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Europa della Grandi Potenze (1850-1890) scaricato 48 volte

L'Europa delle grandi Potenze(1850-1890)

1. La lotta per l’egemonia continentale.
La scena europea continua ad essere dominata dalle potenze economiche e militari: Francia, Gran Bretagna, Austria, Prussia e Russia. Nel 1850-70 ci furono quattro guerre e fu caratterizzato da conflitti e instabilità causate dalla volontà di Napoleone III di riaffermare il suo ruolo di potenza. L’indebolimento austriaco facilitò l’ascesa della Prussia che voleva riunire le zone tedesche minacciando la Francia che fondava la sua egemonia sulla debolezza della Germania. L’unità tedesca si scontrò con la Francia e la Germania divenne:
- La maggiore potenza continentale
- Il garante di un nuovo equilibrio
- Il fulcro di un sistema di alleanze mirate a isolare la Francia
La Gran Bretagna consolidò e rese più aperte le sue istituzioni liberali. La Francia divenne una Repubblica (dopo la sconfitta con la Prussia). Nell’impero di Napoleone, l’Austria degli Asburgo e la Germania di Bismarck gli organismi elettivi assunsero maggior peso, furono estesi gli elettori e ci fu più sensibilità per i problemi sociali.

2. La Francia del Secondo Impero e la guerra in Crimea.
Il Secondo impero di Napoleone III non era né un sistema liberal-parlamentare né un regime monarchico tradizionale. Esso riprendeva le istituzioni napoleoniche ma introdusse un modello politico nuovo detto bonapartismo dove il sovrano era eletto mediante plebisciti. Napoleone otteneva il consenso popolare (borghesia urbana, del mondo degli affari, della finanza e dell’industria) attraverso le elezioni della Camera a suffragio universale e il sostegno delle campagne. La borghesia era attiva e influente: si svilupparono le banche grazie alla nascita degli istituti di credito mobiliare e le iniziative finanziarie trovarono uno sbocco nella crescita dell’industria. Le costruzioni ferroviarie e le grandi opere pubbliche svilupparono l’edilizia, il settore siderurgico e meccanico. Si sviluppò anche la tendenza ad affidare maggior potere ai tecnici (aspetto tecnocratico) per la realizzazione del bene comune (modernizzare per creare uno stato migliore). Napoleone aveva propositi pacifisti (“L’impero è pace”) che si scontrarono con la tradizione bonapartista: Napoleone III non poteva prescindere dalle tradizioni belliche del primo Impero che contrastavano col congresso di Vienna e intraprese una politica estera ambiziosa e aggressiva. Nel 1853 riprese la questione d’Oriente: La Russia, che voleva espandersi verso il Mar nero e i Balcani, dichiarò guerra all’impero ottomano, approfittando della sua incapacità di controllo. Gli iniziali successi della Russia fecero reagire l’Inghilterra che temeva la caduta dell’Impero ottomano ed era antirussa e la Francia che voleva affermarsi nel Mediterraneo, mentre l’Austria rimase neutrale. Nel ’54 una flotta anglo-francese (poi si aggiunse una spedizione piemontese) penetrò nel Mar Nero sbarcando a Crimea (guerra combattuta con scarsa risolutezza da entrambe le parti) ponendo l’assedio a Sebastopoli (circa 1 anno e grazie al telegrafo l’opinione pubblica fu informata quotidianamente) che cadde nel ’55. L’anno successivo fu dichiarata la neutralizzazione del Mar Nero e all’Impero ottomano fu garantita la sua integrità e sovranità sui principati autonomi. La Francia non ottenne risultati concreti ma fu la protagonista nel congresso della pace e si battè contro l’ostilità austriaca per l’autonomia dei principati danubiani. Fu importante l’alleanza col Piemonte che successivamente vinse contro l’Austria ma la Francia (che voleva prendere il posto dell’Austria in Italia) ne uscì indebolita. Lo scontro con l’Austria e l’alleanza con l’Italia fecero entrare in contrasto l’Imperatore e i gruppi cattolico-conservatori (che prima lo avevano appoggiato) da ciò si svilupparono le strutture politiche liberali dell’Impero ma, questo esperimento, fu bloccato nel ’70 dallo scoppio della guerra franco-prussiana e dal crollo del regime napoleonico.

3. Il declino dell’Impero asburgico e l’ascesa della Prussia.
Nel ’50 l’Impero asburgico tentò di riorganizzarsi sulla base del vecchio sistema assolutistico:
- nel ’51 fu revocata la costituzione concessa nel ’49 (mai realmente applicata).

- il centralismo amministrativo venne rafforzato e la burocrazia germanizzata (tedesco: unica lingua ufficiale).
- il centralismo burocratico mostrava il problema della coesistenza nell’Impero di diverse nazionalità (con proprie lingue, tradizioni..).
- l’abolizione della servitù della gleba aveva danneggiato l’aristocrazia (divisa tra i diversi gruppi nazionali) e favorito i contadini che poterono riscattare le terre pagando indennizzi molto bassi. Francesco Giuseppe si alleò con la Chiesa (concordato del 1855).
- La monarchia puntò sull’appoggio della chiesa e dei contadini e fece pagare alla borghesia alti costi per l’amministrazione e la milizia.
La Prussia si ripropose come guida della Germania affidandosi al suo sviluppo industriale e alla sua economia con gli Stati tedeschi nello Zollverein (Lega doganale) da cui era esclusa l’Austria.
- Nella parte occidentale si sviluppò l’industria e la borghesia urbana (est: economia prevalentemente agricola basata sulla grande proprietà terriera).
- Gli Junker (nobili latifondisti) detenevano il potere (nonostante l’abolizione degli ordinamenti feudali) ed erano conservatori politicamente e nelle abitudini ed avevano peso nella vita dello Stato e ricoprivano la quasi totalità degli ufficiali di carriera e i più alti gradi dell’amministrazione statale. Il sistema elettorale gli assicurava una rappresentanza sproporzionata al loro numero; il parlamento aveva scarsi poteri e non esercitava un reale controllo sull’attività del governo.
L’autoritarismo politico e il conservatorismo sociale furono essenziali per rendere la Prussia un modello per i paesi “secondi arrivati” sulla via dell’industrializzazione. Il successo militare ed economico della Germania fu facilitato da:
- efficiente sistema di comunicazione interna che facilitava gli scambi commerciali
- rete ferroviaria sviluppata
- diffusione dell’istruzione elementare
- tradizione nazionale tedesca (derivante dalle guerre vs Napoleone e dalla cultura romantica e idealistica)
 gli Junker e la borghesia trovarono un terreno di convergenza con la politica di potenza dello Stato prussiano e con la sua forza militare.
Guglielmo I cercò di far approvare al Parlamento (che si oppose) una riforma delle forze armate (anni ’60) che prevedeva:
- un aumento dei militari
- prolungamento della ferma
- potenziamento dei quadri permanenti a scapito della milizia territoriale (esercito reclutato su base locale)
Guglielmo I nominò cancelliere il conte di Bismark (ala più reazionaria degli Junker, fautore di una stretta alleanza con l’Austria ma poi volle l’unificazione della Germania con o senza di essa) che riformò l’esercito trascurando il consenso del Parlamento (voleva risolvere il problema dell’unità nazionale con sangue e ferro, non con discorsi e deliberazioni della maggioranza). Il primo ostacolo per l’unificazione era l’Austria che era uno stato plurinazionale e tedesco, membro della Confederazione germanica dove aveva un ruolo di primo piano. Nel ’64-65 Prussia e Austria si accordarono per strappare alla Danimarca i ducati di Schleswig, Holstein e Lauenburg ma entrarono in conflitto per l’amministrazione dei territori conquistati. L’occupazione militare dello Holstein da parte di Bismarck (si alleò col regno d’Italia e si assicurò della neutralità della Russia e della Francia) fece scoppiare la guerra nel ’66. L’Italia impegnò forze imperiali e l’esercito prussiano penetrò in Boemia e sconfisse l’Austria a Sadowa grazie alla:
- perfetta organizzazione dell’esercito (capeggiato da von Moltke)
- miglior qualità degli armamenti (fucili a retrocarica = superiore rapidità di tiro)
- tempestività degli spostamenti (grazie all’uso delle ferrovie)
la guerra del ’66 fu una delle numerose guerre di movimento che crearono la temuta macchina militare tedesca. Con la pace di Praga:
Austria Prussia
- cedette il Veneto all’Italia
- accettò lo scioglimento della vecchia Confederazione germanica (fine della sua influenza sull’Europa).
- Confederazione della Germania del Nord: tedeschi a nord del fiume Meno, presieduti da Guglielmo I.
- Indipendenti: a sud del Meno e la Baviera.
L’Austria spostò il centro dei suoi interessi verso l’area danubiano-balcanica cercando nuove soluzioni per le nazionalità interne. Nel 1867 l’impero fu diviso in due Stati: austriaco e ungherese uniti dallo stesso sovrano ma con Parlamento e governo autonomi, con questo compromesso gli Asburgo si accordavano con gli ungheresi (gruppo compatto) ma andavano contro gli slavi (pericolo per l’unità). Nacque un partito nazional-liberale. Il parlamento ratificò le spese senza l’approvazione della Camera: la borghesia liberale rinunciò a guidare il processo di unificazione nazionale collocandosi in una posizione subalterna.

4. La guerra franco-prussiana e l’unificazione tedesca.
La Prussia di Bismarck e Guglielmo I, vincitrice della guerra, unificò tutti gli stati della Confederazione germanica (tranne l’Austria) in un grande Reich sotto gli Hohenzollern. A ciò si oppose la Francia che non voleva l’unità politica della Germania. Il conflitto scoppiò per una questione dinastica: nel ’68 il trono di Spagna era rimasto vacante in seguito ad un colpo di Stato militare ed il governo aveva offerto la corona a Leopoldo di Hohenzollern, la Francia si sentì minacciata di accerchiamento e insorse. Leopoldo rifiutò la proposta ma Bismarck provocò la Francia: comunicò alla stampa il telegramma di Ems (mandato a lui dal re) dove faceva capire che nell’incontro tra Guglielmo I e l’ambasciatore francese, quest’ultimo fosse stato congedato bruscamente (manipolato). Ciò provocò scalpore in Francia che il 19 luglio 1870 dichiarò guerra alla Prussia. La Francia era militarmente inferiore alla Prussia per numero e organizzazione. Il 1° settembre la Francia venne accerchiata a Sedan e si arrese (imperatore prigioniero) e nella capitale si formò un governo provvisorio di repubblicani. Gambetta (ministro della guerra) tentò di rianimale la resistenza invanamente organizzando una leva di massa nelle province e mobilitando il popolo contro gli invasori ma nel 1871 il governo lasciò Parigi e chiese l’armistizio. Il 18 gennaio Guglielmo I fu incoronato imperatore tedesco (no di Germania per non urtare i particolarismi degli Stati che avrebbero conservato ampie autonomie)(Kaiser) nella reggia di Versailles (luogo-simbolo della potenza dei re di Francia). Nel trattato di Francoforte Bismarck impose:

Francia Stati tedeschi
Pesante indennità di guerra
Mantenere le truppe tedesche nel proprio territorio fino al completo pagamento
Cessione Alsazia e Lorena (province di confine molto importanti economicamente e strategicamente.
Questa guerra fu diversa da tutte le altre che si erano concluse con paci di compromesso, avevano impegnato limitatamente i paesi coinvolti e non avevano obbligato ai paesi in guerra una ripresa rapida dei rapporti. Il trattato di Francoforte rappresentò per la Francia un’umiliazione nazionale sentita profondamente dalla popolazione (che condizionerò la loro politica)

5. La Comune di Parigi.
Nel ’71 mentre la Francia dovette anche affrontare una crisi interna causata dalla sconfitta e dalle tensioni sociali. Dopo la sconfitta di Sedan il popolo insorse e costituì una Guardia nazionale decretando la fine del regime napoleonico. Era presente, all’interno della Francia una spaccatura:
- Parigi: rivoluzionaria
- Francia rurale: conservatrice
La nuova Assemblea nazionale del 1871 fu composta da moderati o conservatori (scelti dalle campagne) presieduta da Thiers (ministro di Luigi Filippo e rappresentante della Francia moderata) che si affrettò a concludere la pace con i vincitori ma il popolo protestò per le dure condizioni e le due “fazioni” si scontrarono. A marzo il governo sospese il pagamento per i fitti e trasferì la sede del Parlamento da Bordeaux a Versailles; ciò provocò irritazione di Parigi che era rimasta priva di esercito e funzionari governativi (abbandonata a se stessa) e si riconobbe nella Guardia nazionale (elementi della sinistra più accesa). Il governo ordinò la consegna delle armi ma la Guardia nazionale rifiutò e indisse le elezioni per il Consiglio della Comune (=organo di autogoverno cittadino ed evocava l’immagine della prima Comune giacobina che aveva goduto di un’enorme autorità nella Francia) dove i conservatori si astennero e il potere restò nelle mani dell’estrema sinistra che diedero vita ad una democrazia diretta:
- Fu abolita la distinzione tra potere esecutivo e legislativo
- Tutti i funzionari furono resi elettivi e continuamente revocabili
- L’esercito fu sostituito da milizie popolari armate
Tutto ciò allarmò i conservatori e i moderati ed entusiasmarono i rivoluzionari: Marx e Bakunin videro la Comune come il primo esempio di gestione diretta del potere delle masse = modello per la futura società socialista. Il nuovo governo parigino prese alcuni provvedimenti socialisti ma non era strettamente socialista. La Comune era racchiusa in una città e isolata dal resto e non riuscendo a coinvolgere le masse (vari appelli) rurali e provinciali che ne erano a sfavore e non riuscì a durare più di due mesi: Thiers riconquistò la capitale difesa dalle milizie popolari, l’esercito fece esecuzioni sommarie (uccisioni senza processo) e la Comune sanguinose rappresaglie e ciò diffuse nell’opinione pubblica l’odio per i rivoluzionari.

6. La svolta del 1870 e l’equilibrio bismarckiano.
Dopo la vittoria con la Francia la Germania voleva: potere, appartenere a qualcosa di grande e aveva come fine primario la potenza e la cultura passò in secondo piano. Il modo in cui era avvenuta l’unità aveva fatto tramontare i principi fondamentali della cultura liberal-democratica: diritto di nazionalità e libertà dei popoli. Si affermò l’ideologia della forza e della politica di potenza (Machtpolitik) fondata sullo sviluppo degli eserciti permanenti. Molti Stati rifiutarono il libero scambio e aumentarono le misure protezionistiche dissolvendo l’atmosfera di ottimismo e fiducia nella cooperazione economica internazionale e nella libera concorrenza. Dopo il 1870 ci fu un periodo di pace e con i processi di unificazione nazionale italiano e tedesco la carta assunse un aspetto più definito e stabile, ma non annientarono le rivalità. I conflitti ci furono per il possesso delle colonie, guerre combattute lontano dalla madrepatria e quindi non vi furono conflitti in Europa. Dopo il conflitto franco-prussiano l’Impero tedesco era la maggior potenza economica e militare. Dopo la vittoria sulla Francia e la proclamazione del Reich gli obiettivi politici tedeschi mutarono e Bismark fu il custode dell’equilibrio europeo e si impegnò per non fare uscire la Francia (che voleva vendicarsi) dal suo isolamento diplomatico e allearsi con qualsiasi altra potenza, in questo fu aiutato dall’Inghilterra che si impegnava sul suolo Europeo solo per proprio interesse, e dall’alleanza stretta con Russia, Austria-Ungheria (potenze maggiori) e Italia. Il fulcro del sistema bismarkiano fu il patto dei tre imperatori (1873: Germania, Russia, Austria) essenzialmente difensivo e si fondava sulla solidarietà dinastica e la tutela degli equilibri conservatori, il punto debole era la rivalità tra Austria e Russia. Nel ’77 la Russia entrò in guerra con la Turchia (che aveva invaso la Bosnia, Erzegovina e Bulgaria con sanguinose repressioni agli oppositori) e la sconfisse imponendo una pace pesante (trattato di Santo Stefano) che voleva: la creazione di un grosso Stato bulgaro, l’indipendenza della Serbia e del Montenegro e l’autonomia della Bosnia ed Erzegovina. A questa pace, che sanciva l’egemonia russa sui Balcani, si opposero Austria e Inghilterra. Bismarck convocò un congresso a Berlino tra le grandi potenze che giunsero ad un accordo che dava vantaggi alla Russia: Serbia, Bulgaria (con confini più stretti) e Montenegro rimasero indipendenti; Bosnia ed Erzegovina vennero dichiarate autonome ma affidate all’Austria. E l’Inghilterra ottenne Cipro (controllo canale di Suez). Francia e Germania non ottennero vantaggi. In questo modo Bismarck:
- distoglieva le mire espansionistiche della Terza Repubblica
- creava le premesse per un contrasto tra Francia e Italia
- evitava un conflitto europeo
- cercava di rimettere insieme l’Austria e la Russia: i Balcani vennero divisi in zone di influenza.
Nel 1882 fu firmata la Triplice alleanza che univa Germania, Austria-Ungheria e Italia (inserendola nel sistema tedesco di alleanze). Anche questa alleanza aveva dei punti deboli: Austria VS Italia (lotta per il trentino e la Venezia Giulia) e qualunque riassestamento rischiava di far saltare l’alleanza tra Austria e Russia nei Balcani. Nel 1885 il Regno di Bulgaria mise in crisi il patto dei tre imperatori e Bismark cercò accordi bilaterali:
- mantenne l’alleanza con l’Austria
- stipulò il trattato di contro-assicurazione con la Russia (senza informare l’Austria): patto di non aggressione dove la Germania non doveva aiutare l’Austria VS la Russia, e la Russia la Francia VS la Germania.

7. La Germania imperiale
La Germania era composta da 25 Stati con propri parlamenti e governi i cui poteri erano limitati al capo amministrativo. Le scelte politiche competevano ad un governo centrale presieduto da un cancelliere responsabile davanti all’imperatore. Il potere legislativo spettava alla Camera (Reichstag) eletta a suffragio universale e da un Consiglio federale (Bundersrat) composto dai rappresentanti degli Stati e nominati dai governi locali che decidevano se ratificare le leggi della Camera. La Camera elettiva aveva poco potere, che era concentrato nelle mani dell’imperatore e del cancelliere. Il potere del cancelliere (come nella Prussia preunitaria) si fondava sul blocco sociale (rinsaldato dalla politica protezionistica di Bismarck a vantaggio dell’industria pesante e della cerealicoltura) dell’alleanza tra mondo industriale e bancario e sull’aristocrazia militare e terriera. Grazie all’alto livello medio di istruzione si svilupparono movimenti politici di massa: oltre al Partito conservatore (Junker) e al partito nazional-liberale (borghesia industriale e commerciale) si aggiunse anche il Centro (di ispirazione cattolica)(agricoltori, ceti medi urbani e Stati cattolici) e dall’accordo tra la corrente Marxista e quella di Lassalle nacque il Partito social-democratico tedesco (adesione operai). La lotta di Bismark contro i cattolici (Kulturkampf: battaglia per la società) si accentuò nel 1872-75 quando vennero emanate varie misure per affermare il carattere laico dello Stato (obbligo del matrimonio civile, abolizione del controllo religioso sull’insegnamento) e per sorvegliare l’attività del clero. Ciò stimolò l’orgoglio dei cattolici che guidati da Windthorst riuscirono a raddoppiare la loro presenza in Parlamento e Bismark dovette varare una nuova legislazione molto più moderata minacciato dall’ascesa della socialdemocrazia. Il governo, prendendo spunto da attentati falliti contro l’imperatore, varò alcuni provvedimenti eccezionali contro il movimento socialdemocratico (leggi contro le tendenze sovvertitrici) che limitavano la libertà di stampa e di riunione dichiarando illegali le associazioni che volevano cambiare l’ordinamento statale o sociale. Vennero varate anche leggi per tutelare le classi lavoratrici che istituivano assicurazioni obbligatorie per infortuni sul lavoro, malattie e vecchiaia e che gravavano su imprenditori, Stato e lavoratori. La legislazione sociale di Bismark era molto avanzata e si collegava a una corrente riformismo conservatore (tipica degli intellettuali) che miravano a integrare le masse lavoratrici nello Stato in posizione subalterna. Si ispirava al modello paternalistico della Francia bonapartista dove la concessione di riforme sociali si accompagnava all’allargamento delle libertà politiche e sindacali. Ma anche questo ebbe un insuccesso: alla fine degli anni ’80 nacque un forte movimento sindacale guidato da leader social-democratici e le leggi eccezionali non bloccarono la loro crescita elettorale. La loro affermazione mostrò il fallimento della politica bismarkiana e causò l’allontanamento del cancelliere dal governo.

8. La Terza Repubblica in Francia.
Nel ’72 l’Assemblea nazionale introdusse il sevizio militare obbligatorio e nel ’73 fu ultimato il pagamento dell’indennità di guerra ai tedeschi e la Francia recuperò parte del suo prestigio internazionale, disponeva di un forte esercito e si incamminava verso conquiste coloniali. Questa ripresa avvenne grazie al patriottismo dei contadini e della piccola borghesia che sopportarono una forte pressione fiscale, sull’efficienza dell’organizzazione bancaria che investì il risparmio nazionale per l’espansione imperialistica. Fu istaurata una costituzione repubblicana (grazie all’accordo tra orleanisti e repubblicani moderati): in cui la Camera (eletta a suffragio universale) con il potere legislativo e sa un Senato (composto da membri a vita ed elettivi) il tutto presieduto da un presidente della Repubblica (eletto dalle camere riunite) capo dell’esecutivo con poteri molto estesi. Nonostante la maggioranza dell’Assemblea nazionale fosse favorevole alla restaurazione della monarchia si creò la Terza Repubblica. Essa rappresentava un compromesso tra la soluzione presidenziale americana (preferita dai moderati) e quella parlamentare (sostenuta dai democratici). Nel ’75 i repubblicani riuscirono ad ottenere la maggioranza e il presidente Mahon cercò di opporsi sciogliendo la Camera, ma le nuove elezioni confermarono la maggioranza parlamentare e successivamente Mahon si dimise e da allora nessun altro presidente avrebbe sciolto la camera. Quindi i reggenti inizialmente furono i repubblicani moderati (opportunisti) guidati da Gambetta e Ferry. Essi erano legati saldamente all’elettorato medio (commercianti, impiegati, agricoltori…) che aspirava al progresso e al conservatorismo sociale. I repubblicani avanzati invece erano guidati Da Clemenceau. Sotto la guida dei moderati la Francia potè superare la guerra civile. Il Parlamento tornò a Parigi e fu approvata un’amnistia per i comunardi incarcerati che permise al movimento operaio di riformarsi. Il Senato fu reso completamente elettivo e furono approvate 3 leggi importanti: liberà di associazione sindacale, ampliazione delle autonomie locali (elettività dei sindaci) e l’introduzione del divorzio. Lo Stato divenne laico: l’istruzione elementare fu resa obbligatoria e gratuita di controllo statale, le università (del clero) non potevano rilasciare titoli legali di studio. Ma questa laicità venne contrastata dai gruppi conservatori e clericali che erano sempre molti. L’indebolimento dei poteri del presidente, la mancanza di schieramenti politici compatti e l’instaurarsi di una prassi parlamentare portò a un’altissima instabilità dei governi. Inoltre si diffuse la corruzione delle classi alte dovuta allo stretto legame tra mondo politico e ambienti della speculazione finanziaria e nelle possibilità di guadagno offerte dall’espansione coloniale. Alla fine degli anni ’80 un generale repubblicano Boulanger capeggiò un movimento che voleva una riforma delle istituzioni autoritaria e antiparlamentare che ebbe breve durata poiché, accusato di aver complottato contro la Repubblica, fuggì all’estero e si suicidò. Ciò mostrò che le tentazioni autoritarie erano sempre vive e toccavano vari settori politici.

9. L’Inghilterra vittoriana.
Dopo il’48 la Gran Bretagna visse un lungo periodo di tranquillità sociale e prosperità economica ed era la più progredita fra le potenze europee.
 Quasi la metà della popolazione lavorava nelle industrie
 Produceva 2/3 di carbone e la metà del ferro prodotti nel mondo
 Aveva la rete ferroviaria più sviluppata
 Aveva una flotta mercantile che era la metà di quella di tutti gli altri paesi europei messi insieme
 Era il centro commerciale e finanziario che capeggiava i traffici di tutti i paesi europei
 Aveva un impero coloniale vasto ma ancora in via di espansione
 Aveva un tasso di analfabetismo tra i più bassi del mondo
 Aveva le istituzioni pubbliche più libere d’Europa
dal ’48 al ’66 fu consolidato il sistema parlamentare con i liberali al governo: il Parlamento prendeva le decisioni e dava la fiducia al governo e la corona aveva un ruolo simbolico che personificava lì identità nazionale. Questo non era un sistema democratico: la Camera dei Lords (diritto ereditario o nomina regia) aveva molti poteri e la Camera elettiva era l’espressione di uno strato ristretto della popolazione (solo il 15% dei maschi adulti aveva diritto al voto). Per questo motivo gli intellettuali Mill e Brigh cercarono di ampliare il suffragi. Alla morte di Palmerston (ministro degli Esteri, capo del governo, leader corrente moderata del liberalismo) la guida dei liberali fu assunta da Gladstone che presentò il progetto in cui c’era una limitata estensione del diritto di voto; essa venne contrastata dall’ala moderata del partito e che causò la caduta del governo liberale e il ritorno dei conservatori. Essi sotto la guida di Disraeli vararono la Reform Act (1867) che estendeva il voto ai lavoratori urbani a reddito più elevato che inizialmente favorì i liberali. Disraeli capì l’importanza dei lavoratori per la società inglese e cercò il loro consenso. Nelle elezioni i conservatori furono sconfitti e ritornò Gladstone che varò molte riforme:
o venne ridimensionato il ruolo della Chiesa anglicana nella scuola
o fu affermato nell’amministrazione pubblica il principio di reclutamento tramite concorsi
o fu proibita la compravendita dei gradi
o venne abolito il voto palese (usata nelle zone rurali) a favore dell’aristocrazia terriera.
col ritorno di Disraeli continuarono le riforme:
o Consolidò i possedimenti indiani (proclamò Vittoria imperatrice dell’india)
o Approvò provvedimenti per l’assistenza ai lavoratori (saluta pubblica, case operaie)
criticato per alcuni insuccessi coloniali e per aver appoggiato la Turchia, Disraeli, fu sconfitto nelle elezioni e tornò Gladstone che corresse la politica estera britannica (intervento in Egitto) e allargò il corpo elettorale anche ai lavoratori agricoli.
Gli irlandesi si affidavano ad un’agricoltura povera e condotta con sistemi arretrati. Questa condizione si aggravò con la crisi generale del mondo agricolo europeo. Così peggiorarono le azioni terroristiche dell’ala estremista e repubblicana e premettero per il problema dell’autonomia irlandese nel Parlamento. Gladstone varò la Land Act che migliorava i contratti d’affitto (meno rischio di espulsione degli affittuari) e successivamente propose la Home Rule in cui proponeva l’autonomia dell’Irlanda, a ciò si opposero i conservatori e il suo partito. La secessione degli unionisti (contrari all’autonomia irlandese) provocò la caduta del governo Gladstone. Ciò consentì ai tories di combinare nazionalismo e riformismo sociale procurando alla politica imperialistica una consistente base di massa.

10. La Russia di Alessandro II
L’impero russo era il più arretrato economicamente e civilmente. La maggioranza della popolazione lavorava nell’agricoltura in cui era diffusa la servitù della gleba (i contadini erano comprati e venduti insieme alla terra che coltivavano e dovevano pagare un canone o un contributo in lavoro al padrone). L’organizzazione del lavoro agricolo era fondata sui mir (comunità di villaggio dove assemblee composte dai capifamiglia davano ai contadini fondi da coltivare e curavano i pagamenti delle imposte), dominava un’aristocrazia assenteista (come nell’ancien regime) e l’impero era privo di istituzioni rappresentative e governative e di un apparato burocratico-poliziesco responsabile davanti allo zar. Mentre sul piano intellettuale, l’800, fu il secolo d’oro della letteratura russa (Gogol, Turghenev, Tolstoj, Dostojevskij) che mostra una società diversa in ogni aspetto. I nobili usavano compiere lunghi viaggi e usavano il francese come lingua colta. Gli intellettuali discutevano di liberalismo, democrazia e socialismo nonostante la censura; essi possono dividersi in 2 correnti:
- Occidentalisti: usavano i paesi più avanzati come modelli politici e culturali per sollevare le sorti della Russia.
- Slavofili: erano contro il razionalismo e l’individualismo occidentale e si richiamavano alle tradizioni dei popoli slavi, religione ortodossa e antiche istituzioni comunitarie radicate nella società.
Nel 1855 salì al trono Alessandro II che concedette un’amnistia ai detenuti politici e varò varie riforme:
- per modernizzare la burocrazia, la scuola, il sistema giudiziario e l’esercito
- creazione degli zemstvo (consigli distrettuali elettivi) e ci fu un parziale decentramento amministrativo
- abolizione della servitù della gleba (i servi ottennero libertà personale, parità giuridica e poterono riscattare le terre che coltivavano)delusione: ai contadini fu assegnata una quantità di terra minore di quella coltivata e dovevano pagare una somma maggiore all’effettivo valore. Ciò provocò rivolte represse dall’esercito.
- i mir dovettero occuparsi anche del pagamento delle rate per il riscatto delle terre.
Nel 1863-4 i polacchi insorsero per chiedere maggiore autonomia che venne repressa sanguinosamente dall’esercito e ci fu una forzata “russificazione”, in Russia ci fu un inasprimento della censura e dei controlli e una frattura tra potere statale e borghesia colta. I giovani rifiutavano l’ordine costituito che rischiava di diventare individualismo anarchico e pessimista (nichilisti), gli intellettuali rivoluzionari vennero chiamati populisti (tentarono un’educazione culturale e di proselitismo politico tra le masse) e riuniva componenti diverse. L’utopia di un socialismo agrario (comune alle varie correnti) faceva leva sul proletariato delle campagne. L’incomprensione delle masse contadine e la durezza della repressione isolò i nichilisti e li spinse alla cospirazione: nel 1881 Alessandro II fu ucciso da un attentatore anarchico.

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