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LA FRANCIA DAL 1824 AL 1830

In Francia il congresso di Vienna aveva optato per una decisione che non era stata molto gradita al popolo: la restaurazione della dinastia dei Borbone con la figura di Luigi XVIII. Il nuovo sovrano è consapevole che il suo ruolo nella nazione, che veniva da venticinque anni di conflitti, era molto delicato: in effetti l’ultimo sovrano francese era stato ghigliottinato. Si venne così a creare una situazione simile a quella dell’Inghilterra nel corso della Glorious Revolution, durante la quale, dopo gli undici anni di repubblica, venne richiamato dal suo esilio Carlo II, il figlio di Carlo I. Il nuovo sovrano capisce che per mantenere inalterata la decisione presa a Vienna senza che vi fossero nuovi scontri tra il popolo e il sovrano, comprende che la linea da seguire è quella moderata: egli accetta di buon grado che venga proclamata una nuova costituzione, in quanto quelle precedenti non prevedevano più di affidare parte del potere al re. La resistenza quasi nulla di Luigi nei confronti di tale atto ci testimonia il senso di disponibilità e di apertura del sovrano, la cui intenzione era di istaurare un clima di pace e di serenità dettato dalla reciproca collaborazione. Gli anni in cui egli regnò si caratterizzano non per una riproposizione degli ideali dell’Ancient Regime, che anche il congresso aveva dichiarato ristabiliti quando aveva restaurato sul trono dei maggiori regni sovrani appartenenti a dinastie che pretendevano di far risalire il loro potere da Dio, bensì per un clima di distensione. Nel momento in cui però sale al potere suo fratello Carlo, con il nome di Carlo X, egli è di carattere totalmente diverso rispetto a Luigi: il suo governo inizia immediatamente a minare la tranquillità costruita con tanta fatica, durata appena 10 anni.

Carlo, infatti, già prima di essere eletto aveva manifestato un atteggiamento più duro ed intransigente, affermando pubblicamente che aveva intenzione non soltanto di ripristinare i privilegi di cui godeva la nobiltà ma anche che i nobili danneggiati sarebbero stati ricompensati con un indennizzo per la perdita delle loro tenute e dei beni: tale scelta si carica di un duplice significato, da un lato simbolico in quanto venivano meno tutte le rivendicazioni del ceto medio che anzi venivano condannate e anche pratico in quanto i soldi per indennizzare i nobili sarebbero stati ricavati da nuove tasse imposte alla borghesia.
Tale prospettiva non era certamente gradita al popolo quando Carlo era solo un membro della famiglia reale ma di più quando divenne re e varò tale legge con il nome di legge del miliardo, indicante appunto la somma di denaro che il re aveva calcolato fosse l’indennizzo. Il popolo, appena venne ratificata tale legge, manifestò immediatamente il suo disappunto ma Carlo, invece di ascoltare il popolo, accentuò ulteriormente il suo atteggiamento dispotico ed assolutistico, finché il popolo non insorse in quelle che vennero definite le Trois Gloriouses, tre giornate, dal 27 al 29 luglio, che si richiama alla Glorious Revolution e indicante un cambiamento dinastico senza spargimento di sangue. Anche in Francia viene deposto il re ma la borghesia è consapevole del fatto che un vuoto di potere di lunga durata avrebbe portato a delle conseguenze disastrose, testimoniate anche dalla recente rivoluzione, durante la quale la borghesia si era lasciata sfuggire un po’ troppo la mano: erano così sorti il Terrore ed altri eventi negativi che non dovevano essere ripetuti. La borghesia mantiene quindi il potere per soli tre giorni, durante i quali vengono vagliati molti nomi di persone che avrebbero potuto sostituire il re: vi era la necessità di una persona di stampo moderato, che fosse garanzia di un clima di stabilità.
La personalità moderata del sovrano doveva inoltre essere stata già accertata in precedenza perché non vi dovevano essere motivi per cui lo Stato francese si fosse dimostrato instabile: in tal caso sarebbe potuta intervenire la quadruplice alleanza. Viene selezionato un’esponente della nobiltà, non di stampo borghese (una cosa improponibile), che aveva già dimostrato la sua personalità non autoritaria: la scelta ricade su Luigi Filippo d’Orleans, un nobile che non era fuggito nel corso della rivoluzione francese e si era schierato dalla parte del popolo. Il nuovo sovrano accetta il suo incarico proclamandosi non re di Francia, come avevano fatto gli altri sovrani ad indicare appunto che il ruolo gli era offerto per grazia divina, bensì re dei francesi, il che indicava che era stato scelto dal popolo; tale sovrano venne accettato dalle altre nazioni perché vi era stato un semplice cambio dinastico nella Francia e non uno sconvolgimento degli equilibri

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