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Il Giappone e la Russia nell'800

Giappone: In Asia il Giappone fu l'unico stato che resistette all'offensiva imperialistica occidentale: sino alla metà del XIX secolo il Giappone era guidato da una sorta di primo ministro con pieni poteri, lo shogun (carica ereditaria) che governava in nome dell'imperatore, figura sacra con carica più simbolica che pratica. Poiché durante le guerre tra signori feudali (daimyo) essi si rifornivano di armi in Europa, lo shogun vietò il commercio con l'esterno: il Giappone era un paese chiuso ad ogni influenza straniera. Nel 1853 una flotta americana giunse in Giappone e, dato il divario tecnico e bellico, l'ammiraglio Perry costrinse lo shogun a riaprire il paese al commercio internazionale, sperando che esso divenisse come la Cina un paese assoggettato alle potenze industrializzate. Questo però portò un radicale cambiamento economico e politico che si articolò in due fasi: ridare vigore all'autorità del sovrano e opporsi alla penetrazione occidentale, adottando la loro stessa tecnica. Nel 1868 fu abbattuto lo shogun e restaurato l'imperatore mentre Tokyo fu nuova capitale: tra il 1868-1912 sia ha il periodo Meiji, governo illuminato, dove si ebbero radicali cambiamenti finalizzati a una modernizzazione economica e militare che trasformò il Giappone in una potenza capace di competere con l'Occidente. Sul piano amministrativo, prendendo spunto dalla Francia, si divise in distretti a capo dei quali venne posto un funzionario. Venne inserita l'istruzione obbligatoria (accolta con ostilità poiché cancellava lo sfruttamento minorile). Sul piano bellico lo spunto era quello prussiano: fu introdotta la leva obbligatoria per tre anni. Fu creato anche un moderno sistema bancario basato sullo yen e si sviluppò l'industria tessile, principale esportatrice, finanziata da privati mentre quella siderurgica e navale fu finanziata dallo Stato anche se poi molte di queste industrie furono vendute a enti privati. Fu inoltre vietata ogni forma di organizzazione operaia e il partito socialdemocratico sorto nel 1901 fu sciolto.

Scontro con Cina: nell'ultimo decennio del secolo il divario tecnologico tra Cina e Giappone era enorme: il Giappone si concentrò sulla Manciuria e sulla Corea, territori ricchi di ferro, carbone e produzione agricola. Questi territori erano però oggetto d'interesse anche della Russia, che si concentrò su Port Arthur, base navale in Manciuria. In Cina la sempre maggiore influenza occidentale portò nel 1900 a una rivolta popolare xenofoba, nota come il movimento dei Boxer: essa vide il massacro di molto missionari e civili convertiti al cristianesimo; tutto ciò che era occidentale venne rifiutato. Questa rivolta ebbe come conseguenza, dopo il ritorno dell'ordine, che l'economia cinese passò totalmente nelle mani degli occidentali. La Russia ne approfittò per occupare Port Arthur e dichiarare la Manciuria sua zona d'influenza. A questo atto si contrappose il Giappone che nel 1904/05 attaccò le truppe russe e le sconfisse sia per terra che per mare: questa guerra è considerata una prova della prima guerra mondiale in quanto vide l'uso degli armamenti che saranno utilizzati nel conflitto mondiale come cannoni, esplosivi, incrociatori e corazzate d'acciaio e sottomarini. Dopo la pace nel 1905 il Giappone ottenne Port Arthur.

Rivoluzione Russa: in Russia nello stesso anno la popolazione protestò contro l'aumento del costo della vita provocato dalla guerra tramite scioperi e sollevazioni sia in campagna che in città. La situazione peggiorò con l'ammutinamento delle truppe delle basi navali di Kronstad Sebastopoli e Odessa (corrazzata Potemkin). Gli operai diedero vita ai primi soviet, consigli democratici e rappresentativi finalizzati a dirigere azioni rivoluzionarie. Lo zar incapace di sedare un movimento così ampio promise l'istituzione di una Camera dei deputati con poteri di controllo sulla politica del sovrano e del governo, la duma: essa fu costituita ma non ebbe mai i poteri promessi.

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