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Evoluzione storico-politica dell'Inghilterra

L’Inghilterra fu sempre un modello per il resto d’Europa. Nella prima metà dell’Ottocento rimasero al potere i Tories perché molti Whigs avevano simpatizzato per la rivoluzione francese che in seguito aveva portato a molti pericoli per la sicurezza inglese. Inoltre la definitiva caduta napoleonica era stata sancita da vari esponenti dello schieramento dei Tories e per questo motivo negli anni successivi la popolazione aveva favorito la loro ascesa al potere. I Tories nutrivano consensi nella Chiesa anglicana e tra i grandi proprietari terrieri, mentre i Whigs avevano il sostegno dei borghesi. Il problema dell’Inghilterra del tempo era rappresentato dal fatto che le circoscrizioni elettorali erano molto arretrate perché non erano affatto omogenee. Le circoscrizioni elettorali inglesi erano state decise a fine Seicento, periodo in cui votavano solo i più ricchi e la popolazione era più scarsa e distribuita in maniera diversa. Quelle circoscrizioni dunque nell’Ottocento avvantaggiavano al massimo i proprietari terrieri. Vi era l’assurdo che in certe zone rurali abitate da una decina di persone venissero determinati due o tre seggi, mentre c’erano città sorte durante la rivoluzione industriale e abitate da centinaia di migliaia di persone che non avevano diritto a nessun seggio. Si usava il termine “borghi putridi” per indicare quelle circoscrizioni elettorali di pochissimi abitanti che avevano il diritto di scegliere due o più seggi nella Camera dei Comuni. Durante il loro periodo di governo, i Tories avevano preso solamente provvedimenti a vantaggio dei proprietari terrieri. Per esempio nel 1815 erano state fatte le corn laws, cioè dei dazi doganali che rendevano sconveniente l’acquisto di grano dall’estero, favorendo così quello inglese. Questo atto favorì i proprietari terrieri, ma colpì i ceti medio-bassi della popolazione perché il grano inglese era molto costoso. In quel periodo vennero limitate anche le associazioni dei lavoratori.

Nel 1830 però i Tories persero le elezioni. Il primo ministro dei conservatori era il duca di Wellington che fece una mossa azzardata perché nel 1828 e nel 1829 promulgò due leggi che colpirono pesantemente le sette protestanti minori (quaccheri, anabattisti,…) e i cattolici. La seconda legge creò molto scompiglio soprattutto in Irlanda che decise di opporsi al dominio inglese. Nelle elezioni del 1830 l’elettorato inglese non aveva condiviso le scelte compiute da Wellington e decise quindi di votare i partiti Whig che quindi presero il potere. I Whigs erano guidati da Lord Thomas Gray e iniziarono a compiere una serie di riforme importanti. Nel 1832 venne redatto il Reform Bill, una nuova legge elettorale che prevedeva che venissero ridisegnate le circoscrizioni elettorali tenendo conto della nuova distribuzione della popolazione. Con il Reform Bill venne anche abbassato il livello di censo minimo per poter votare. Con questo atto i votanti inglesi raddoppiarono, passando dal 2% al 4% della popolazione. Nel 1833 venne fatta una legge che pose le prime tutele sullo sfruttamento del lavoro minorile. Questa legge venne completata nel 1844 con ulteriori provvedimenti contro lo sfruttamento dei bambini e delle donne. Nel 1834 il governo Whig permise la nascita delle Trade Unions, che rappresentavano delle libere associazioni di lavoratori che si riunivano per tutelare i propri interessi.
In quel periodo morì il sovrano Guglielmo IV e divenne regina la diciottenne Vittoria Hannover. Il suo regno durò dal 1837 al 1901 e diede vita alla florida “età vittoriana”, caratterizzata da un impetuoso sviluppo economico e da un’ulteriore espansione coloniale.

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