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Il Fascismo

L'Italia usciva dalla guerra vittoriosa ma fondamentalmente insoddisfatta; apparentemente immutata dal punto di vista politico e istituzionale, era in realtà un Paese molto diverso da quello del maggio 1915. La partecipazione di massa al conflitto, la promesse fatte ,i sacrifici enormi sostenuti, le promesse fatte e le illusioni create per un avvenire migliore, resero impossibile un” tranquillo ritorno al passato”
Il suffragio universale maschile (1912) fece emergere partiti di massa che cambiarono il volto della politica italiana. Le novità più significative furono la nascita del Partito Popolare di ispirazione cattolica , fondato nel 1919 da Don Luigi Sturzo che opponeva alla lotta di classe gli ideali di solidarietà tra i diversi strati della società e la crescita del Partito Socialista .
Il Partito Popolare, che aveva un forte sostegno nelle campagne, permise ai cattolici italiani di essere finalmente inseriti nella vita politica del Paese ; favorevole alla concessione di ampie autonomie amministrative, rifiutava la lotta di classe , opponendole ideali di solidarietà.

Nel Partito Socialista, invece, la corrente massimalista ,favorevole a un’ipotesi rivoluzionaria, prevalse sul gruppo riformista guidato da Filippo Turati e Claudio Treves, propensi piuttosto a una collaborazione con i governi liberali.
Si formò anche un gruppo Comunista (ispirato alla rivoluzione bolscevica) che, nel gennaio 1921,sotto la guida di Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti, si staccò dal Partito Socialista e fondò a Livorno il Partito Comunista d’Italia.
Molto complessa è poi la questione dei reduci, organizzati in gran parte nell'Associazione Nazionale Combattenti, che, formata da elementi delle più differenti estrazioni sociali e politiche, tentò inizialmente di presentarsi come autonoma rispetto alle differenti forze politiche ma poi molti appartenenti all'Associazione si avvicinarono alla destra nazionalista, desiderosi di “presentare il conto” alla società per vi tanti sacrifici sostenuti in trincea.
Nel giugno 1919 il governo Orlando cadeva, seguito da un ministero guidato da Francesco Saverio Nitti. Il nuovo Presidente del Consiglio, per eliminare la principale causa del malcontento popolare, mantenne il prezzo politico del pane, concesse l’amnistia a molti detenuti per reati compiuti durante la guerra (diserzioni),assegnò alle associazioni terre incolte .
Intanto Gabriele D’Annunzio , alla testa di gruppi armati di ex combattenti e di reparti che non riconoscevano l’autorità del governo, occupò la città di Fiume fino al Natale del 1920,quando, in seguito al Trattato di Rapallo, all'Italia fu riconosciuto il diritto alla città di Zara , Fiume fu decretata “ Città libera “ e il regio esercito costrinse alla resa gli occupanti.
Di questa difficile situazione sociale e dell’instabilità politica che ne derivava ne approfittò Benito Mussolini , ex socialista, espulso dal partito per la sua presa di posizione a favore dell’intervento italiano nella Prima guerra Mondiale . Nel marzo 1919 Mussolini fondava a Milano i Fasci Italiani di combattimento , con un programma vasto e indefinito che univa posizioni quasi bolsceviche (occupazione di alcune officine nel Bergamasco) ad altre ultra – liberiste favorevoli agli industriali; l’unico elemento di coerenza era rintracciabile nella sua volontà di arrivare al vertice del potere. Grazie alle sue abilità oratorie Mussolini si attirò simpatie e appoggi in settori sociali sempre più vasti :ex combattenti, studenti, borghesia impiegatizia, insegnanti, commercianti, piccoli proprietari. Le sue idee divennero il punto di riferimento degli industriali e dei grandi proprietari terrieri, che ritenevano lo Stato liberale ormai incapace di porre rimedio al “pericolo comunista”.
All'inizio i fasci raccolsero consensi soprattutto tra gli ex combattenti che , frustrati dalla crisi economica e dalla scarsa considerazione che i socialisti mostravano verso la loro condizione di reduci, vennero attratti da un movimento che si dichiarava portavoce proprio di quel popolo formatosi nella guerra.
Successivamente il fascismo si diffuse anche nelle campagne, specialmente nella pianura Padana , dove l’affermarsi delle organizzazioni sindacali e delle cooperative spaventava i grandi proprietari e la borghesia rurale. Proprio da questi settori, che nel fascismo individuavano il nemico del socialismo, venne a Mussolini, attraverso numerosi e ampi sostegni finanziari, l’appoggio più concreto.

Il biennio rosso (1919 – 1920)

Il periodo compreso tra il 1919 e il 1920 viene comunemente definito “biennio rosso”, fu infatti caratterizzato da continue agitazioni operaie, scioperi, manifestazioni e scontri con le forze di pubblica sicurezza : a molti sembrò vicino l’inizio della rivoluzione anche in Italia.
Già alla fine del 1918 era nato al Sud un movimento spontaneo di occupazione delle terre che successivamente si era esteso alla pianura Padana. Fu però nel settembre 1920 che nelle aree industrializzate del Nord la crisi si fece più grave (diminuzione degli stipendi e licenziamenti come conseguenza della guerra). Per opporsi a tutto questo gli operai organizzarono una serie di scioperi e proteste arrivando ad occupare le fabbriche .Gli industriali ebbero paura dello scoppio di una rivoluzione e chiesero l’intervento del Governo. Fu richiamato, a capo del Governo, Giolitti, ormai ottantenne, il quale non volle ristabilire con la forza l’ordine pubblico ma preferì aspettare, convinto che la situazione sarebbe tornata da sola alla normalità (secondo lui lo Stato doveva restare neutrale e favorire il dialogo). I fatti gli diedero ragione perché dopo alcune settimane di lotta gli operai spontaneamente interruppero la protesta e tornarono alla vita di fabbrica .
Giolitti aveva però sottovalutato il terribile impatto che la vicenda dell’occupazione delle fabbriche aveva avuto sulla grande borghesia industriale e agraria. Questi due ceti infatti, temendo l’arrendevolezza del governo, , pensarono che era necessario provvedere autonomamente all'assicurazione dell’ordine e del rispetto per la proprietà privata. Di conseguenza armarono milizie private che diventarono le strutture di base del movimento fascista .Nel corso del 1920 i fascisti organizzarono la loro prima struttura paramilitare. Gli “squadristi” iniziarono una campagna di violenze e soprusi . Manganello e olio di ricino divennero i “simboli” delle spedizioni punitive contro le sedi del Partito Socialista, le Camere del Lavoro, le cooperative e le amministrazioni comunali di sinistra. Vittime delle squadre d’azione furono anche le associazioni sindacali cattoliche.

Le spedizioni punitive dei fascisti continuarono nel 1921, raccogliendo sempre più deciso sostegno dei ceti medi e dell’alta borghesia, che vedevano nel fascismo la garanzia dell’ordine e il mezzo migliore per soffocare le rivendicazioni delle classi subalterne. Nel maggio 1922 Mussolini poteva contare su 322.00 iscritti, organizzati in oltre 2.000 fasci locali. Il movimento operaio fu incapace di dare una risposta ai soprusi della squadre d’azione.
Giolitti inizialmente pensò che i fascisti ( che nel 1921 si erano riuniti nel Partito Nazionale Fascista, P.N.F.) potessero essere un utile contrappeso alle forze di sinistra. Alle elezioni del 1921 non ottenne la maggioranza piena e rassegnò le dimissioni. I sindacati proclamarono uno sciopero generale (1 agosto 1922) e le squadre fasciste si sostituirono alla polizia per ristabilire l’ordine.
Il 28 ottobre 1922 decine di migliaia di camicie nere marciarono si Roma e l’esercito non intervenne. Il 30 ottobre Mussolini ricevette da Vittorio Emanuele III l’incarico di formare un nuovo governo.

Programma iniziale del movimento fascista


•Tassazione direttamente proporzionale al censo
•Confisca delle ricchezze accumulate da chi aveva speculato in guerra
•Estensione del suffragio universale alle donne
•Approvazione di una legge elettorale proporzionale (ogni partito avrebbe dovuto ottenere in Parlamento un numero di seggi proporzionale ai voti ottenuti)
•Abbassamento dell’età pensionabile e giornata lavorativa di 8 ore
Questo programma, di ispirazione socialista (Mussolini era stato cacciato dal Partito Socialista nel 1914 ma ne conservava alcuni ideali) era contrapposto ad un atteggiamento nazionalista e antisocialista.
Atteggiamento nazionalista Affermazione del diritto dell’Italia di primeggiare e di imporsi nel mondo. Culto del capo, dell’autorità, della gerarchia in opposizione allo spirito di uguaglianza, solidarietà, fratellanza tipico del movimento operaio e socialista.
In poco tempo, mettendo da parte il programma iniziale di riforme sociali, i Fasci di Combattimento vennero strutturandosi con organizzazioni paramilitari. Nelle campagne padane le camicie nere furono finanziate e armate dai grandi proprietari agrari che volevano intimorire i sindacati contadini che avevano animato le lotte bracciantili.. In un crescendo di violenza furono bruciate sedi di cooperative agricole, sindacati, società di mutuo soccorso (di ispirazione cattolica), giornali operai e sedi di associazioni contadine. Furono organizzate rappresaglie che sfociarono in pestaggi e omicidi. Nel 1920 fu bruciata a Milano la sede del giornale “Avanti!” ,organo ufficiale del Partito Socialista.
Presto i fascisti furono capaci di controllare importanti realtà locali. I capi, detti RAS, di questi gruppi di squadristi avevano acquisito prestigio e autonomia. Mussolini, per evitare che il fascismo si identificasse con un esercito di tipo feudale al servizio delle classi agiate era disposto ad un patto di pacificazione con i socialisti,( su proposta di Ivanoe Bonomi, nuovo capo del Governo)ma i RAS si opposero. La leadership di Benito Mussolini era messa in discussione. Fu in quel delicato frangente che Mussolini propose la trasformazione dei Fasci di combattimento in Partito Nazionale Fascista. Le violenze squadriste non cessarono anche se i RAS accettarono la leadership di Mussolini che conquistò così un vero e proprio spazio politico. (Novembre 1921).
Il nuovo partito si caratterizzava per una : Forza Autoritaria e Anti operaia
Ecco il suo programma
•Riduzione dei poteri del Parlamento
•Abolizione del diritto di sciopero
•Privatizzazione dei servizi di pubblica utilità (Telefoni –Poste)
Il 28 ottobre 1922 fu organizzata la marcia su Roma cui parteciparono decine di migliaia di camicie nere. In seguito a questo episodio il Re diede a Mussolini l’incarico di formare il nuovo governo che fu formato da fascisti, liberali di destra, nazionalisti, cattolici conservatori. La violenza fascista non diminuì; nel 1923 caddero sotto i colpi delle squadre fasciste due noti antifascisti : Don Minzoni e Giovanni Amendola.
Inoltre
•fu aumentata la censura sulla stampa
•furono ridotte le tasse sulle imprese
•furono introdotte nuove tasse sul reddito che colpivano operai e contadini
•Il ministro Giovanni Gentile, eminente fascista, con la sua riforma della scuola, separò la cultura umanistica, da destinarsi alle future classi dirigenti da quella tecnico-scientifica, destinata agli operai e alla piccola borghesia. Veniva assegnato un ruolo importante alla religione cattolica e questo fu fatto per rafforzare il legame con i clericali conservatori.
•Nel 1923 riformò la legge elettorale che da proporzionale diventò maggioritaria (contrariamente al programma iniziale) per cui chi avesse superato il 25% dei voti avrebbe conquistato due terzi dei seggi, togliendo spazio all'opposizione.
Alle elezioni del 1924 il partito Fascista si presentò con un listone (formato da liberal-conservatori , clericali moderati, nazionalisti ) mentre le opposizioni che non seppero o non vollero coalizzarsi furono sconfitte.
Poco dopo la vittoria Giacomo Matteotti, il 10 giugno 1924 denunciò in Parlamento i brogli e le intimidazioni grazie alle quali i fascisti avevano vinto. Pochi giorni dopo fu rapito e dopo due mesi, nell'agosto del 1924, fu trovato assassinato. Mussolini si assunse la piena responsabilità politica, morale e storica di questo atto criminoso in un discorso tenuto alla Camera il 3 gennaio 1925.

I patti Lateranensi (1929)

Nel 1929 fu stipulato un Concordato tra Stato e Chiesa, noto come “Patti Lateranensi”. Si stabilì :
•Il riconoscimento da parte del Papa dello Stato Italiano con capitale a Roma
•Il riconoscimento da parte dello Stato italiano dello Stato del Vaticano come Stato indipendente
•Il riconoscimento della religione cattolica come religione ufficiale dello Stato Italiano
•Il pagamento di una forte indennità alla città del Vaticano per la perdita dello Stato Pontificio.

Politica economica del fascismo

Nel 1925, per diminuire la dipendenza dalle importazioni estere, il regime diede inizio alla “battaglia del grano” che nel 1933 permise all'Italia di essere quasi autonoma sul fabbisogno di cereali: la produzione nazionale aumento del 50%mentre le importazioni passarono da 24 milioni di quintali a meno di 8 milioni. Tuttavia la” battaglia” ebbe anche effetti negativi: molte terre destinate al pascolo, all’olivocoltura e alla frutticoltura vennero infatti trasformate in campi di grano, sconvolgendo così l’economia del Paese. A partire dal 1928 furono bonificati e resi coltivabili enormi appezzamenti di terreno. L’area più vasta tra quelle bonificate fu l’Agro Pontino , nei pressi di Roma, che si estendeva per quassi 60.000 ettari e dove sorsero 3.000 poderi, questi lavori concorsero anche ad alleviare la grave situazione occupazionale. Nel 1926 annunciò di voler rivalutare la lira e l’anno successivo riuscì a realizzare il suo obiettivo: la rivalutazione monetaria determinò un calo delle esportazioni e del turismo . L'industria, subordinata alle decisioni del regime , fu compensata dei suoi minori profitti con finanziamenti e agevolazioni.
Dal 1935 Mussolini attuò la politica dell’autarchia , per rendere il Paese il più possibile autosufficiente in tutti i settori produttivi, senza però prevedere il notevole aumento dei costi che ciò comportò. Gli italiani furono costretti a comprare a prezzi alti prodotti di scarsa qualità, aggravando ancora di più la situazione di un Paese i cui salari erano tra i più bassi d'Europa e con un reddito medio che era circa la metà di quello francese e un quarto di quello statunitense.

L’architettura italiana durante il Fascismo

Lo stile architettonico che caratterizzò il ventennio fascista fu il razionalismo .Il suo scopo era quello di risolvere i problemi dell’edilizia di massa cercando di coniugare la creatività individuale con la riproducibilità seriale. Il razionalismo nasce in Germania ed è caratterizzato da uno stretto rapporto tra forma e funzione, dall'utilizzo di elementi prefabbricati di dimensioni standard, dall'eliminazione di ogni elemento superfluo come le decorazioni, da un ampio uso di linee e di angoli retti. La produzione architettonica durante gli anni del Fascismo venne favorita dall'elevato numero di opere pubbliche che il regime realizzò per testimoniare , agli occhi dei cittadini e del mondo ,il suo concreto attivismo . Questa nuova scuola voleva eliminare ogni legame col passato, recuperando però alcuni elementi classici per riproporli in un’ottica nazionalista; una sorta di rilettura in chiave moderna dei grandi edifici di epoca romana.

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