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Unificazione tedesca e situazione europea nell'800

Unificazione tedesca: al congresso di Vienna la Germania era stata divisa in 39 stati sovrani molto diversi tra di loro riuniti in una confederazione presieduta dall'Austria. Dopo i disordini del 1848 nel 1849 fu offerta da alcuni deputati di varie parti del paese al re di Prussia Guglielmo I la corona di imperatore tedesco che la rifiutò in quanto richiesta proveniente dal basso che avrebbe messo in discussione l'idea di monarchia per diritto divino. Ristabilito l'ordine concesse però una Costituzione che prevedeva due camere una di nomina regia e una scelta dai sudditi che privilegiava i ceti superiori (borghesia e aristocrazia): il primo ministro, il cancelliere, non doveva rispondere alle Camera ma solo davanti al re. Dopo una guerra contro la Danimarca nel 1863 Otto Von Bismarck, cancelliere aristocratico avversario del liberalismo, si rese conto che esistevano le condizioni perchè la Prussia assumesse il ruolo egemone nella confederazione a danno dell'impero asburgico: così nel 1866 dichiarò guerra all'Austria e riuscì a sconfiggerla a Sadova, in Boemia, dove l'enorme esercito prussiano, trasportato dalla ferrovie e armato di innovativi fucili a canna rigata ( a retrocarica), sbaragliò quello Austriaco. La Prussia si mise a capo di un vasto complesso politico tedesco comprendente gli stati a nord: poiché si trattava di un grande sconvolgimento degli equilibri fissati a Vienna, la Francia protestò chiedendo il cambio Belgio e Lussemburgo; in breve tempo si passò alla guerra nazionale Franco-tedesca che si risolse nel 1870 a Sedan dove l'imperatore Francese fu fatto prigioniero e il suo esercito sconfitto grazie alla superiorità dell'artiglieria (by Krupp). Di conseguenza nacque una repubblica a Parigi che fu assediata e conquistata dai prussiani nel 1871: nello stesso anno a Versailles nacque ufficialmente il primo Reich che fino al 1918 restò una monarchia semi assoluta (al contrario dell'Italia dove le idee unitarie si erano mescolate con lo spirito liberale) dove sovrano e cancelliere avevano potere illimitato.

Comune di Parigi: in Francia dopo la disfatta di Napoleone a Sedan il governo, presieduto da Adolphe Thiers, chiese l'armistizio, ma il popolo, che voleva resistere fino all'estremo, fece eleggere a suffragio universale a Parigi la Comune, un'assemblea con poteri deliberativi che emanò molti decreti di orientamento democratico finalizzati al miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori. Essa fu solo per pochi aspetti socialista: alleggerì il centralismo amministrativo francese. La comune era però isolata dal resto della Francia e Thiers, trasferitosi a Versailles, si mise d’accordo con i prussiani per riconquistare la capitale: una repressione durissima, causata dalla paura che dietro alla comune ci fosse l'internazionale, portò a circa 80000 morti. Mazzini criticò duramente l'esperimento della Comune, Marx, Bakunin e la prima internazionale che considerava priva di morale, a causa dell'ateismo e della soppressione di Dio, e un rischio per l'unità nazionale, a causa della mancata proprietà privata, considerata invece istituzione divina.

Seconda internazionale: dopo la fine della prima (1877) l'anarchismo non si riprese più mentre il Marxismo diede vita nel 1889 alla seconda internazionale che si distinse dalla prima per un'unità ideologica: divenne la federazione dei numerosi partiti d'impostazione Marxista (socialisti); essa proclamò il 1 maggio festa dei lavoratori; inoltre questi partiti decisero per la prima volta di partecipare ai parlamenti delle rispettive nazioni in modo di migliorare le condizioni lavorative: divennero una grande forza elettorale sostenuta da sempre più efficienti sindacati.

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