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Europa - Grandi potenze del XIX secolo

La Francia del Secondo Impero
Nell’Europa della seconda metà dell’800 il Secondo Impero francese rappresentava il modello politico anomalo per la compresenza di autoritarismo e paternalismo sociale. Il regime bonapartista favorì un notevole sviluppo economico e cercò di modificare l’assetto europeo uscito dal Congresso di Vienna, impegnatosi in una politica estera ambiziosa e aggressiva. Una prima manifestazione di questa strategia si ebbe con la Guerra di Crimea (1854-55), quando Francia e Inghilterra reagirono alle mire russe sui territori dell’Impero ottomano. Un’altra fu l’appoggio dato ai movimenti nazionali, soprattutto attraverso l’Alleanza con il Piemonte e la guerra all’Austria: le conseguenze di questo conflitto, però, delusero le aspettative di Napoleone III.

La Guerra franco-prussiano e l’unificazione tedesca

La Prussia poteva accingersi a realizzare l’ultima fase del suo ambizioso programma:l’unificazione di tutti gli Stati delle Confederazione germanica. L’ultimo ostacolo sulla via dell’unità era rappresentato dalla Francia di Napoleone III, deciso a non consentire ulteriori ingrandimenti alla Prussia. Nel 1868 il trono di Spagna era rimasto vacante e la corona era stata offerta a un parente del re di Prussia. La prospettiva di un principe tedesco sul trono di Spagna spaventava ovviamente la Francia, che si sentiva minacciata di accerchiamento. L’opinione pubblica francese insorse compatta e la reazione del governo fu fermissima. Bismarck seppe sfruttare abilmente queste tendenze bellicose, anzi le esasperò rilasciando, all’indomani di un incontro fra Guglielmo I e l’ambasciatore francese, un comunicato stampa formulato in modo volutamente provocatorio. Quel comunicato provocò in Francia un’ondata di furore nazionalistico. Il Governo e lo stesso imperatore si lasciarono trascinare dalla spinta dell’opinione pubblica e il 19 luglio 1870 dichiarò guerra alla Prussia. La Francia affrontò il conflitto in un clima di grande entusiasmo, ma con scarsa preparazione militare. L’esercito era nettamente inferiore a quello prussiano sia per il numero degli effettivi sia per l’organizzazione. Il 1 settembre, metà dell’esercito francese era costretto ad attestarsi nella fortezza di Metz, l’altra metà venne accerchiata a Sedan. Lo stesso imperatore cadde prigioniero dei tedeschi. Pochi giorni dopo, Parigi minacciata dai prussiani, si formava un governo provvisorio composto in buona parte da repubblicani. Invano il ministro della guerra, tentò di rianimare la resistenza organizzando la leva in massa nelle provincie e mobilitando il popolo contro gli invasori. Dopo una serie di sconfitte il governo fu costretto a chiedere l’armistizio, che fu firmato il 28 gennaio 1871. Il 9 dicembre 1870 fu proclamato l’Impero tedesco e il 18 gennaio 1871 nella reggia di Versailles, Guglielmo I fu incoronato imperatore tedesco. Con il trattato di Francoforte (10 maggio 1871) nasceva il nuovo Reich tedesco. La sconfitta comportò per la Francia la caduta di Napoleone III, la proclamazione della repubblica e la cessione dell’Alsazia –Lorena. Più in generale rappresentò un’umiliazione nazionale che avrebbe condizionato per quasi mezzo secolo la politica francese e l’intero equilibrio europeo.

La comune di Parigi
Nella primavera del 1871 la Francia dovette affrontare una drammatica crisi interna, in parte causata dalla sconfitta, in parte legata alle tensioni politiche e sociali che gli avvenimenti del 48 avevano portato alla luce e che 20anni di regime bonapartista non erano riuscita a soffocare. Dopo Sedan era stato il popolo di Parigi a insorgere, a costituire una Guardia Nazionale e a decretare la fine del regime napoleonico. Parigi, aveva vissuto la caduta dell’Impero come una nuova occasione rivoluzionaria e come l’inizio di una riscossa nazionale. Molto diverso era l’orientamento delle campagne e dei centri minori, dove prevalevano le tendenze conservatrici e il desiderio di una pace. La frattura si delineò dopo le elezioni della nuova Assemblea Nazionale (febbraio 1871). Grazie al voto delle campagne, l’Assemblea tenne le sue prime riunioni a Bordeaux, risultò composta per la maggioranza da moderati e conservatori. A presiedere il governo ci fu Adolphe Thiers,tipico rappresentante della Francia moderata. Appena entrato in carica il nuovo governo si affermò ad aprire trattative di pace. Ma quando furono note le durissime condizioni imposte il popolo di Parigi protestò in massa e decise di difendere la città. A metà marzo il governo ordinò la consegna delle armi raccolte per la difesa della capitale, il comando della guardia nazionale rifiutò di obbedire e indisse le elezioni per il consiglio della comune.

In queste elezioni tenute il 28 marzo, l’elettorato conservatore si astenne in gran parte delle urne anche perché gli abitanti dei quartieri ricchi avevano abbandonato in massa la capitale, e il potere restò nelle mani dei gruppi di estrema sinistra, democratico/giacobini, socialisti e anarchici. I dirigenti della comune, se pur in contrasto, diedero vita a un radicale esperimento di democrazia diretta. Fu abolita la distinzione tra potere esecutivo e legislativo, tutti i funzionari furono resi elettivi e continuamente revocabili, l’esercito venne sostituito da milizie popolari armate. Queste misure provocarono l’allarme dei conservatori e dei moderati e suscitarono entusiasmo nei rivoluzionari.

La svolta del 1870 e l’equilibrio bismarckiano
All’inizio degli anni 70, all’indomani delle guerre franco-prussiane, una nuova concezione dei rapporti internazionali si andò diffondendo in tutta Europa. Il modo stesso in cui era stata preparata e realizzata l’unità tedesca aveva fatto tramontare agli occhi di molti uomini politici e di molti intellettuali, alcuni fra i principi fondamentali della cultura liberal-democratica ottocentesca, come il diritto di nazionalità e la libertà dei popoli. Si affermava sempre più l’ideologia della forza del fatto compiuto della pura politica di potenza fondata sullo sviluppo degli eserciti permanenti e degli argomenti di terra e di mare. A questo nuovo clima contribuì il mutamento della congiuntura economica che indusse quasi tutti gli stati europei a ripudiare la politica del libero scambio e ad accentuare le misure protezionistiche. Dopo la vittoria sulla Francia Bismarck divenne il custode più geloso dell’equilibrio europeo e costruì un sistema di alleanze che aveva come scopo principale quello di impedire che la Francia potesse uscire dal suo isolamento diplomatico. A questo fine si alleò con l’Austria-Ungheria, Russia e Italia, contando sul fatto che l’Inghilterra non si sarebbe mai avvicinata alla Francia, sia per la riluttanza a impegnarsi sul continente europeo, sia la rivalità che opponeva le due potenze dell’Africa del nord. Ma in un congresso delle potenze europee (Berlino 1878) Bismarck si impose come mediatore e indusse la Russia a rinunciare a una parte dei vantaggi ottenuti nei Balcani. Il congresso di Berlino sancì comunque la piena indipendenza degli stati balcanici nati dalla crisi dell’IMPERO ottomano: la Serbia che era stata la prima a rendersi autonoma, la Romania e la Bulgaria. Successivamente Bismarck riuscì a ricucire il patto dei tre imperatori che fu eprò abbandonato nel 1886, in seguito a nuovi contrasti tra Austri e Russia. Bismarck confermò allora l’alleanza con l’Impero asburgico e nel 1887 firmò con la Russia un specie di patto di non aggressione, il Trattato di Contro assicurazione. NEL 1882 il complesso edificio diplomatico era stato completato dalla stipulazione della triplice alleanza con Austria e Italia.

La Germania imperiale

Il potere del cancelliere si fondava su un solido blocco sociale imperniato sull’alleanza fra il mondo industriale e bancario e l’aristocrazia terriera e militare. Nel 1871 fu fondato il Partito del centro, di dichiarata ispirazione cattolica che esprimeva l’esigenza autonomistiche degli Stati del Sud. Per questo motivo, tra il ’72 e il ’73, Bismarck emanò una serie di misure contro i cattolici (Kulturkampf), volte non solo ad affermare il carattere laico dello Stato, ma anche a porre sotto sorveglianza l’attività del clero. Questa battaglia ebbe l’effetto di stimolare l’orgoglio dei cattolici tedeschi che, raddoppiarono in pochi anni la loro presenza in Parlamento. Le misure anticattoliche furono allora attenuate anche per fronteggiare la nuova minaccia che veniva dalla sinistra. Nel 1875 era nato il Partito socialdemocratico tedesco, verso il quale si orientò la classe operaia. Nei confronti dei social democratici, Bismarck scatenò inizialmente una dura repressione, portando una serie di provvedimenti eccezionali che costrinsero la socialdemocrazia a una condizione di semiclandestinità. Successivamente fece emanare alcune importanti leggi di tutela delle classi lavoratrici.

La Francia repubblicana
Dopo i traumi della sconfitta e della guerra civile la Francia ebbe la ripresa, grazie soprattutto al patriottismo dei contadini e della piccola borghesia e consentirono di utilizzare il risparmio nazionale come base per l’espansione imperiale. La nuova Costituzione repubblicana approvata nel 1875 prevedeva che il potere legislativo fosse esercitato da una Camera, eletta a suffragio universale maschile, e da un Senato solo in parte elettivo. Il presidente della Repubblica veniva eletto dalle Camere riunite e godeva in teoria . In Francia si instaurata un regime prettamente parlamentare. A dominare la scena nei primi anni della Repubblica furono i cosiddetti opportunisti (repubblicani dell’ala moderata). La forza degli opportunisti stava essenzialmente in un forte legame,fatto anche dai rapporti clientelari di cui seppero interpretare sia la generica aspirazione al progresso sia le tendenze conservatrici in materia di rapporti sociali. Su quest’ultimo aspetto si concertavano le critiche dei radicali o repubblicani più avanzati. Con i governi repubblicani - moderati la Francia poté consolidare le sue istituzioni democratiche. Nel 188° fu concessa un’amnistia che permise al movimento operaio francese di ricostruire le sue file. Nel 1884 furono varate leggi sulla libertà di associazioni sindacali e sulle autonomie locali, introdotto il divorzio, e il Senato divenne completamente elettivo. I gruppi conservatori e clericali erano sempre più forti, a questo male si aggiungeva la corruzione , diffusa nelle sfere del potere. Una corruzione tra il mondo politico e gli ambienti della speculazione finanziaria. Una successione di scandali politico-finanziari mise a dura prova la solidità delle istituzioni e seminò disagio e sfiducia in larghi settori dell’opinione pubblica. Un segno importante di questo disagio avvenne negli anni ’80 quando il generale Georges Boulanger si mise a capo di un vasto movimento che invocava una riforma delle istituzioni in senso autoritario e antiparlamentare.

L’Inghilterra liberale
La Gran Bretagna attraversò una lunga stagione di stabilità politica e di tranquillità sociale oltre che di notevole prosperità economica . Intorno alla metà del secolo il Regno Unito era sotto quasi tutti gli aspetti, la più progredita fra le grandi potenze europee. Produceva carbone per tutto il mondo, rete ferroviaria più sviluppata e una numerosa flotta mercantile. Era il centro commerciale e finanziario capo dei traffici di tutto il continente. Possedeva un impero coloniale vasto e in via di espansione. Il tasso di analfabetismo era il più basso al mondo. Infine aveva le istituzioni politiche più libere d’Europa. Il ventennio 1848-66 segnò un ulteriore consolidamento del sistema parlamentare: cioè quel sistema che subordinava la vita di un Governo alla fiducia del parlamento. Alla corona invece era affidata un ruolo essenzialmente simbolico di personificazione dell’identità nazionale, ruolo che si manifestò pienamente nel regno della regina Vittoria. In Gran Bretagna molti poteri spettavano alla Camera alta, ossia alla Camera dei Lords, alla quale si accedeva per diritto ereditario o per nomina regia. La stessa camera elettiva (Camera dei Comuni) era espressione di uno strato più ristretto alla popolazione. Nel 1865 il leader dei liberali William Gladstone, presentò un progetto di legge che prevedeva una limitata estensione del diritto di voto. La protesta provocò nel 1886 alla caduta del governo liberale e ritorno al potere dei conservatori. Ma furono proprio i conservatori con il leader, Benjamin Disraeli, ad assumere l’iniziativa di una riforma elettorale più avanzata della precedente. La nuova legge aumentava il corpo elettorale, ammettendo al voto i lavoratori urbani a reddito più elevato. Disraeli dimostrava di riconoscere il peso che i lavoratori dell’industria avevano assunto nella società inglese e cercava di allargare in quella direzione la base di consenso del suo partito. Fra il 66 e 86 si alternarono al potere Disraeli e Gladstone che realizzò nuove riforme e tentò senza fortuna di concedere autonomia all’Irlanda.

La Russia di Alessandro II
Il primato dell’arretratezza spettava all’Impero russo. All’inizio degli anni ’50 più del 90% della popolazione era occupato nell’agricoltura e oltre 20 milioni di contadini erano soggetti alla servitù della gleba: erano cioè legati alla terra che coltivavano e subordinati personalmente ai proprietari. Un’aristocrazia terriera, propensa a consumare le proprie rendite in spese di prestigio più che a investirle in impieghi produttivi, dominava ancora incontrastata. L’800 fu il secolo d’oro della letteratura russa (Tolstoj). Nel 1855 salì al trono Alessandro II. Iniziò concedendo un’amnistia ai detenuti politici e varando una serie di riforme che avevano lo scopo di introdurre elementi di modernizzazione nella burocrazia, nella scuola. Ma la riforma più importante fu l’abolizione della servitù della gleba. Grazie a una serie di decreti imperiali emanati nel ’61, i servi acquistarono la libertà personale e parità giuridica, ebbero la possibilità di riscattare le terre che coltivavano e di trasformarsi così in piccoli proprietari. Presto tuttavia si tornò a un indirizzo autocratico, con il conseguente accrescimento del distacco tra potere statale e borghesia colta.

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