Il processo più traumatico di insediamento di un regime di destra si ha in Spagna. Lì, nel 1923, un colpo di stato compiuto dal generale Miguel Primo de Rivera (1870-1930), appoggiato dal re Alfonso XIII (1886-1941) conduce allo scioglimento del Parlamento e alla formazione di un regime autoritario. Il governo avvia un piano di lavori pubblici che tuttavia non migliora affatto le condizioni delle aree agricole particolarmente povere e scarsamente leali nei confronti del nuovo regime. La politica di ingenti spese pubbliche rilancia l'inflazione e fa aumentare il deficit mentre nel 1929 una cattiva annata agricola produce contraccolpi negativi nelle aree rurali. L'insoddisfazione per il regime si fa diffusa anche all'interno dell'esercito. Primo de Rivera ne è perfettamente consapevole e il 26 gennaio del 1930 decide spontaneamente di dare le dimissioni dalla carica di primo ministro. Le elezioni amministrative che si tengono nel aprile 1931 sono caratterizzate da un trionfo dei partiti di orientamento repubblicano. Il re Alfonso XIII, pur senza abdicare ufficialmente decide di lasciare il paese. Si tengono allora le elezioni per un'Assemblea Costituente, dalle quali emerge vincitrice l'alleanza formata dai socialisti e dai repubblicani di sinistra. Nel dicembre del 1931 viene promulgata la Costituzione che istituisce la Repubblica, introduce il suffragio universale maschile e femminile, riconosce la libertà di culto e stabilisce la separazione tra Chiesa e Stato. Nel 1932-33 il governo presieduto dal repubblicano Manuel Azana (1880-1940) scioglie l'Ordine dei Gesuiti, requisendone il patrimonio, chiude le scuole cattoliche, riconosce alla Catalogna lo statuto di regione autonomo dotato di proprie istituzioni rappresentative. Il governo non riesce tuttavia a trovare una soluzione per la questione agraria. L'intenzione sia dei repubblicani sia dei socialisti è di procedere a espropriare e ridistribuire le terre incolte; gli uni vorrebbero impiegare le terre espropriate per formare uno strato di piccoli proprietari, gli altri vorrebbero sperimentare forme di gestione collettiva; il disaccordo tra i due partiti paralizza il governo e non permette alcuna riforma che abbia un impatto significativo sulle strutture della proprietà terriera. Intanto i numerosi gruppi anarchici forti di Andalusia è in Catalogna, e incoraggiati dalla politica laicizzante del governo si abbandonano a innumerevoli gesti di violenza, specie contro chiese e conventi mentre i gruppi di contadini occupano frazioni di latifondi.

Registrati via email