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Primo Conflitto mondiale - Origini scaricato 3 volte

La genesi del conflitto mondiale

Un’Europa priva di equilibrio
La prima guerra mondiale fu un momento cruciale per la storia geopolitica dell’Europa e segnò la fine di un’epoca: le grandi potenze europee vennero ridimensionate o scomparvero. La carta politica dell’Europa post guerra evidenzia la netta frattura con il passato:
• Appariva quella costruita nel 1815 dal Congresso di Vienna agli inizi del ‘900 malgrado le unità italiana e tedesca.
• L’assetto geopolitica è completamente rivoluzionato.

La situazione prima della guerra
1. Germania: L’imperatore Guglielmo II intraprese una politica estera aggressiva: potenziò la sua flotta militare, avviò una politica di espansione coloniale ed intensificò i rapporti commerciali con la Turchia.
2. Francia - Gran Bretagna: La politica della Germania avviò una corsa al riarmo: Francia e Gran Bretagna rafforzarono i propri eserciti e le proprie flotte e si riavvicinarono tra loro stipulando l’alleanza detta “Entente cordiale” (1904). Con questa intesa cordiale la Francia riconosceva il controllo britannico sull’Egitto e la Gran Bretagna consentì l’espansione verso il Marocco della Francia.

La prima crisi marocchina (1907): Guglielmo II dichiarò che la Germania avrebbe garantito l’indipendenza marocchina ; si creò così un movimento di forte tensione internazionale: la Germania si trovò politicamente isolata mentre la Francia (con l’aiuto di Italia, Russia, Inghilterra) ottenne una sorta di protettorato dal Marocco.
La seconda crisi marocchina (1911): L’occupazione francese di alcune città scatenò la reazione della Germania, la quale inviò una nave da guerra. La Gran Bretagna (alleata della Francia con l’”Entente cordiale”) dichiarò ufficialmente la volontà di aprire un conflitto con la Germania se non avesse ritirato la nave. Si riuscì a trovare una soluzione diplomatica, ma la tensione internazionale era ormai all’apice.
3. Russia: Si costituì la Triplice Intesa fra Russia, Francia e Gran Bretagna, si contrapponeva alle Triplice Alleanza (Germania, Austria, Italia), la quale era debole a causa dell’atteggiamento dell’Italia, il quale si avvicinò sempre più ad i suoi avversari sulla carta.
4. Penisola balcanica: Era l’area di maggior tensione: Russia e Impero Austro-Ungarico si fronteggiavano cercando di trarre vantaggio dalla debolezza dell’Impero ottomano per ottenere uno sbocco sul Mediterraneo (Russia) o per estendersi verso il Sud (Impero Austro-Ungarico). Nel 1908 la “Rivoluzione dei giovani Turchi” attuata nell’impero ottomano portò al potere Kemal ed il partito “Unità e progresso”, la quale voleva abbattere l’assolutismo e fondare un regime costituzionale parlamentare. Nel 1912 si scatenò la prima guerra balcanica da parte di una coalizione (Grecia, Bulgaria e Serbia) contro la debole Turchia, ma i vincitori non riuscirono ad accordarsi sulla spartizione dei territori quindi nel 1913 Serbia, Grecia e Romania attaccarono la Bulgaria costringendola alla resa (seconda guerra balcanica).

La guerra ha inizio
Il 28 giugno 1914 l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo e la moglie furono uccisi nell’attentato a Sarajevo da un estremista serbo, Gavrilo Princip, poiché mentre l’erede al trono Francesco Ferdinando voleva trasformare l’impero asburgico in uno Stato Federale si contrastava col desiderio di sottrarre all’Austria i territori balcanici del serbo. L’assassinio fece precipitare una situazione internazionale già carica di tensioni: il 23 Luglio l’Austria lanciò un duro ultimatum al governo serbo riservandolo responsabile dell’attentato. Intanto l’Austria dichiarò il 28 Luglio guerra alla Serbia nonostante l’avvertimento Russo e Francese di smettere di espandersi nei balcani. Scattarono i sistemi di alleanze internazionali e la situazione precipitò:
• Russia e Francia si schierano con la Serbia.
• Germania dichiara guerra a Russia (1 Agosto) e Francia (3 Agosto).
• Il 4 Agosto la Gran Bretagna entra in guerra dalla parte dell’Intesa.
• L’Italia si dichiarò neutrale.
La guerra iniziò e tutte le potenze europee vi erano coinvolte.

La grande guerra

Il primo anno di guerra (1914)
Lo scoppio delle ostilità causò la coesione politica interna nei diversi Paesi; la difesa della patria divenne un valore condiviso da tutte le componenti sociali e dai sindacati. Al prevalere delle pulsioni nazionali falliva il concetto di internazionalismo socialista.

La guerra iniziò come guerra di movimento (forte dispiegamento di forze mobili ed un progressivo spostamento al fronte) secondo piani strategici preparati da tempo: le operazioni militari furono condotte su tre fronti:

1. L’Impero Astro-Ungarico invase la Serbia.
2. La Russia avanzò in Prussica orientale ed in Galizia: sul fronte orientale i russi tentarono di invadere la Prussia orientale ma furono fermati nelle battaglie di Tannenberg e dei Laghi Masuri. Più facile fu la penetrazione della Galizia ma si raggiunse ben presto una guerra di trincea. La Germania intantò cercò anche su questo fronte di assumere il controllo della Manica ma le forze anglo-francesi mantennero le posizioni resistendo all’offensiva tedesca.
3. La Germania attaccò la Francia attraverso la penetrazione del Belgio neutrale: il 4 Agosto l’esercito tedesco, comandato da von Molte, iniziò lo sfondamento del fronte belga, il 6 ed il 12 Settembre 1914 la Francia riuscì a bloccare l’avanzata nemica sul fiume Marma. Iniziava ora una guerra di posizione o di trincea sul fronte occidentale (gli eserciti sono attestati su posizioni di reciproca attesa e la guerra procede alternando lunghe fasi di attesa e studio dell’avversario a periodiche ed intense offensive).
Il conflitto divenne mondiale quando il Giappone entrò in guerra a fianco dell’Intesa (23 Agosto) e la Turchia si schierò con Austria e Germania.

Il dibattito italiano fra interventisti e neutralisti
L’Italia aveva tre possibilità di fronte al congresso:

1. Restare neutrale.
2. Intervenire a fianco degli Imperi centrali.
3. Passare con l’Intesa.
Il paese si spaccò tra:

Neutralisti interventisti
Schieramento Ragioni del neutralismo Schieramento Ragioni dell’interventismo
Partito socialista Rivendicava l’estraneità della classe operaia a una guerra combattuta per gli interessi del capitalismo internazionale. Irredentisti Credevano la Grande Guerra come la quarta guerra d’indipendenza per ottenere terre e avviarsi verso un’Italia libera, repubblicana e socialmente più equa.
Democratici
Alcuni Socialisti riformisti
Liberali Giolittiani Giolitti aveva escluso l’ipotesi di un conflitto di breve durata e garantendo la neutralità l’Italia avrebbe potuto ottenere adeguate ricompense. (Parlamento) Liberal-conservatori La guerra era un’occasione per rafforzare il ruolo internazionale dell’Italia, far crescere la sua influenza nell’area adriatica e per potenziare lo sviluppo industriale. (Governo)
La grande industria
Cattolici Muovere una guerra a potenza cattolica come l’Austria. Nazionalisti La guerra era il mezzo per rafforzare l’autoritarismo dell’esecutivo, rendere più disciplinato il Paese e distruggere le pretese di eguaglianza sociale e di riforme avanzate dai socialisti e dai riformisti.
Sindacalisti Rivoluzionari Ispirati dalle teorie di Sorel, ritenevano la guerra il volano per un’azione rivoluzionaria che avrebbe sovvertito l’ordine costituito.

Il governo intanto avviò trattative con Austria e Germania chiedendo ingrandimenti territoriali in cambio dell’intervento nel conflitto (contemporaneamente in segreto l’Italia avviò trattative anche con l’Intesa, tutto ciò segreto anche al Parlamento). Il governo firmò segretamente al Parlamento il “Patto di Londra”: l’Italia si impegnava ad entrare in guerra a fianco dell’Intesa entro un mese, alla fine della guerra avrebbe ottenuto il Trentino, Tirolo meridionale, Trieste, Gorizia, Istria, una parte della Dalmazia, Valona, le isole del Dodecaneso e vantaggi derivanti dallo smembramento dell’impero coloniale tedesco. Siglato il trattato ora il governo doveva convincere il Parlamento lasciando mano libera alla piazza. Nel 1915 gruppi nazionalistici organizzarono manifestazioni popolari a favore dell’intervento (presero posizioni anche D’Annunzio, Mussolini e Pascoli “La grande proletaria si è mossa”). Le “radiose giornate di Maggio” diedero l’impressione di una maggioranza all’intervento a fianco dell’Intesa: il 24 Maggio 1915 l’Italia entrò in guerra a fianco dell’Intesa contro l’Austria.

In trincea (1915-1916)
L’Intesa non è messa molto bene:
1. L’esercito italiano entrò in guerra impreparato e inadeguato a sostenere un conflitto a lunga durata, Cadorna avviò delle offensive conto l’Isonzo ma l’esito delle battaglie fu inconcludente.
2. Sul fronte francese le cose non sembravano andare meglio per l’Intesa si concluse senza esiti
3. Sul fronte orientale la Russia mostrava le proprie debolezze strutturali.
4. La Gran Bretagna aveva imposto un blocco navale contro la Germania, la quale avviò una guerra sottomarina che provocò l’affondamento del transatlantico inglese “Lusitania” con a bordo passeggeri anche americani; tutto ciò porto ad una forte tensione tra Germania e Stati Uniti.
Il bilancio del primo anno della guerra poteva dirsi favorevole agli Imperi centrali, ma la guerra si prospettava lunga e difficile e vi emerse il problema delle risorse industriali ed alimentari (l’Intesa non ebbe questi problemi grazie alle numerose colonie d’oltremare). Nel 1916 gli esiti delle battaglie non portarono risultati significativi per nessuno degli schieramenti ma le vittime furono troppe. Il 15 Maggio gli austriaci lanciarono la “Strafexpedition” (“Spedizione punitiva contro gli Italiani traditori”) che ebbe inizialmente limitati successi ma poi ricevette il contrattacco italiano che portò alla conquista di Gorizia.
I soldati manifestarono contro il continuo della guerra a causa dell’orrore e della disperazione provocate da essa, nel 1915 anche Benedetto XV inviò una nota ai paesi belligeranti perché sospendessero “l’inutile strage”.

L’anno cruciale (1917)
Il 1917 fu l’anno cruciale a causa di tre eventi:
1. La caduta dello zarista in Russia: un’insurrezione popolare costringe lo zar Nicola II ad abdicare e portò alla nascita di una repubblica liberale, il potere fu poi assunto dal partito bolscevico di Lenin che concluse una pace superata con gli Imperi centrali.
2. L’entrata in guerra degli Stati Uniti: Il 6 aprile 1917 gli Stati Uniti entrarono in guerra contro la Germania poiché aveva già sovvenzionato economicamente i Paesi dell’Intesa e se avessero perso la sua economia ne avrebbe risentito. La guerra sottomarina tedesca bloccava il commercio americano e veniva quindi vista come una minaccia. Il presidente Wilson attribuì all’intervento un significato ideologico di ampia portata, dichiarando che gli USA entravano in guerra in difesa dei principi di libertà, democrazia, autodeterminazione dei popoli. La sua entrata modificò i rapporti di forza in campo.
3. La grande offensiva austro-tedesca in Italia: In Italia le proteste sociali erano divenute sempre più intense a causa della fame e per la scarsità degli approvvigionamenti. Fu allora che scattò l’offensiva austriaca: le linee italiane vennero sfondate a Caporetto , l’esercito italiano si ritirò in modo precipitoso e caotico. Di fronte alla disfatta il paese reagì: il 30 Ottobre fu nominato primo ministro Vittorio Emanuele Orlando ed il comando supremo affidato al generale Armando Diaz. L’esercito riuscì ad attestarsi in difesa sul monte Grappa e lungo il Piave, dove bloccò l’avanzata austro-tedesca.

La fine del conflitto (1918)
A inizio 1918 Austria e Germania apparivano in vantaggio ma la guerra doveva finire prima dell’arrivo dei soldati americani: non ci riuscirono. La Germania, dopo la ritirata della Russia, poteva concentrarsi sul fronte occidentale scatenando 5 offensive ma l’esercito era ormai stremato e dovette ritirarsi fino alla linea fortificata detta “Sigfrido”. Il 3 Ottobre il governo tedesco chiese l’armistizio.
Anche l’impero Austro-ungarico aveva sorte segnata: provò a trasformare la monarchia in una federazione di Stati indipendenti ma fallì; a Parigi venne proclamata la repubblica cecoslovacca. Sul fronte militare il collasso era ormai invitabile: il 4 Novembre l’Austria firmò l’armistizio successivamente alla controffensiva italiana che arrivo fino a Trento e Trieste.
Le sconfitte militari portarono conseguenze politiche: Guglielmo II lasciò il paese e venne proclamata la repubblica ed ugualmente in Austria. La guerra si era dunque conclusa ma con un bilancio terribile di morti (più di 8 milioni) e con la dissoluzione di gran parte della “vecchia Europa”.

La nuova Europa dei trattati di pace
Fin dal Gennaio 1918 il presidente americano Thomas Woodrow Wilson aveva concretizzato la sua idea di una guerra a difesa della libertà e dell’autodeterminazione (diritto del popolo di scegliere autonomamente il proprio governo e le proprie leggi) dei popoli in un documento: “Quattordici punti”, avanzavano alcune proposte operative per il riassetto geopolitica dell’Europa e fissavano i principi a cui gli Stati si sarebbero dovuti attenere: (i più importanti)
• Fine della vecchia prassi della diplomazia segreta.
• Libertà di navigazione e di commercio.
• Riduzione degli armamenti, che doveva servire solo a garantire la sicurezza interna di ogni stato.
• Creazione di un organismo sovranazionale (la Società delle Nazioni) con il compito di comporre pacificamente le controversie internazionali.
Il 18 Gennaio 1919 si aprirono a Parigi i lavori della conferenza di pace: vi parteciparono solo i 27 paesi dell’Intesa rappresentati dai 4 principali vincitori (USA, Gran Bretagna, Francia, Italia); nacque il “trattato di Versailles” ma in realtà furono firmate più paci. L’Austria fu ridotta ad una piccola repubblica e nacquero la Cecoslovacchia, Jugoslavia e Romania. Anche l’Impero Ottomano fu smembrato e nell’Europa orientale videro la luce Finlandia, Polonia e gli Stati baltici. La Germania fu indicata come la principale responsabile del conflitto e venne obbligata a sottoscrivere una pace umiliante dove le si imponeva:

1. Restituzione alla Francia delle regioni dell’Alsazia e della Lorena e l’occupazione francese della Saar per 15 anni.
2. Cessione alla Polonia del “Corridoio di Danzica” per l’accesso ai mari.
3. I Monti Sudati alla Cecoslovacchia.
4. Distruzione Impero coloniale Tedesco, che venne spartito tra Francia e Gran Bretagna.
5. Ridimensionamento esercito.
6. Pagamento danni di guerra.
L’Italia in fine ottenne meno di quanto stipulato dal patto di Londra poiché fu estromessa dalla spartizione dell’impero coloniale Tedesco. I gruppi nazionalistici italiani rimasero delusi dai risultati della Conferenza di pace e si cominciò a parlare di “vittoria mutilata” (non sono state soddisfatte le richieste italiane).

I “14 punti” di Wilson
1. Pubblici trattati di pace, stabiliti pubblicamente e dopo i quali non vi siano più intese internazionali particolari di alcun genere, ma solo una diplomazia che proceda sempre francamente e in piena pubblicità.
2. Assoluta libertà di navigazione per mare, fuori delle acque territoriali, così in pace come in guerra, eccetto i casi nei quali i mari saranno chiusi in tutto o in parte da un'azione internazionale, diretta ad imporre il rispetto delle convenzioni internazionali.
3. Soppressione, per quanto è possibile, di tutte le barriere economiche ed eguaglianza di trattamento in materia commerciale per tutte le nazioni che consentano alla pace, e si associno per mantenerla.
4. Scambio di efficaci garanzie che gli armamenti dei singoli stati saranno ridotti al minimo compatibile con la sicurezza interna.
5. Regolamento liberamente dibattuto con spirito largo e assolutamente imparziale di tutte le rivendicazioni coloniali, fondato sulla stretta osservanza del principio che nel risolvere il problema della sovranità gli interessi delle popolazioni in causa abbiano lo stesso peso delle ragionevoli richieste dei governi, i cui titoli debbono essere stabiliti.
6. Evacuazione di tutti i territori russi e regolamento di tutte le questioni che riguardano la Russia senza ostacoli e senza imbarazzo per la determinazione indipendente del suo sviluppo politico e sociale e assicurarle amicizia, qualsiasi forma di governo essa abbia scelto. Il trattamento accordato alla Russia dalle nazioni sorelle nel corso dei prossimi mesi sarà anche la pietra di paragone della buona volontà, della comprensione dei bisogni della Russia, astrazion fatta dai propri interessi, la prova della loro simpatia intelligente e generosa.
7. Il Belgio – e tutto il mondo sarà di una sola opinione su questo punto – dovrà essere evacuato e restaurato, senza alcun tentativo per limitarne l'indipendenza di cui gode al pari delle altre nazioni libere.
8. Il territorio della Francia dovrà essere completamente liberato e le parti invase restaurate. Il torto fatto alla Francia dalla Prussia nel 1871, a proposito dell'Alsazia–Lorena, torto che ha compromesso la pace del mondo per quasi 50 anni, deve essere riparato affinché la pace possa essere assicurata di nuovo nell'interesse di tutti.
9. Una rettifica delle frontiere italiane dovrà essere fatta secondo le linee di demarcazione chiaramente riconoscibili tra le nazionalità.
10. Ai popoli dell'Austria–Ungheria, alla quale noi desideriamo di assicurare un posto tra le nazioni, deve essere accordata la più ampia possibilità per il loro sviluppo autonomo.
11. La Romania, la Serbia ed il Montenegro dovranno essere evacuati, i territori occupati dovranno essere restaurati; alla Serbia sarà accordato un libero e sicuro accesso al mare, e le relazioni specifiche di alcuni stati balcanici dovranno essere stabilite da un amichevole scambio di vedute, tenendo conto delle somiglianze e delle differenze di nazionalità che la storia ha creato, e dovranno essere fissate garanzie internazionali dell'indipendenza politica ed economica e dell'integrità territoriale di alcuni stati balcanici.
12. Alle regioni turche dell'attuale impero ottomano dovrà essere assicurata una sovranità non contestata, ma alle altre nazionalità, che ora sono sotto il giogo turco, si dovranno garantire un'assoluta sicurezza d'esistenza e la piena possibilità di uno sviluppo autonomo e senza ostacoli. I Dardanelli dovranno rimanere aperti al libero passaggio delle navi mercantili di tutte le nazioni sotto la protezione di garanzie internazionali.
13. Dovrà essere creato uno stato indipendente polacco, che si estenderà sui territori abitati da popolazioni indiscutibilmente polacche; gli dovrà essere assicurato un libero e indipendente accesso al mare, e la sua indipendenza politica ed economica, la sua integrità dovranno essere garantite da convenzioni internazionali.
14. Dovrà essere creata un'associazione delle nazioni, in virtù di convenzioni formali, allo scopo di promuovere a tutti gli stati, grandi e piccoli indistintamente, mutue garanzie d'indipendenza e di integrità territoriale.


Il bilancio politico della guerra
La nuova cartina geopolitica delineata dai trattati di pace non era equilibrata e i motivi di contrasto tra i Paesi europei emersero rapidamente. La Germania era stata umiliata ed impossibilitata di una ripresa economica e gli Stati europei centrali erano formati da minoranze etniche che chiedevano l’indipendenza. Inoltre il pericolo bolscevico era una speranza per le masse proletarie dell’Europa occidentale. Quindi i 14 punti di Wilson non erano stati il vero principio ispiratore della conferenza di pace ma erano prevalse la volontà di vendetta della Francia e la preoccupazione inglese di preservare il proprio predominio coloniale. Anche il processo di autodeterminazione aveva prodotto effetti geopolitica forieri di tensioni. I trattati di pace previdero l’istituzione di quanto stabilito da Wilson al punto 14: venne varata l Società delle Nazioni per rendere possibile la cooperazione fra le nazioni e stabilire le relazioni internazionali pacifiche. Essa nacque però debole poiché vennero escluse Germania e Russia e perché il Congresso degli Stati Uniti non ratificò la proposta di adesione del presidente.

Il bilancio umano e sociale
Morirono un numeroso spaventoso di persone, milioni di persone furono invalidi, vedove, orfani, … L’epidemia che colpì l’Europa nota come “spagnola” uccise donne, vecchi e bambini indeboliti. Durante la guerra le donne facevano anche avori solo da uomini in fabbrica. Alla fine del conflitto i reduci tornarono a casa trovando spesso un panorama sociale e produttivo profondamente mutato. Gli ”imboscati” e gli speculatori avevano trovato modo di far fortuna, il lavoro diminuì e le campagne erano spesso abbandonate. La guerra era stata fonte di un cambiamento sociale.

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