Fratellanza musulmana

All'inizio degli anni Venti nelle aree islamiche si pensa che le proposte di un ritorno integrale all'Islam possano avere un largo successo, il che è testimoniata dalla grande diffusione della Fratellanza musulmana, associazione fondata nel 1928 dall'insegnante egiziano Hassan al-Bannā' (1906-1949). La Fratellanza è una delle più importanti organizzazioni di rilancio dell'Islam sunnita e negli anni Trenta e Quaranta, oltre che in Egitto, raccoglie aderenti in Sudan, Siria, Giordania, Iran, Punjab, Bengala, Indonesia e Malesia. Il punto essenziale della proprietà teorica e politica di al-Bannā', sostenuta e divulgata dalla Fratellanza musulmana, risiede nell'idea secondo la quale ciò che ha indebolito i paesi islamici è stata la penetrazione delle idee occidentali: ovvero miscredenza, avidita economica, confusione nei rapporti tra generi sono tutti elementi che vengono dall'Occidente e che hanno corrotto profondamente l'identità islamica. Un ritorno integrale all'Islam è, per al-Bannā', l'univa ancora di salvezza. Al-Bannā' rilancia l'importanza del jihad non solo some lotta morale contro il male (jihad maggiore) ma anche come specifica lotta militare contro gli infedeli (jihad minore).
Posizioni anche più mette di quelle di al-Bannā' sono elaborate da Abu al-A'la al-Mawdudi (1903-1979), un musulmano indiano che è tra u padri fondatori della rinascita dell'Islam radicale. La teoria più importante di Mawdudi suggerisce che l'azione per la restaurazione dell'Islam non dev'essere compiuta in nome del recupero di un passato ideale ma per un principio molto più urgente e nuovo: il governo dell'uomo sotto la sovranità di Dio. Tale governo deve esplicarsi in uno Stato islamico nel quale la sovranità popolare espressa attraverso un Parlamento deve essere sostituita dalla sovranità di Dio rivelata nella sua compiuta perfezione dalla Sharia, cioè dalla legge islamica ricavata dal Corano. Naturalmente in questo futuro Stato islamico non può restare alcuna traccia del materialismo e della decadenza morale dell'Occidente, che anche al-Mawdudi, come al-Bannā', considera fattori che hanno gravemente corrotto le società musulmane.
Per raggiungere l'obiettivo dell'instaurazione di uno Stato islamico al-Mawdudi ritiene che sia perfettamente legittimo ricorrere al jihad, che non deve essere considerato solo come una guerra difensiva per la protezione del dār al-islām (cioè l'area della pace ovvero l'area nella quale è diffuso l'Islam) bensì deve essere uno strumento di azione, da usarsi contro tutti quei governi che impediscano la predicazione e la realizzazione del vero islam.

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