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Il fascismo negli anni Trenta

Mussolini vuole consolidare il suo potere e vara una nuova legge elettorale che sottomette completamente il Parlamento al Partito fascista. I candidati delle elezioni devono essere scelti dal Gran Consiglio del Fascismo e i deputati vengono sottoposti a un’approvazione plebiscitaria.
I rapporti tra imprenditori e lavoratori dipendenti vengono determinati attraverso le decisioni e la mediazione degli operai; viene così abolita la libera contrattazione tra le parti. Viene istituzionalizzata la repressione del dissenso politico; viene reintrodotta la pena di morte e vengono istituiti la Polizia segreta OVRA e il Tribunale speciale per la sicurezza dello Stato. Vengono riunite le squadre fasciste nella Milizia volontaria che perseguitano gli antifascisti comunisti e liberali.
Lo Stato fascista interviene pesantemente nell’economia per raggiungere i propri obiettivi: difende la lira, rinnova le infrastrutture e l’agricoltura. La crisi del ’29 negli Stati Uniti fa sentire i suoi effetti anche nell’Italia, nella quale provoca un calo della produzione industriale e agricola e un forte aumento della disoccupazione. L’intervento del governo fascista nell’economia si amplia. Il governo sostiene in primo luogo gli industriali: istituisce l’IMI (Istituto Immobiliare Italiano) e l’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale). La concentrazione nelle mani dello Stato di un ampio potere di controllo sull’economia ha una notevole accelerazione. Mussolini inaugura l’economia autarchica, l’Italia deve diventare autosufficiente e non deve più dipendere da importazioni straniere.

La creazione del consenso

In Italia, a favorire il fascismo, c’è la propaganda e gli italiani sono o diventati pian piano fascisti per debolezza, per opportunismo e per convinzione. All’estero viene considerato come una garanzia contro il comunismo, sebbene il Duce sia stato il primo a riconoscere ufficialmente l’URSS. Mussolini conduce anche un’intensa attività diplomatica, conquistandosi la stima della Francia e dell’Inghilterra. Deve però conquistare la fiducia della Chiesa cattolica. Il Duce è ateo e anticlericale, ma teme l’influenza che la Chiesa ha sulla maggior parte degli Italiani. L’11 febbraio 1929 vengono firmati tra lo Stato italiano e la Chiesa i Patti lateranensi. La Chiesa riconosce Roma come capitale d’Italia e lo Stato italiano riconosce la sovranità della Chiesa sulla Città del Vaticano. Lo Stato riconosce la libertà del culto cattolico, garantisce l’obbligo dell’insegnamento nelle scuole della religione cattolica e la validità civile del matrimonio religioso. Il cattolicesimo diventa così religione di Stato. Mussolini inquadra la gioventù italiana in varie organizzazioni paramilitari in cui i giovani svolgono attività sportive, sono addestrati all’uso di armi e sono educati a avere fiducia nel Duce.

L’opposizione al regime

Anche negli anni di maggior successo, il regime ha degli oppositori che, da posizioni diverse, lo criticano e lo combattono: socialisti come Turati, Nenni e Pertini, comunisti come Gramsci, cattolici, liberali e repubblicani. Gli antifascisti sono in ogni caso pochi e le ragioni sono molteplici. In primo luogo il fascismo ha tolto agli italiani diritti politici e civili, ma garantisce una condizione di vita tollerabile. Gli italiani vogliono in fondo sicurezza, stabilità di governo e benessere economico.
I Patti lateranensi non portano in realtà una vera conciliazione tra fascismo e Chiesa perché il fascismo cerca invano di asservire ai suoi scopi anche la Chiesa.

L’Impero e le leggi antiebraiche

Mussolini dà il via alla conquista dell’Etiopia il 3 ottobre 1935 anche se Inghilterra e Francia non vogliono rivali in quella zona dell’Africa e impongono alla Società delle Nazioni di adottare sanzioni economiche contro l’Italia. La decisione anglo – francese provoca una conseguenza fondamentale: l’avvicinamento dell’Italia alla Germania. L’Etiopia viene comunque conquistata dall’Italia e il Duce annunciala costituzione dell’Impero (5 maggio 1936).
Gli italiani prendono parte alla guerra civile spagnola (1936 – 1939) schierandosi accanto a Franco contro gli antifascisti.
Fino al 1938 gli Ebrei italiani per il fascismo sono cittadini come tutti gli altri. Le leggi antisemite spezzano il consenso e danno inizio alla crisi del fascismo.

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