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Rapporto stato chiesa

Un altro aspetto che Mussolini curò era il rapporto tra lo stato e la chiesa. Siamo nel 1929 con i famosi patti Lateranensi firmati tra stato fascista e chiesa Papa Pio XI all’interno del Laterano a Roma nel Febbraio 1929. Con questi patti, Mussolini volle superare i contrasti che avevano caratterizzato la “questione romana” mai risolto dal 1870 in poi. Cercò quindi di arrivare ad una conciliazione che riuscì a prendere luogo. Il Laterano veniva riconosciuto come stato indipendente (come già potemmo vedere con la legge delle Guarentigie nel 1870), e qui Mussolini ribadisce questa indipendenza, a questo si aggiunge un altro aspetto vantaggioso, ovvero far diventare l’insegnamento cattolico obbligatorio in tutte le scuole di ogni ordine e grado. La religione cattolica diventa quindi religione di stato. Un’altra cosa, fu il riconoscimento del matrimonio religioso che assumerà piena validità civile. Questa fu quindi l’inventiva che Mussolini ebbe per attirarsi la benevolenza della chiesa. Inoltre venne aggiunto a ciò un indennizzo alla Santa sede per la perdita degli stati pontifici e per i beni ecclesiastici, venne quantificato questo e la chiesa potè quindi usufruire di una certa somma. La chiesa doveva offrire invece dalla sua parte al fascismo il consenso del Papa che prevedeva che i vescovi dovessero giurare fedeltà allo stato. Questa fu la strategie dove Mussolini cerca adepti, accordi con la chiesa per attirarsi l’elettorato del mondo cattolico. E questo gli riuscì perché la maggior parte della popolazione italiana era cattolica. Viene quindi pubblicizzato che è il fascismo ad essere in grado di sanare i problemi e quindi Mussolini veniva visto come un baluardo della difesa dello stato pontificio. Nella realtà dei fatti, nel campo educativo c’era una profonda diversità tra stato fascista e chiesa, per ciò che concerne l’educazione della gioventù attuata nell’azione cattolica che si scontrava con la disciplina autoritaria che il fascismo attua nelle scuole. L’educazione della gioventù era un’educazione che si improntava sui valori cristiani, capo gruppi formati presso le scuole cristiane cercavano di inculcare nei giovani i valori cristiani. Invece quello fascista era un sistema autoritario che inculcava nei giovani il valore della disciplina e del rispetto. Il fascismo infatti organizzò il possibile per difendere l’autorità e il rispetto nelle scuole, da una parte c’era la religione, mentre dall’altra, tutti gli insegnanti dovevano giurare fedeltà al regime e chi non lo rispettava era fuori. La libertà d’insegnamento quindi non esisteva e quindi oltre a dover giurare fedeltà al regime, dovevano adottare metodi e programmi imposti dal ministro dell’istruzione fascista. In maniera particolare l’insegnamento della storia doveva essere pericoloso, non si poteva parlare di alcune ideologie, ma incentrarsi in alcune come quella romana, il docente doveva scrupolosamente parlare dell’età imperiale, come anche il risorgimento dove l’Italia si è liberata dall’oppressione. Il dovente era quindi veicolato dall’alto, dal ministero dell’Istruzione fascista con programmi che lo rendevano succube e non libero. Nella scuola l’aspetto positivo era che i fondi venivano veicolati per irrobustire l’istruzione scolastica, quindi si dava una grande importanza alla scuola. Il tutto quindi andava a rientrare nella propaganda ideologica, quindi nei fatti la metodologia e i programmi erano strumenti inventati dall’alto per diffondere l’ideologia fascista. L’azione cattolica non andava a insistere sulla storia di Roma, ma sulla diffusione dei valori cristiani. Nell’istruzione fascista si privilegiava l’educazione fisica che doveva formare i futuri soldati, i lupari perché il simbolo del fascismo era la lupa della mitologia di Romolo e Remo, quindi questa scuola era para-militare. Tendeva a formare soggetti forti per impiegarli poi nelle milizie. Queste cose quindi le subivano anche le fanciulle che venivano educate allo stesso modo.

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