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Nell'età definita del "liberalismo classico" (1850-1875) in Europa si affermarono le costituzioni liberali che stabilivano le libertà inalienabili dell'uomo e la distribuzione dei poteri (potere legislativo al Parlamento, eletto a suffragio censitario; potere esecutivo al sovrano, o al Parlamento, come nel Regno di Sardegna; infine, potere giudiziario). Il limite però stava nel fatto che la fruizione della piena cittadinanza politica era stata riservata a una porzione ristretta della popolazione maschile adulta, cioè alla parte più ricca; in Italia ad esempio votava solo il 2% della popolazione. Ma tra gli anni Settanta dell'Ottocento e l'inizio del Novecento ci fu un radicale mutamento di scenario: si assiste all'allargamento del suffragio, fino ad arrivare al suffragio universale, e dunque al passaggio dal liberalismo stretto (classico) alla democrazia liberale. In Inghilterra nel 1918 venne introdotto il suffragio generale maschile; nel 1928 si passa al suffragio universale. In Francia già dal 1848 esisteva il suffragio generale maschile. In Germania la fondazione del Reich nel 1871 coincise con l'introduzione del suffragio generale maschile, per le elezioni che designavano i membri al Reichstag, la Camera dei Deputati federale. In Italia la riforma elettorale del 1882 elevò la percentuale della popolazione abilitata al voto politico da poco più del 2% a poco meno del 7% e 30 anni più tardi, nel 1912 con Giolitti, una nuova riforma estese il diritto di votoalla quasi totalità dei maschi adulti.

• Dal punto di vista economico, a partire dalla seconda metà degli anni '70 dell'Ottocento il principio del libero scambio su cui si basava il liberismo (dottrina economica che faceva il paio con la dottrina politica del liberalismo. Esso affermava che lo Stato deve arretrare di fronte alla libera iniziativa d'impresa, regolata dalla legge della domanda e dell'offerta) fu abbandonato in ogni paese per passare al protezionismo, politica di intervento dello Stato per proteggere le attività economiche dalla concorrenza estera, attuata per mezzo di una forte tassazione sulle importazioni. A motivare questa scelta fu una crisi del capitalismo occidentale, passata alla storia con il nome di Grande depressione, che si ebbe tra il 1873 e il 1896 e fu dovuta all'afflusso in Europa dei grani americani e russi a basso costo, grazie alla riduzione dei costi di trasporto e al miglioramento delle infrastrutture (navi a vapore e ferrovie), in seguito alla seconda rivoluzione industriale. La concorrenza mise in ginocchio molti produttori continentali, contribuendo all'avvio della grande emigrazione transoceanica verso l'America, che interessò 21 milioni di europei tra il 1870 e il 1900. L'industria fu colpita da una crisi di sovrapproduzione(poichè si produceva più della domanda) e ciò portò alla disoccupazione. (L'Italia avviò la politica protezionistica nel 1878 e la completònel 1887, con la tariffa del 1887 di Crispi.) La Grande Depressione venne superata nel 1896 e l'Europa entrò nella seconda rivoluzione industriale, contraddistinta proprio dal protezionismo agricolo e industriale. Gli Stati imposero dazi doganali elevati per difendere il mercato della concorrenza straniera e finanziarono settori strategici, aiutandoli con incentivi, sconti e commesse statali. Così si svilupparono settori come quello meccanico, quello siderurgico e in particolar modo quello bellico, poiché gli Stati volevano conquistare nuovi mercati. Nasce allora una seconda era di colonialismo, detto imperialismo. Il colonialismo è la tendenza ad acquisire solo il dominio economico su un territorio. Il termine imperialismo, invece, indica quella fase del colonialismo affermatosi tra 1870 e 1914, nella quale gli stati europei si espansero nei territori extraeuropei, imponendo non solo un dominio economico, ma anche politico. L'imperialismo fu soprattutto di matrice inglese e francese e si realizzò in Asia, Africa e Oceania, ma intorno alla fine dell'Ottocento anche Germania, Italia e Belgio si lanciarono nell'avventura imperiale. La politica dell'imperialismo attuata dagli Stati europei, ma anche dal Giappone e dagli USA, fece entrare in competizione tali nazioni. Questo fu una delle cause della Prima Guerra Mondiale.
• Dal punto di vista sociale, parliamo di "avvento della società di massa"; inizia cioè la partecipazione delle masse (delle classi lavoratrici) alla vita politica attraverso le organizzazioni sindacali e i partiti politici di massa, primo fra tutti quelli di ispirazione socialista. Sotto la spinta di queste organizzazioni lo Stato attua delle riforme. Queste organizzazioni però non ebbero vita facile: a causa di molti scioperi e manifestazioni lo Stato le chiuse. Tuttavia, intorno alla metà degli anni '80 dell'Ottocento, quasi tutti gli stati europei cominciarono a seguire l'orientamento che i governi della Gran Bretagna avevano adottato: quello di dare riconoscimento legale ai sindacati dei lavoratori e di abolire i divieti in materia di coalizione e associazione che erano stati in vigore fino ad allora. In Italia il primo partito socialista nacque nel 1892; esso fu sciolto da Crispi e fu rifondato nel 1895. Il mutamento in senso democratico favorì l'affermazione di partiti di ispirazione non liberale, non solo socialisti ma anche di orientamento cattolico, primo dei quali fu il Zentrum (Centro) tedesco. Si trattava di partiti di massa, ossia organizzazioni stabili composte da centinaia di migliaia di iscritti guidate da funzionari. Con il suffragio universale entrarono allora in campo le grandi macchine organizzative dei partiti, la capacità di propaganda dei militanti e la diffusione della stampa di tendenza. Le masse, attraverso le loro organizzazioni, premevano per avere riconoscimento pubblico, cominciando a rivendicare maggiore attenzione ai propri problemi e alla propria condizione da parte della dirigenza politica (in quanto lo Stato non interveniva ad esempio nel rapporto tra imprenditore e lavoratori o interveniva a favore dei proprietari). Così tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento il tabù dell'astensionismo statale venne infranto e si diede avvio a una produzione legislativa volta ad alleviare la condizione economica e sociale delle classi subalterne: per evitare la rivoluzione, lo Stato comincia a prendere provvedimenti di legislazione sociale, cioè vara riforme a favore dei lavoratori.Tra il 1870 e 1914 i principali Stati europei evitarono accuratamente di combattersi sul suolo continentale; ci fu un lungo periodo di pace, anche se non mancavano focolai di tensione. In Francia, ad esempio, il nazionalismo fu alimentato da una volontà di rivincita a seguito della cessione dell'Alsazia e della Lorena al Reich tedesco dopo la guerra franco prussiana del 1870-71. Il nazionalismo italiano invece si nutre dell'irredentismo, cioè della volontà di liberazione delle zone nord-orientali italiane sotto la dominazione austriaca, quali Trento e Trieste. Un altro focolaio si accese nei Balcani che si trovavano sotto la dominazione ottomana. L'impero ottomano si stava progressivamente indebolendo già dal momento in cui, alla fine del Seicento, gli Asburgo fermarono l'espansione ottomana verso i domini austriaci con l'aiuto del re polacco. Così, molti popoli come il Montenegro, la Serbia e la Romania si stavano rendendo indipendenti. Questa debolezza però stimolò gli appetiti di tre potenze: Austria, Russia e Inghilterra. Nacque così la questione d'Oriente, per questo il cancelliere Bismarck nel 1878 riunì il Congresso di Berlino per riportare l'equilibrio.
Altro fattore che mantenne l'equilibrio fu la formazione di alcune alleanze. Nel 1882 nacque la Triplice Alleanza, composta da Austria, Germania e Italia. Quest'ultima ne aveva preso parte poiché la Francia aveva conquistato la Tunisia, terra in cui erano emigrati numerosi italiani e che quindi l'Italia voleva colonizzare; così per ripicca si allea con Austria e Germania. Nel 1907 nasce la Triplice Intesa o intesa anglo-franco-russa, formata da Francia, Russia e Inghilterra. Con l'alleanza tra Francia e Russia si era venuta a creare quella coalizione che Bismarck non avrebbe mai voluto, in quanto ora la Germania, in caso di guerra, sarebbe stata attaccata da due fronti.Dal punto di vista culturale,il periodoche vadalla fine dell'Ottocento all'inizio della Prima guerra mondiale fu chiamato"Belle époque", ("epoca bella" in francese); fu infatti un periodo di pace, di sviluppo economico, di espansionismo; migliora la qualità di vita e si diffonde la cultura. Questi anni furono segnati inoltre da un profondo ottimismo e fiducia nel progresso, ideali tipici della corrente filosofica del positivismo.
In Germania, nel 1890 Bismarck fu congedato da Guglielmo II, imperatore tra il 1888 e il 1918; quest'ultimo infatti voleva una politica estera più aggressiva per poter competere con Inghilterra e Francia; inoltre aveva una visione imperialistica e critica nei confronti della politica dell'equilibrio perseguita dall'ex-cancelliere. Quando ilpartito socialista, l'SPD,guidato da Karl Kautsky, divenne il più grande della Germania, il successore di Bismarck, Leo von Caprivi, fece decadere le leggi antisocialiste promulgate dal suo predecessore. Kautsky era un socialista moderato e non un socialista rivoluzionario: non voleva una serie di rivoluzioni, bensì un percorso di riforme per realizzare gli obiettivi del socialismo).
La Francia, in cui era nata la Terza Repubblica, era animata dal revanscismo contro i tedeschi, i quali avevano ottenuto l'Alsazia e la Lorena.
In Inghilterra a reggere il paese furono, a corrente alternata, i whigs (liberali) di Gladstone, e i tories di Disraeli, entrambi di impronta democratica. Nel 1884 Gladstone cercò di risolvere la questione dell'Irlanda(che voleva l'autonomia) proponendo un programma di ampia autonomia per l'isola. Ma una parte dei liberali rifiutò di appoggiare questo progetto di Gladstone e uscì dal partito, alleandosi con i conservatori e determinando il cambio della guardia alla direzione del governo.

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