del mondo delle campagne, auspicavano una riforma agraria che assegnasse le terre dei proprietari alle comunità di villaggio (“mir”).
–- Socialdemocratici: espressione del mondo operaio, intellettuali, militari, divisi in:
--- Menscevichi: riformisti e gradualisti, favorevoli alla collaborazione con il governo provvisorio, volevano rimandare la rivoluzione a quando la Russia fosse stato un Paese industriale.
--- Bolscevichi: priorità della rivoluzione, nazionalizzazioni e smantellamento delle istituzioni, contrari a ogni collaborazione con il governo provvisorio.

Lenin, tornato dal lungo esilio in Svizzera, esponente della corrente bolscevica:
- Denunciava il carattere borghese e imperialista della guerra in corso
- Voleva portare la rivoluzione dalla fase borghese moderata alla fase socialista
- Sottolineava la necessità di spiegare alle masse il legame indissolubile fra capitale e guerra imperialista
- Auspicava una nazionalizzazione delle terre, una fusione delle banche in una banca nazionale e la soppressione della polizia e dell’esercito
- Non voleva nessuna collaborazione con il governo liberal-moderato di L’vov
- Sostenne l'assunzione della denominazione di “Partito comunista” e la convocazione di un’Internazionale rivoluzionaria

Con le “Tesi di aprile” (pubblicate sulla “Pravda”, giornale da lui fondato nel 1912) Lenin presentò un articolato piano per la diffusione fra le masse del progetto rivoluzionario:
- Passaggio di tutti i poteri ai soviet
- Distribuzione delle terre ai contadini
- Uscita, immediata e senza condizioni, dalla guerra
- Diritto all’autodeterminazione delle diverse nazionalità presenti nell’ex impero zarista

Contro le forze di opposizione si scatenò la repressione del governo e Lenin si rifugòa in Finlandia. A settembre la Guardia rossa, corpo scelto di milizie rivoluzionarie formate da giovani operai, composta in prevalenza da bolscevichi, fece fallire il tentativo del generale Kornilov di prendere il potere e restaurare il regime zarista.
Lenin rientrò dall’esilio e, con l’imposizione della linea rivoluzionaria nella riunione del Comitato centrale bolscevico, fece scatenare una rivolta il 25 ottobre: preso il possesso del Palazzo d’Inverno, i rivoluzionari arrestarono i membri del governo provvisorio e costituirono un nuovo governo, il “Soviet dei commissari del popolo” (Lenin ne era presidente, Trotskij commissario agli affari esteri, Stalin commissario alle nazionalità).
Si approvarono dei decreti:
- Alle potenze belligeranti: pace giusta e democratica senza annessioni e indennità
- Nazionalizzazione senza indennizzo delle grandi proprietà signorili, monastiche ed ecclesiastiche, delle banche e degli istituti di credito
- Separazione della Chiesa dallo Stato
- Riconoscimento del matrimonio civile e del divorzio
- Parità di diritti tra uomo e donna

Nel novembre del 1917 si svolsero comunque le elezioni, a suffragio universale e a scrutinio segreto, per l’Assemblea costituente, dove i socialrivoluzionari ottennero il 63% dei voti. Tuttavia, Lenin e i bolscevichi nella riunione del 6 gennaio imposero con un atto di forza lo scioglimento dell’Assemblea, riconoscendo la rappresentanza popolare solo ai soviet e la direzione politica solo al partito bolscevico. Si impose la “dittatura del proletariato”, tutte le manifestazioni di protesta vennero represse, la libertà di stampa ridotta, fu creata una commissione straordinaria (Ceka), cioè la polizia politica che aveva il compito di reprimere ogni possibile atto di controrivoluzione, di fatto ogni forma di opposizione al potere bolscevico.

Data la tragica situazione della guerra, Lenin impose al gruppo dirigente bolscevico la scelta della pace separata: sottoscritto il 3 marzo a Brest-Litovsk, il trattato (“una pace vergognosa”), impose alla Russia condizioni durissime: smobilitazione dell’esercito e cessione di buona parte dei suoi territori europei.
Dopo l’uscita dalla guerra mondiale, la Russia dovette affrontare un nuovo conflitto: la guerra civile (1918 – 1921), combattuta dal governo bolscevico contro le nazionalità in lotta per l’autonomia e contro le forze controrivoluzionarie, o anche solo antibolsceviche - in particolare monarchico-conservatrici, sostenute dalle potenze dell’Intesa.
A ciò si sovrappose la guerra contro la Polonia, che si chiuse con la pace di Riga (1921).
La fine della guerra civile, con la vittoria dell’Armata rossa, permise la nascita dell’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche (Urss, 1922).

I Paesi occidentali, con il proposito di isolare l’Urss, crearono un “cordone sanitario”, costituito da Stati confinanti legati all’Occidente (Estonia, Lettonia, Lituania, Finlandia, Polonia, Turchia).
Lenin, invece, fondò la Seconda Internazionale di matrice comunista (“Comintern”), che aprì i propri lavori a Mosca il 4 marzo 1919: ai rappresentanti dei partiti operai di ogni nazione si chiedeva di assumere la comune denominazione di partito “comunista” e di rompere ogni alleanza con le correnti riformiste dei partiti socialisti, allo scopo di coordinare le loro iniziative in vista di una grande rivoluzione che avrebbe coinvolto l’Occidente e l’Oriente.

Con l’uscita della Russia dalla guerra, la Germania si poté impegnare sul fronte occidentale e tentò un’offensiva in direzione della Marna per arrivare a Parigi. Tuttavia, grazie agli Stati Uniti, le forze dell’Intesa sfondarono il fronte tedesco ad Amiens; Bulgaria, Impero ottomano, Austria (dopo la sconfitta di Vittorio Veneto a opera delle truppe italiane il 24 ottobre) e Germania (18 novembre) chiesero l’armistizio; a ciò si aggiunsero le secessioni di Ungheria, Croazia e Slovenia.
È la fine della guerra.

Il 18 gennaio 1919 si aprirono a Versailles le trattative per la conferenza di pace. La nuova sistemazione doveva tenere conto del principio di autodeterminazione dei popoli.
Nei suoi “Quattordici punti”, Wilson delineò i cardini della nuova politica mondiale: ogni ridefinizione territoriale avrebbe dovuto tener conto del diritto all’autodeterminazione dei popoli; riduzione degli armamenti e fine della diplomazia segreta; libertà di commercio e abolizione delle barriere doganali.
Per mettere in atto i punti della nuova politica mondiale Wilson pensò a una “Community of power”, cioè una cooperazione tra le potenze. A tale scopo era necessaria la creazione di un organismo internazionale e sovranazionale, la Società delle Nazioni, che avesse il compito di regolare pacificamente i rapporti fra le nazioni partecipanti.
Tuttavia Francia (per revanscismo) e Inghilterra (per difesa del suo dominio sul mare) rimanevano attaccate a una visione tradizionale della politica europea, Germania e Russia furono escluse (ammesse solo successivamente) e gli Stati Uniti non aderirono per l’atteggiamento isolazionista del Congresso a maggioranza repubblicana, quindi la Società non sarebbe in seguito a svolgere alcun ruolo significativo nella politica internazionale.

Tra il 1919 e il 1920 i vincitori redassero una serie di trattati:
- Versailles con la Germania (28 giugno 1919)
- Saint-Germain-en-Laye con l’Austria (10 settembre 1919) -> repubblica
- Neuilly con la Bulgaria (27 novembre 1919)
- Trianon con l’Ungheria (4 giugno 1920) -> repubblica
- Sèvres con la Turchia (10 agosto 1920)

Il trattato di Versailles nei confronti della Germania (“Diktat”) si rivelò particolarmente duro (a causa della volontà della Francia di imporre una pace punitiva e malgrado la cautela angloamericana):
- Restituzione alla Francia dell’Alsazia e della Lorena
- Cessione di altri territori a Danimarca, Belgio e Polonia
- Cessione dei possedimenti coloniali alle potenze vincitrici
- Sanzione economica: 132 miliardi di marchi oro
- Sanzione militare: smantellamento della marina da guerra, riduzione dell’esercito a 100000 uomini, smilitarizzazione della valle del Reno, dove viene imposto un presidio di truppe inglesi, francesi e belghe

All’Italia furono assegnati i territori del Trentino, dell’Alto Adige fino al Brennero, della Venezia Giulia, di Trieste, dell’Istria e di parte della Dalmazia, Rodi e le isole del Dodecanneso. Tuttavia, la delegazione presieduta dal capo del governo Orlando e dal ministro degli esteri Sonnino reclamò, in nome del principio di nazionalità, la città di Fiume, abitata in maggioranza da italiani, ma non prevista comunque dal patto di Londra. Peraltro, rivendicando il rispetto di tale patto, chiese anche territori come il Sud Tirolo-Alto Adige, abitato da popolazioni tedesche, e l’Istria e la Dalmazia, abitate in buona parte da popolazioni slave. Il presidente Wilson, tuttavia, non fu particolarmente incline a un rispetto letterale del patto, per paura di calpestare il principio di nazionalità dei popoli slavi, quindi non vennero concesse all’Italia Fiume e la Dalmazia centrale, così come nessun ampliamento coloniale, ingenerando nel Paese il mito della “vittoria mutilata” che tanta parte ebbe negli anni dell’immediato dopoguerra nella propaganda nazionalista e fascista.

Hai bisogno di aiuto in Storia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email