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La supremazia giapponese in Asia e l'entrata in guerra degli Stati Uniti

La supremazia giapponese in Asia
Fin dal 1931, Giappone e Cina erano impegnati in quella guerra che rimarrà nota come “guerra dei 14 anni”. Il Giappone aveva firmato nel 1940 il patto tripartito e nel 1941 il patto di non aggressione con l'Unione Sovietica. Per proseguire la guerra con la Cina però il Giappone riteneva di avere necessità delle risorse dell'Asia sudorientale, zona sulla quale gli USA non erano disposti a ridurre la propria influenza. Proprio in questo clima maturò l'attacco alla base navale americana di Pearl Harbor che si rivelò però un fallimento dal punto di vista strategico, sebbene avesse comportato gravi danni e ingenti perdite umane da parte americana. Gli Stati Uniti seppero riprendere in mano il controllo della situazione, affiancati dall'Inghilterra che era scesa in campo con loro. Dopo l'attacco a Pearl Harbor, i Giapponesi proseguirono nella guerra con la Cina occupando Hong Kong, le Filippine, la Malesia, Singapore, le Indie olandesi e parte della Birmania, schiavizzando e sterminando la popolazione indigena. Nel 1945 però essi persero l'egemonia sull'Asia sudorientale e combatterono in quell'area le fasi decisive della guerra con gli Stati Uniti.

Pearl Harbor e l'entrata in guerra degli Stati Uniti
Gli Stati Uniti, a partire dall'estate del 1940, tentarono di ostacolare l'espansionismo di Tokyo, ai danni della Cina, estendendo l'embargo ai prodotti di natura militare: la decisione di escludere dal commercio anche il petrolio, nel 1941, fu il preludio alla guerra tra Giappone e Stati Uniti. Il presidente giapponese Fumimaro Konoye tentò di trovare un compromesso con gli USA ma, il suo fallimento, comportò la caduta del governo e l'ascesa di Hideki Tojo, fautore della guerra contro gli Stati Uniti.
Le portaerei giapponesi, il 7 dicembre 1941, senza avere formalizzato alcuna dichiarazione di guerra, attaccarono la base navale di Pearl Harbor nelle Hawai. Il bombardamento durò due ore e produsse danni ingentissimi sulla flotta navale e molte perdite umane (19 navi furono affondate, 150 velivoli persi e 2.400 vittime tra civili e militari oltre a 1.178 feriti).
Tuttavia l'obiettivo giapponese non fu raggiunto poiché le portaerei, che essi volevano colpire, avevano lasciato la base pochi giorni prima. Il giorno dopo il Congresso americano votò l'ingresso in guerra degli USA contro il Giappone.

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