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Fascismo - Politica estera

La politica estera del fascismo è essenzialmente di tipo “espansionistico”, e viene condotta per motivi di grandezza e di prestigio.
Quello italiano è un imperialismo politico, però, non economico (dal momento che i territori conquistati hanno molte poche risorse), intrapreso più che altro per raggiungere il livello territoriale delle grandi potenze.
Per attuare una simile politica d’espansione è necessario anche, in molti casi, mettere in discussione i trattati di pace.

Ora, nei primi tempi, la politica espansionistica del fascismo è comunque cauta, anche perché il sottosegretario agli esteri è il “prudente” Grandi.
Già a partire dal 1924, però, erano avvenuti:
1) Il trattato di Roma, secondo cui Fiume è finalmente annessa all’Italia;
2) Il patto anglo-italiano, che determina la presenza dell’Italia in Somalia;

3) accordi con le nazioni balcaniche.

Mussolini riconquista inoltre la Libia, persa in guerra tra il 1911 e il 1912, e la sua politica si fa sempre più aggressiva.
Anche Hitler ha piani di conquista, specie in Austria, e questo crea dunque un po’ di attrito fra le due nazioni, dal momento che Mussolini vorrebbe stringere accordi con Vienna.
Nel 1933 Mussolini decide allora di stipulare il Patto a quattro (Francia, Inghilterra, Germania, Italia) allo scopo di rivedere i trattati di pace.
Ma questo tentativo di conciliazione fallisce quando la Germania si ritira dalla Società delle Nazioni.
Mussolini stipula allora un accordo con l’Ungheria e l’Austria contro la minaccia di Hitler.

Nel 1934 avviene la Conferenza di Stresa tra Francia, Inghilterra e Italia, nel corso della quale esse si dichiarano contrarie la riarmo tedesco.
L’Italia si riavvicina così alla Francia di Laval, il quale dà il suo benestare per la conquista italiana dell’Etiopia.
Allora Mussolini fa partire subito una campagna propagandistica affinché si crei una solida opinione pubblica favorevole alla nuova impresa. Gli argomenti principali a suo sostegno sono essenzialmente la richiesta di un posto al sole per le nazioni povere –come l’Italia- contro quelle ricche, e il fatto che la conquista italiana dell’Etiopia toglierebbe dalla schiavitù un paese meno sviluppato.

Scoppia dunque la guerra, e l’Italia occupa l’Etiopia nel 1936.
Il negus è allora costretto all’esilio. Il 9 maggio l’Italia dichiara l'impero.
La Società delle Nazioni vieta allora agli altri paesi di concedere materiale bellico e crediti all’Italia, ma l’Italia può comunque rifornirsi dagli Stati Uniti, dal Giappone e dalla Germania. L’adesione al fascismo è ora massima, sebbene l’Etiopia non abbia al suo interno grandi risorse.

Di fronte all’isolamento diplomatico, l’Italia si avvicina alla Germania.
Si ha l’asse Roma-Berlino, che prevede fra le due nazioni collaborazione, lotta al bolscevismo e appoggio nella rivolta spagnola.

La Germania stipula poi un accordo con il Giappone, e poi nel 1939 stipulerà con l’Italia il Patto d’acciaio.
Nel 1938 l’Austria viene intanto annessa al Reich, mentre l’Italia prende l’Albania.

In Italia si intensifica anche il militarismo. Vi è per esempio dal 1935 l’obbligo di usare l’uniforme del partito, il sabato prevede mezza giornata libera per le esercitazioni, c’è il passo romano, il saluto fascista, la sostituzione del “lei” con il “voi” e le “leggi razziali”, introdotte anche per compiacere Hitler.
In Italia però l’antisemitismo non raggiunge mai i livelli tedeschi.

Nel 1935 si organizza anche la situazione in Etiopia, che ha un’importanza economica notevole. Si cerca infatti di utilizzare la colonia per risolvere la situazione economica del paese..
Frattanto l’assenza di materie prime dall’estero è facilmente compensata con l’autarchia e con i surrogati.

Poco dopo anche l’Italia, come la Germania, esce dalla Società delle Nazioni.
Adesso Mussolini, insieme con Hitler, vuole rivedere il Trattato di Versailles. Essi cominciano dunque ad agire in parallelo, emulandosi a vicenda.

Come ad esempio nella guerra di Spagna, scoppiata nel 1936, nella quale Italia e Germania intervengono in favore delle destre, sebbene avessero in precedenza promesso alla Francia e all’Inghilterra di non farlo.
Compaiono in Spagna le brigate internazionali, costituite da gruppi di volontari stranieri venuti per appoggiare l'esercito repubblicano contro le forze nazionaliste del generale Franco.
La rivolta è invece vinta da quest’ultimo (chiamato Caudillo), esponente della destra e appoggiato dai nazi-fascisti. Anche in Spagna si instaura dunque la dittatura.

Nel frattempo la Germania dichiara che gli accordi di Versailles sono militarmente superati.
La Saar chiede di essere annessa alla Germania, e così avviene.
Il Patto di Stresa e il Trattato di Locarno sono dunque caduti.

Hitler occupa successivamente la Renania.
In Europa si formano dunque due blocchi:
1) Il blocco Roma-Berlino (a cui si unisce anche Tokyo);
2) Il blocco dell’Intesa.
Hitler è convinto che le potenze democratiche europee non si opporranno alla sua politica espansionistica e militaresca pur di mantenere la pace. Il suo scopo è riunire i popoli tedeschi in un unico stato.

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