L'Asia orientale e meridionale è una zona che è entrata con particolare decisione nella rete economica globale promossa dalle economie occidentali. La disponibilità di una grandissima quantità di manodopera a buon mercato, talora con buoni livelli di istruzione, ha indotto molte aziende occidentali a delocalizzare le proprie attività in un posto o nell'altro del continente asiatico. Ma a questa scelta hanno concorso anche condizioni politiche particolari che, dopo molti decenni di terribili turbolenze, hanno trasformato l'area in una zona relativamente stabile e affidabile.
Piuttosto naturale è stata l'aggregazione del Giappone ai processi di globalizzazione, posto che l'economia giapponese sin dall'immediato secondo dopoguerra ha attraversato uno sviluppo di prim'ordine, che ne ha fatto una delle principali potenze economiche mondiali. Negli anni Settanta anche il sistema economico giapponese viene colpito dalla stagflazione originata dallo shock petrolifero ma la crisi viene superata rapidamente attraverso un rigoroso processo di innovazione che ha indirizzato gli investimenti nella ricerca informatica e nell'adozione di strumentazioni e di tecnologie high-tech (ad alta tecnologia) applicate ai sistemi produttivi. Già nel 1982 negli impianti giapponesi ci sono 32.000 robot computerizzati che guidano le operazioni produttive (all'epoca in Europa ce ne sono 7000 e negli Stati Uniti 9000), negli anni seguenti gli investimenti nella ricerca tecnologica finanziati da Stato e industrie private hanno superato nettamente quelli effettuati negli Stati Uniti e in Europa.

Peraltro, il sistema politico giapponese dagli anni 90 è stato caratterizzato da un'ininterrotta sequenza di scandali legati a fenomeni di corruzione che hanno prodotto instabilità politica e finanziaria e un rallentamento del passo nel processo di crescita che tuttavia dalla fine degli anni 90 ha mostrato chiari segni di ripresa.

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